Euro o dracma?

eurodracmaCosa accadrà da lunedì in Grecia? L’euro sarà ancora la moneta nazionale? L’Eurogruppo ieri ha detto che non ci saranno più colloqui tra i ministri finanziari dell’eurozona e nemmeno con Atene su proposte o eventuali accordi finanziari finché non si saprà il risultato del referendum, che per la Commissione europea è un voto sulla Ue e sull’euro.
Se dovessero vincere i «sì» il messaggio è chiaro (anche se dipenderà dalla percentuale raggiunta), ma se i «no» fossero la maggioranza allora lo scenario si complica. Cosa vuol dire rinunciare alla moneta unica? Qualsiasi situazione si creasse non sarà immediata né improvvisa, non è un interruttore che si accende e si spegne.

Il ritorno alla dracma

È lo scenario più estremo: la Grecia decide di abbandonare l’euro e di tornare alla dracma. La Banca centrale greca non farà più parte della Bce e deciderà autonomamente la propria politica monetaria. «Tutto sarà convertito nella nuova valuta, compresi i depositi che perderanno potere d’acquisto a causa della svalutazione» spiega Carlo Altomonte, professore di Politica economica europea all’Università Bocconi. «Sarà una sorta di grande patrimoniale – prosegue – per tutti i cittadini greci. La svalutazione renderà la Grecia più competitiva ma eroderà i risparmi. Tenuto conto che Atene importa quasi tutto, i prezzi aumenteranno. La Grecia non importa solo petrolio, ma anche beni alimentari, medicine per gli ospedali e servizi. Ricordiamoci che gli account greci dell’Apple store sono già stati bloccati».

Una doppia valuta

La Grecia decide di uscire dall’euro che però rimane in circolazione e di introdurre una moneta virtuale per i pagamenti interni rappresentata dai cosiddetti «pagherò» (in inglese IOU che sta per I owe you , sono in debito con te). «Per la legge di Gresham, che dice che la moneta cattiva scaccia quella buona – spiega Altomonte – l’euro sparirà dalla circolazione, diventando una riserva di valore, e si avrà una svalutazione verso l’esterno, l’inflazione galopperà, le materie prime aumenteranno. Un po’ come successe in Italia con la crisi del petrolio negli anni 70. C’erano i “mini-assegni” da cento e mille lire che venivano usati come moneta e l’inflazione era al 20%».

Accordo di cambio fisso

Un’altra opzione è l’accordo di cambio fisso: Atene decide di ancorare la dracma all’euro. «È un’operazione che presuppone la stabilità finanziaria, perché la Banca centrale greca non potrà stampare moneta quando vuole altrimenti il cambio fisso non sarà credibile – osserva Altomonte -. Ma se avesse la stabilità finanziaria a questo punto le converrebbe restare nell’euro. Il rischio è che i greci vendano le dracme per comprarsi gli euro e aspettino la svalutazione per ricomprarsi le dracme. In questo modo però il cambio fisso salta. È un po’ quello che successe in Italia nel ‘92, quando la lira aveva un accordo di cambio fisso con il marco e ci fu la grande speculazione, quella famosa di Soros».

L’opzione Montenegro

La Grecia potrebbe anche decidere di mantenere l’euro ma di uscire dall’eurozona. La Banca centrale greca non farebbe più parte della Bce e gli istituti ellenici non avrebbero accesso ai prestiti di Francoforte: «Ogni settimana la Bce finanzia il sistema dell’eurozona ritirando titoli dalle banche in cambio di euro – spiega Altomonte -. Uscendo dall’eurozona la Grecia dovrebbe comprare gli euro sul mercato in cambio di titoli a un tasso che non è quello Bce. Così avviene in Montenegro, ma quello è un Paese piccolo con esigenze di liquidità inferiori a quelle greche. Atene non risolverebbe i suoi problemi».

Francesca Basso

Correre della sera 2 luglio 2015

http://www.corriere.it/economia/15_luglio_02/crisi-grecia-euro-o-dracma-4-scenari-possibili-post-referendum-0dc4f502-207a-11e5-b510-55e71b40db58.shtml

Il dollaro a un passo della parità

dolalroeuroCON l’irresistibile attrazione di mercati e operatori per le cifre tonde, c’è già chi comincia a intravedere la possibilità che la caduta dell’euro lo porti alla parità con il dollaro: 1 dollaro per 1 euro.

UN INEDITO.ILMONDOALLA ROVESCIA Niente affatto. Quando l’euro è nato stava addirittura sotto la parità, non riusciva neanche a comprare un dollaro. L’apprezzamento della valuta europea è avvenuto soprattutto negli ultimi anni.

PERCHÉ LE DECISIONI DELLA BCE LO FANNO SVALUTARE?  I massicci acquisti di titoli che si prepara a fare la Banca centrale europea guidata da Draghi spingeranno all’insù i prezzi dei titoli e, dunque, in basso i relativi rendimenti, che si muovono in senso opposto ai prezzi. Quindi i titoli europei diventano meno appetibili. Gli investitori li vendono per comprare titoli più desiderabili, perché rendono di più. Ad esempio, quelli americani. Gli Stati Uniti si stanno muovendo in modo esattamente opposto all’Europa. Lì il “quantitative easing”, ossia la maxi-iniezione di liquidità all’economia, è finito e ci si aspetta un rialzo dei tassi di interesse.

E DOBBIAMO ESSERE CONTENTI SE L’EURO È DEBOLE Assolutamente sì. L’unica cosa che gli scettici del “quantitative easing” non mettono in discussione è proprio l’effetto sulla valuta. Magari Draghi non riuscirà a convincere le banche a prestare più soldi, ma l’euro si indebolirà comunque e questo favorirà le esportazioni europee.

SONO COSÌ IMPORTANTI LE ESPORTAZIONI ? Mai come oggi. Con l’austerità che strozza la domanda e i consumi interni, la domanda che viene dall’estero è il volano più solido, per non dire l’unico, di una possibile ripresa europea e italiana.

PERCHÉ L’EURO DEBOLE AIUTA LE ESPORTAZIONI? Facciamo il caso di un’azienda italiana che vende un paio di scarpe per lOOeuro.Seimesifa, con l’euro a 1,40 sul dollaro, un compratore americano doveva sborsare 140 dei suoi dollari per prenderle. Oggi, se ci fosse la parità, un dollaro per un euro, si limiterebbe a tirar fuori 100 dollari. Senza che nessuno abbia fatto niente, uno sconto del 28 per cento. Niente male.

E SE NON SI ARRIVA ALLA PARITÀ ? Non sarebbe una tragedia. La Deutsche Bank ha calcolato che, per essere competitiva, l’I talia ha bisogno di un cambio a 1,17 dollari per un euro. Oggi, conildollaroa 1,12 siamo già oltre. E, comunque, con le quotazioni di oggi, lo sconto al nostro compratore americano non arriva al 28 per cento, ma è pur sempre del 21 per cento. Un bel taglio.

MA QUESTE QUOTAZIONI COSÌ BASSE DELL’EURO DURERANNO A LUNGO?  Difficile dirlo. In linea di principio, se l’economia europea trovasse una ripresapiùrobusta, se tornasse un po’ d’inflazione, i tassi d’interesse invertissero la caduta, i mercati potrebbero decidere che vale di nuovo la pena di investire in Europa e ricomincerebbero a comprare euro, rifacendone salire le quotazioni. Ma ci vorrà comunque un bel po’ di tempo, un paio d’anni, forse, perché questo avvenga.

L’EURO DEBOLE FAVORISCE LE ESPORTAZIONI, MA PESA SUL LATO DELLE IMPORTAZIONI. Le merci europee costano meno all’estero, ma quelle estere costano di più in Europa. Con 100 euro, sei mesi fa, si comprava uno smartphone cinese da 140 dollari. Oggi, lo smartphone cinese costa sempre 140 dollari, ma, per comprarlo, ci vogliono 124 euro. E’ il rovescio della medaglia.

E, ALLORA, ILCALODEL PETROLIO? Per l’Europa, la guerra del petrolio e il crollo del greggio hanno conseguenze significative, ma meno vistose rispetto a quanto accade in America. I barili, infatti, si trattano e si pagano in dollari. Sei mesi fa, quando il petrolio stava a 110 dollari a barile e il dollaro a l,40 sull’euro, per comprare un barile l’Europa spendeva 78 euro. Oggi, con il barile a 50 dollari e l’euro a 1,12, l’Europa ne paga 44. Il risparmio è consistente, cospicuo, 34 euro. Ma significa pagare il 43 per cento in meno di sei mesi fa. Mentre gli americani pagano il 60 per cento in meno.

UNA FREGATURA  Nella logica paradossale, o perversa, della deflazione, non è così. Per l’Europa, oggi, il rischio peggiore è che la caduta dei prezzi, già arrivati, a dicembre, sotto zero e che, probabilmente, lì resteranno fino a primavera, si autoalimenti. Vedendo i prezzi scendere, la gente rinvia gli acquisti, la domanda ristagna, i prezzi scendono ancora e così via, fino a che l’economia arriva alla paralisi. Da almeno un anno, questo processo si è incistato nella psicologia e nell’economia dell’eurozona, ma la leva iniziale e, tuttora, la componente maggiore della tendenza al calo dell’inflazione viene da fuori, soprattutto dalla riduzione del prezzo del petrolio. Alla Bce hanno calcolato che, più o meno, due terzi del rallentamento dell’inflazione nell’ultimo anno sia dovuto all’impatto del crollo del greggio. Adesso, per il movimento in senso opposto del cambio, gli effetti del barile meno caro sull’indice dei prezzi risultano attutiti. In altre parole, senza il crollo del greggio, a dicembrei prezzi europei non sarebbero scesi dello 0,2 per cento, segnalando ufficialmente l’ingresso nella deflazione. Ma, senza la svalutazione dell’euro, l’indice dei prezzi non sarebbe sceso dello 0,2 per cento, ma, forse, dello 0,3 per cento, spingendoci più in là sul terreno inesplorato della deflazione.

La sfida tra euro e dollaro a un passo dalla parità un paradiso per chi esporta poche perdite sull’import

Maurizio Ricci Repubblica  24 gennaio 2015

http://www.selpress.com/albaleasing/esr_visualizza.asp?chkIm=145

 

 

Semplicemente figli

Da domani i figli saranno semplicemente figli, senza aggettivi ulteriori. Cancellate le distinzioni tra «legittimi» e «naturali», tutti saranno sullo stesso piano e avranno medesimi diritti (a partire da quelli ereditari).

I tempi cambiano e i codici si adeguano. La riforma del diritto di famiglia, contenuta nel decreto legislativo 154 firmato dal capo dello Stato quattro giorni prima di Capodanno e in vigore da domani, non modifica soltanto termini e definizioni, ma rivoluziona la prospettiva con cui guardare ai legami tra i genitori e le loro creature.

Non solo: anche i nonni si guadagnano uno spazio di rilievo nell’ordinamento, il loro desiderio di non separarsi dai nipoti è adesso riconosciuto per legge. Il corpo delle nuove regole, introdotte dalla legge 219 del 2012 e messe a punto da una Commissione guidata dal giurista Cesare Massimo Bianca, rappresenta una svolta.

Una tappa fondamentale dopo il divorzio, la grande riforma del 1975 e la riforma delle adozioni.

Molti principi sono in realtà già entrati nella prassi, consolidata nelle aule dei tribunali o imposta dagli organismi europei. Il decreto adesso fa ordine, cancella norme obsolete, sancisce concetti innovativi. Alcune associazioni, come Crescere insieme o Colibrì, sostengono che la Commissione ha travalicato i limiti posti dal Parlamento, squilibrando di fatto i rapporti a favore di un solo genitore (che è quasi sempre la madre).

Dibattito aperto, sarà la pratica a chiarire chi ha torto o ragione. Di sicuro, le novità non sono poche: come la possibilità del minore di essere «ascoltato» dal giudice, o il dovere dei genitori di «occuparsi» dei figli anche se sono maggiorenni e finché non raggiungono l’indipendenza economica (qualcuno lo chiamerà il diritto del bamboccione). O ancora l’obbligo del giudice a cercare tutti gli aiuti concreti possibili per far crescere i bambini nelle loro famiglie, anche in caso di gravi difficoltà economiche. La chiave del decreto può essere trovata nella sostituzione della parola «potestà» con «responsabilità». Non più il «potere» dei genitori, ma il dovere di prendersi cura di chi hanno messo al mondo.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/famiglia-si-cambiadallaffido-condiviso-in-caso-di-divorzio-ai-diritti-dei-nonni/

IN DETTAGLIO:

http://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/14_febbraio_05/famiglia-si-cambia-e6596cf6-8eac-11e3-afb4-50ae7364e5b3.shtml#1

Figli naturali e legittimi con gli stessi diritti
Basta discriminazioni in caso di eredità

Quando il Consiglio dei ministri, lo scorso luglio, diede il via libera al decreto che aggiornava il diritto di famiglia, il premier Enrico Letta annunciò trionfante: «Scompare dal Codice civile la distinzione tra figli di serie A e B. È un grandissimo fatto di civiltà». L’equiparazione tra tutti i nati, adesso distinti soltanto se «fuori» o «all’interno» del matrimonio, è il cardine stesso della riforma avviata con la legge 219 del 2012 (completata appunto dal decreto che entra in vigore domani). Le conseguenze sono tante, e investono in primo luogo il campo dell’eredità, cancellando ogni discriminazione. Spiega l’avvocato Anna Galizia Danovi, presidentessa del Centro per la riforma del diritto di famiglia: «È stata eliminata la facoltà di commutazione, che prevedeva la possibilità per i figli legittimi di escludere dalla comunione ereditaria i figli naturali. Tanto per capirci: loro si tenevano il castello e agli altri davano solo una somma in denaro». Chi nasce all’esterno del matrimonio ha un legame giuridico non solo con il genitore, ma anche con i relativi familiari che saranno a tutti gli effetti suoi «parenti» (ancora una volta con evidenti ricaschi in caso di successione). È stato portato a dieci anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità da parte degli ex figli naturali. Se invece l’erede è un nascituro, l’amministrazione dei beni spetta sia al padre che alla madre. «Intendiamoci — chiarisce Gloria Servetti, presidente della IX Sezione civile del Tribunale di Milano — il principio di uguaglianza dei figli era già immanente nel nostro ordinamento. Con il decreto legislativo viene reso effettivo e riconoscibile all’interno del Codice».

Le vecchie parole cancellate dalla norma
“Potestà genitoriale” e “adulterini”

È uno degli ultimi articoli del decreto legislativo, il numero 105 su un totale di 108. Ma ha un’importanza centrale anche se riguarda solo una «sostituzione di termini», quindi un problema prettamente linguistico. Per esempio scompare il concetto di «potestà», sostituito dalla «responsabilità genitoriale». «L’impegno del padre e della madre — commenta l’avvocato Danovi — cessa di essere un potere sul figlio minore e diviene un’assunzione di responsabilità nei suoi confronti, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni». È esattamente un capovolgimento di visuale, i genitori non hanno (solo) diritti ma anche (e soprattutto) doveri. Nonostante riforme e svecchiamenti, nel Codice civile erano rimasti termini antichi, che evocavano giudizi spregiativi. Come la definizione di «figlio adulterino», rimosso negli anni da quasi tutte le norme ma rimasto ancora nelle disposizioni attuative del Codice. O ancora l’espressione «figlio incestuoso», eliminata dalla legge 219 del 2012. «Oggi l’articolo 251 del Codice Civile — commenta l’avvocato Anna Galizia Danovi, — fa riferimento al “figlio nato da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta”. Il figlio ex incestuoso oggi “può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio”, mentre prima il riconoscimento era possibile solo se il genitore o i genitori ignoravano la propria parentela». Conclude la presidentessa del Centro per la riforma del diritto di famiglia: «Come è evidente, non sono modifiche solo lessicali»……………..

 

 

 

Figli e basta

flNessuna differenza tra i nati dentro e fuori dal matrimonio. Via dal codice civile, dunque, qualunque aggettivazione che possa introdurre possibili forme di discriminazione. È quanto stabilito dal Consiglio dei ministri di oggi, che ha dato il via libera a un decreto legislativo di revisione delle disposizioni vigenti in materia di filiazione.

Il dlgs in questione «modifica la normativa al fine di eliminare ogni residua discriminazione rimasta nel nostro ordinamento tra i figli nati nel e fuori dal matrimonio, così garantendo la completa eguaglianza giuridica degli stessi – spiega una nota di Palazzo Chigi sul Cdm di oggi – Dunque, come spiegato dal presidente del Consiglio, si «toglie dal codice civile qualunque aggettivazione alla parola figli: da adesso in poi saranno tutti figli e basta». Il testo, predisposto nell’ambito della Commissione istituita presso la presidenza del Consiglio dei ministri presieduta da Cesare Massimo Bianca, stabilisce «l’introduzione del principio dell’unicità dello stato di figlio, anche adottivo, e conseguentemente l’eliminazione dei riferimenti presenti nelle norme ai figli ‘legittimi’ e ai figli ‘naturali’ e la sostituzione degli stessi con quello di ‘figliò; il principio per cui la filiazione fuori dal matrimonio produce effetti successori nei confronti di tutti i parenti e non solo con i genitori; la sostituzione della nozione di ‘potestà genitoriale’ con quella di ‘responsabilità genitoriale’; la modifica delle disposizioni di diritto internazionale privato con previsione di norme di applicazione necessaria in attuazione del principio dell’unificazione dello stato di figlio».

Inoltre, nel recepire la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte di Cassazione, «si è deciso di limitare a cinque anni dalla nascita i termini per proporre l’azione di disconoscimento della paternità; introdurre il diritto degli ascendenti di mantenere ‘rapporti significativi’ con i nipoti minorenni». E ancora: «introdurre e disciplinare l’ascolto dei minori, se capaci di discernimento, all’interno dei procedimenti che li riguardano; portare a dieci anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità per i figli nati fuori dal matrimonio; modificare la materia della successione prevedendo la soppressione del ‘diritto di commutazione’ in capo ai figli legittimi fino ad oggi previsto per l’eredità dei figli naturali».

http://www.ilmessaggero.it/PRIMOPIANO/POLITICA/famiglia_decreto_matrimonio_figli/notizie/407305.shtml

http://www.repubblica.it/politica/2013/12/13/news/cdm_mai_pi_discriminazioni_tra_figli_naturali_e_legittimi-73529275/?ref=HREA-1

Il decreto era stato annunciato 5 mesi fa

http://www.lastampa.it/2013/07/12/italia/politica/si-del-governo-mai-piu-figli-di-serie-b-vi2sjtJrDy6zjBMxdmRZQO/pagina.html