Per i turisti che ignorano le leggi USA………

new-york-1984-un-grande-fratello-senziente-os-L-pbe1HV[1]Nel suo ufficio legale al 250 di Park Avenue passa la maggioranza dei turisti italiani che infrangono la legge nella Grande Mela.

GermanaGiordano infatti è una penalista o meglio, forse l’unica penalista fra gli avvocati italiani che affiancano il Consolato nel soccorrere i connazionali in difficoltà. «I reati più comuni sono di quattro tipi – esordisce – urinare in pubblico, rubare nei negozi, bere in pubblico e fumare in luoghi dove è proibito». Da un punto di vista strettamente numerico coloro che «urinando in pubblico vengono arrestati sul fatto» sono i più numerosi: fra i 20 e 30 casi l’anno. Si tratta di uomini, giovani e adulti, che si comportano a New York come in una qualsiasi città italiana. Si appartano in un luogo e fanno i loro bisogni. «Ma un agente li vede, li avvicina, li ferma e li arresta» nella loro «più totale incredulità e spesso fra vivaci proteste».

Poiché a volte si tratta di un reato penale che a New York comporta fino a un massimo di 12 mesi di reclusione i responsabili vengono portati in tribunale e quando l’avvocato Giordano entra in azione si trova a gestire cause che portano nella maggior parte ad «assoluzioni e patteggiamenti» attraverso battaglie legali che restano negli archivi dell’immigrazione. «Anche se in caso di assoluzione la fedina penale è pulita, negli archivi dell’immigrazione resta traccia dell’arresto – spiega l’avvocato – e ciò significa che quando la persona interessata tornerà a fare richiesta di visto per gli Stati Uniti dovrà indicare nel modulo l’arresto, altrimenti affermerebbe una bugia andando incontro a ulteriori complicazioni» destinate a rendere difficile il ritorno negli Stati Uniti. 

Un altro reato tipico degli italiani in vacanza è bere in pubblico – spiega Giordano – vengono fermati per strada con bottiglie o lattine di birra che non nascondono nella tipica “brown bag” e ricevono i fogli rosa di comparizione». Sono almeno dieci ogni anno i connazionali in tali condizioni. «Infine ci sono gli arresti per fumo», più ridotti di numero, e qui Giordano si sofferma sul racconto di un «professionista italiano che viene spesso a New York e fumava seduto in un parco». Ignaro delle nuove ordinanze del sindaco Michael Bloomberg, è stato fermato e «ha tentato di risolvere subito l’incidente andando a versare di persona la multa». Ma il risultato è stato «un boomerang» perché «la sua confessione ha complicato di molto la gestione di un caso che rimane aperto».

La vicenda è esemplare di un altro aspetto degli arresti di italiani, ossia che gli interessati «tardano a chiamare un avvocato» e di conseguenza commettono l’errore di «andare da soli all’interrogatorio con la polizia» con il risultato spesso di contraddirsi e peggiorare la situazione. «Un altro degli errori più comuni è sottovalutare i foglietti gialli, bianchi o rosa che la polizia recapita, pensano che si tratti della notifica di una banale multa». In realtà sono avvisi di comparizione in tribunale e indicano l’inizio di un procedimento penale……

http://www.lastampa.it/2012/12/03/blogs/finestra-sull-america/l-avvocato-che-salva-gli-italiani-a-new-york-vM9qEUJHOSu2L5P3S9pKeO/pagina.html

La rivoluzione digitale

È in corso una rivoluzione. Una rivoluzione che ormai tocca scuole, fabbriche, biblioteche, mezzi di trasporto, città. Riguarda le vite personali di molti, ma anche mestieri antichi come quelli dell’artigiano o dell’agricoltore. Cambia il modo di lavorare e il rapporto con la pubblica amministrazione. Innova il volontariato. Trasforma la politica. Promette uno sviluppo economico più rispettoso dell’ambiente. 

Una rivoluzionezione digitale, un’innovazione rivoluzionaria come l’elettricità oltre un secolo fa o forse più. Una trasformazione fatta di computer connessi in rete che mutano il tessuto sociale ed economico anche in settori apparentemente lontani dall’informatica

Computer che, sempre più piccoli, non solo ci accompagnano in tasca, ma si distribuiscono sotto l’asfalto per controllare il traffico, nei cassonetti per misurare la produzione di rifiuti, nei campi per misurare l’umidità, negli abiti per seguire il nostro stato di salute. Una rivoluzione che qualcuno ha studiato prima degli altri, per adattarla alla propria cultura e alle proprie esigenze. Su tutti, gli Stati Uniti. Padri (anche se non gli unici) del computer, madri di Internet, da sempre amanti del nuovo, gli americani hanno abbracciato il digitale con un tempismo e uno slancio che non temono confronti. E i risultati si vedono

Ma il digitale è anche applicazione a settori tradizionali, come la manifattura, l’agricoltura, il turismo, l’artigianato – nonché a spazi fisici come le città. Infatti è negli Usa che nascono i «makers», ovvero, quelle persone che usano i computer per innovare il fai-da-te. 

 Come? Per esempio usando le nuove stampanti tridimensionali, ovvero, stampanti che permettono di produrre piccoli oggetti disegnati col computer. Producono pezzi di ricambio, giocattoli, oggetti d’arte. Sembra un innocuo passatempo, ma in realtà i «makers» sono i pionieri di quella che l’«Economist» ha definito la terza rivoluzione industriale, quella della «manifattura personale». Il loro passatempo odierno, quindi, è un’anticipazione di quel che sarà una parte dell’industria di domani. E sempre negli Stati Uniti, ma nel settore dell’artigianato classico, troviamo piattaforme come Etsy (www.etsy.com), che permettono a migliaia di artigiani di far conoscere e vendere i loro prodotti, facendo conoscere al mondo intero attività fino ad ora relegate a una singola città, se non a un singolo quartiere.

 Riguardo alle città, è New York ad aver capito per prima che era opportuno avere una specifica persona, una sorta di assessore digitale, che si occupasse di tutti gli aspetti digitali della città, dalla comunicazione via Twitter (importante anche durante il recente uragano Sandy) alle start-up. Ma la rivoluzione digitale è anche rivoluzione della conoscenza e anche qui gli Usa sono stati i pionieri. Tutti usano Wikipedia, la grande enciclopedia online fondata dall’americano Jimmy Wales, scritta e costantemente aggiornata dai suoi stessi utenti. Ma pochi sanno che è americano anche il progetto di creare una grande biblioteca pubblica online, la Digital Public Library of America, che vuole portare in Rete l’equivalente delle gloriose biblioteche pubbliche di New York e Boston. E sempre targate Usa sono le università e le aziende che stanno sperimentando nuovi modi di fare istruzione online, come Udacity, Coursera o EdX….

Nel loro complesso questi e altri progetti stanno creando i silos di conoscenza digitale che nutriranno la cultura, la politica e l’economia degli Stati Uniti nei prossimi decenni. Ma l’Italia come sta affrontando la rivoluzione digitale? …………..

http://www.lastampa.it/2012/11/12/tecnologia/dire-fare-imparare-come-cambia-la-vita-nell-era-digitale-rHk58h6DHgstwuZHhTLUzM/pagina.html

Costruire case con la stampante 3D?

http://video.repubblica.it/edizione/milano/costruire-case-con-una-stampante-3d/110436/108820?ref=HREV-3

Un affare: deposito cellulari davanti alle scuole

Lungo le strade di New York si trovano centinaia di furgoni che vendono hot dog, pizze, bagel e altri prodotti da fast food. Ma quelli parcheggiati di fronte alle scuole della metropoli offrono un servizio molto particolare: fungono da deposito per i cellulari degli studenti della Grande Mela che, a causa di un divieto imposto dal Dipartimento dell’Educazione, non possono portarli all’interno degli istituti. Pur di non rinunciare ai loro iPhone, prima e dopo la scuola, pagano un dollaro al giorno per darli in custodia a società che gestiscono decine di furgoni. Una volta che è squillata la campana, possono correre fuori, riprendersi il loro telefono, e tornare ad inviare messaggi agli amici……

http://www.corriere.it/esteri/12_ottobre_05/cellulari-deposito-ny_5cafbb80-0ede-11e2-8205-e823db4485d4.shtml

La notizia sul Daily News

Thousands of New York City kids who can’t take their cellphones to school  have another option, courtesy of a burgeoning industry.

Teens pay a dollar a day to leave their precious devices in trucks parked  nearby.

It can add up to as much as $180 a year, but even so, leaving a phone at one  of the trucks in the morning and then picking it up at the end of the day has  become as routine for city teenagers as getting dressed and riding the  subway.

“Sometimes it’s a hassle because not everyone can afford it,” said Kelice  Charles, a freshman at Gramercy Arts High School in Manhattan. “But then again,  it’s a living.”

Cell phones and other devices, such as iPods and iPads, are banned in all New  York City public schools, but the rule is widely ignored except in the 88  buildings that have metal detectors.

http://www.nydailynews.com/new-york/school-phone-bans-big-business-nyc-cell-storing-trucks-article-1.1174705