L’America guarda a Orwell

848448Vince Trump, e le vendite di 1984 di Orwell schizzano alle stelle. Il New York Times vi ha dedicato pensosi editoriali, ma le ragioni sono più semplici. Tra tutti i numerosi romanzi distopici, dedicati cioè a descrivere l’utopia negativa di un mondo di dominio, quello di Orwell è uno dei più efficaci ma anche uno dei più facili (e non il lavoro migliore del grande inglese) È una lettura classica per l’adolescente medio – anche per noi che scriviamo, benché ai tempi ci fossero Reagan e in Italia Craxi. Inoltre 1984 fin dalla sua pubblicazione, il 1949, pochi mesi prima della morte del suo autore, fu un best seller mondiale. Perché la realtà dipinta era quella del comunismo, tanto che i lettori d’oltre cortina, che potevano averlo clandestinamente e a loro rischio, rimasero meravigliati di come Orwell conoscesse così bene quel mondo, pur non avendolo mai vissuto.
LA FORTUNA
Negli anni 1984 è diventato un prodotto pop: non si contano le serie televisive e i film (Brazil di Gilliam su tutti) ispirati al romanzo, così come le citazioni nelle canzoni rock (da Bowie agli Eurythmics ai Van Halen) o nelle serie come i Simpson. E del resto il padre di tutti i reality, il Grande Fratello appunto, al romanzo di Orwell si ispira.
Gli oppositori anti Trump probabilmente condividono con il loro nemico le stesse coordinate, pop e televisive: non a caso il presidente si è scelto come avversario politico Madonna.
CONFORMISMO
Per il resto, non c’è nulla in comune tra il mondo descritto in 1984 e l’America che Trump sembra promettere. A cominciare dal fatto che il Grande Fratello controlla tutti i media, mentre Trump li ha tutti contro, persino la Fox. Il clima di conformismo e da «puzza di cavoli» dell’inizio del romanzo era senz’altro maggiore ai tempi di Obama e di Bush.
Quanto a Orwell, che fu anche a suo modo un pensatore politico, l’arruolamento nella sinistra mondiale, come ha scritto di recente P.G. Battista, è del tutto «incrongruo». E non solo perché a suo tempo Togliatti lo definì spia del servizi segreti inglesi, «scemo», «abietto» e «meschino».
Orwell fu tutta la vita un seguace del Partito laburista inglese. Ma dopo aver visto in azione gli agenti di Stalin durante la guerra di Spagna, divenne uno tra i più feroci (e celebri, con Silone e Koestler) anticomunista, fino a passare al governo laburista inglese liste di proscrizione. 
SAGGEZZA POPOLARE
Nei suoi ultimi anni, quelli della stesura di 1984, sposò, come scrive Christopher Hitchens nel suo bellissimo Why Orwell Matters un socialismo conservatore, patriottico, attratto dalla «saggezza popolare», ostile agli intellettuali, ai gay e all’aborto e invece favorevole persino alla vendita libera delle armi. Non a caso diversi conservatori, come ad esempio Norman Podhoretz, hanno arruolato l’ultimo Orwell. E l’intellettuale di punta del «sovranismo» francese, a cui di recente «Le Monde» ha dedicato paginate, Jean Claude Michéa, già nel 1995 pubblicò sull’autore di 1984 un libro intitolato Orwell conservateur tory.
BIOGRAFIA
Certo i romanzi hanno una storia indipendente dalla biografia del loro autore. Orwell poi non era un pensatore sistematico e men che meno un militante politico, per cui le sue parole possono essere recepite tanto a destra quanto a sinistra – la New Left degli anni sessanta legittimò anche l’ultima sua fase. E naturalmente non ha alcun senso chiedersi se egli, oggi, sarebbe più vicino a Trump o a Hillary Clinton.
Anche se noi un’idea l’abbiamo. E forse come «idolo», gli anti-Trump dovrebbero eleggersene un altro.

MARCO GERVASONI
Il Messaggero 24 febbraio 2017
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