Identikit del Parlamento

Quante sono le donne nel Parlamento italiano? E quante ce ne sono nei parlamenti di 190 paesi di tutto il mondo? Qual è l’età media di Camera e Senato? E quale quella di ciascun gruppo politico? Quali sono le professioni prevalenti nel nostro Parlamento? Quanti sono i neoeletti? Come si sono rinnovate le nostre due assemblee elettive attraverso le 17 legislature che si sono succedute dal 1948 ad oggi? Quale il cursus honorum e gli incarichi dei nostri parlamentari? Numeri, statistiche, grafici. Quello che, ormai, si chiama “data journalism”: il giornalismo che sceglie di raccontare la realtà analizzando i dati che meglio la fotografano, che offre al lettore “torte” e istogrammi sui quali ragionare e che, dai dati stessi trae spunto per approfondimenti, inchieste, reportage che si basano soprattutto sulla solidità dei numeri.

http://www.repubblica.it/politica/2013/03/25/news/identikit_di_un_parlamento-55340925/

Fumata nera per Camera e Senato

Presidenza della Camera e del Senato

Cinque votazioni non sono bastate a sbloccare  l’impasse che attenaglia il nuovo Parlamento. Come era nelle previsioni e  negli annunci della vigilia, i tre poli politici in cui sono al momento  rigidamente divise le Camere sono rimasti sulle loro posizioni e alla  fine le tre votazioni di Montecitorio e le due di Palazzo Madama si sono  concluse con la valanga di schede bianche espresse da centrodestra e  centrosinistra, mentre il Movimento Cinque Stelle ha votato compatto per  i suoi candidati, Roberto Fico e Luis Alberto Orellana.

A  questo punto tutto è rinviato a domani, quando la Camera e il Senato  torneranno a riunirsi alle 11. A Montecitorio il quorum scende e per  l’elezione servirà la maggioranza assoluta dei voti. A Palazzo Madama  alla terza votazione sarà sufficiente la maggioranza assoluta dei voti  dei presenti (e non dei ‘componenti’ com’è stato nelle due prime  votazioni). E si dovranno computare tra i voti anche le schede bianche.  Qualora nessuno riesca a riportare detta maggioranza, il Senato procede  nello stesso giorno al ballottaggio fra i due candidati che hanno  ottenuto nel precedente scrutinio il maggior numero di voti e verrà  proclamato eletto quello che consegue la maggioranza, anche se relativa.  A parità di voti sarà eletto o entrerà in ballottaggio il più anziano  di età.

http://www.repubblica.it/politica/2013/03/14/news/liveblog_apertura_camere-54578958/?ref=HREA-1

Dopo il turbine, l’ingorgo

calendarioDal turbine post-elettorale non usciremo prima di fine aprile in quanto la Repubblica ha le sue regole, scolpite nella Costituzione. Fintanto che la Carta resta questa, ci sono procedure da seguire e un calendario istituzionale da tenere a mente.  

 Le tre date-chiave del nostro destino sono il 15 marzo, il 15 aprile e il 15 maggio. Insomma, ricorre costantemente lo stesso numero. Per gli appassionati della smorfia napoletana, corrisponde al ragazzo, «’o guaglione». Avrà un significato recondito? Chi può dirlo. 

 Di sicuro, la XVII legislatura incomincia alle Idi di marzo, che cadono tra l’altro di venerdì. Quel giorno, sconsigliato a Cesare, sono fissate le sedute inaugurali della Camera e del Senato. Perché così in avanti? Non si potevano convocare prima? A quanto pare, no. C’è tutto un lavoro finalizzato a verificare le percentuali e a proclamare gli eletti, i quali sono attesi dal 12 marzo in Parlamento per farsi conoscere, registrare e ricevere il famoso tesserino che li trasforma, da esponenti della società civile, in onorevoli o senatori, politici insomma. …

 Nel frattempo gli sconfitti si leccheranno le ferite, i vincitori assorbiranno la sbronza e torneranno coi piedi per terra. È opinione diffusa in alto loco che questi 17 giorni saranno parecchio utili per consentire ai protagonisti di riordinare le idee in vista della fase successiva, quella che prende avvio dal 15 marzo appunto. Allorché si dovranno mettere a frutto le prime intese politiche (sempre che siano maturate) per eleggere anzitutto la seconda e la terza carica dello Stato. 

 Questo adempimento non ruberà troppo tempo. Per il presidente della Camera, basteranno al massimo 4 votazioni poiché alla quarta il quorum si abbasserà, e chi ha vinto il premio di maggioranza potrà imporre il proprio candidato. Sul presidente del Senato (che tra l’altro diventa il «supplente», casomai il «Number One» fosse impedito, e perciò risulta secondo nelle gerarchie del Cerimoniale), l’elezione è stata studiata apposta per evitare le lungaggini.  

 Per farla breve, pure a Palazzo Madama il 19 marzo al massimo sarà tutto chiarito, uffici di presidenza compresi. Nell’agenda di Napolitano c’è dunque scritto che dal 20 in poi non potrà prendere altri impegni perché dovrà tenere le consultazioni, dare l’incarico, concordare la lista dei ministri, accogliere il giuramento del governo, rinviarlo alle Camere per il voto di fiducia. E senza perdere un solo istante perché il tempo stringe, incombe la data successiva. Il 15 aprile si riuniranno le Camere e i rappresentanti delle Regioni per eleggere il successore di Napolitano.  

 Non è una data scelta a casaccio, bensì indicata dalla Costituzione che prescrive la seduta comune 30 giorni esatti prima che si concluda il settennato. Napolitano scade il 15 maggio (fu eletto il 10 ma giurò fedeltà alla Repubblica cinque giorni dopo). Ecco perché entro il 15 aprile il nuovo governo dovrà essere non solo nato, ma dovrà pure trovarsi nella pienezza dei suoi poteri…

http://www.lastampa.it/2013/02/25/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-governo-non-puo-attendere-la-data-ultima-e-il-aprile-4WNTQIuXst4kpNXOLEHYsO/pagina.html

Il Parlamento pendolare che si trasferisce una volta al mese

E’ il Parlamento europeo

37006_il_parlamento_europeo_bruxellesLo scorso ottobre il 78% degli eurodeputati ha votato per avere una sola sede di lavoro. Hanno chiesto di restare a Bruxelles tutto l’anno, piuttosto che transumare mensilmente a Strasburgo, eliminando così i disagi e i pesanti costi provocati dall’esigenza di spostare qualche migliaio di persone, e le loro carte, dal Belgio all’Alsazia. L’ultimo dato ufficiale sul conto del periodico esodo dell’Europarlamento è di 169 milioni, ma risale al 2002. Ora si stima possa essere raddoppiato, tra allargamento a Est e inflazione. «Un conto difficile – ammette una fonte europea -. Ma non andiamo lontano se diciamo 350 milioni».

Tutto per niente. O meglio per una vecchia decisione presa al momento di disegnare l’Europa con l’intenzione di non scontentare nessuno. Nel 1952 si è stabilita la sede della Ceca (Comunità carbone e acciaio) a Strasburgo, città di frontiera simbolo della riconciliazione auspicata tra Francia e Germania. La revisione delle istituzioni europee – con la fusione di Ceca, Cee e Euratom – ha quindi aggiudicato all’Alsazia (1965) l’assemblea parlamentare comune, mentre il suo segretariato andava a Lussemburgo. Il Consiglio e la Commissione venivano stabiliti a Bruxelles.

L’Europa comunitaria si ritrovò con tre capitali pur essendo piccola cosa, e l’assetto geografico dei poteri fu scolpito nei trattati, prerogativa che impone l’unanimità per qualunque modifica sulla dislocazione delle sedi. Pertanto, se anche l’assemblea europea è divenuta la seconda camera Ue ed è composta da 751 deputati, non si può tenere tutto in un solo posto, cioè a Bruxelles, se la Francia non vuole. E la Francia non vuole….

Per l’Europa è un costo che si potrebbe evitare come chiede una petizione firmata da 1,2 milioni di cittadini in favore del «tutto a Bruxelles».

http://www.lastampa.it/2013/02/06/esteri/il-parlamento-pendolare-che-costa-milioni-all-europa-hMTvBbZ1BvVXLi7OgXZRpK/pagina.html

Mozione di sfiducia respinta

Elsa Fornero resiste. La Camera ha respinto le mozioni di sfiducia presentate da Idv e Lega contro il ministro del Welfare. I voti a favore sono stati 88, 435 i contrari, 18 gli astenuti. La votazione di oggi, dopo le dichiarazioni al Wall Street Journal in cui la Fornero ha sostenuto che il lavoro non sia un diritto, è stata preceduta da tensioni nei partiti della maggioranza. E una posizione compatta oggi in Aula da parte di Pd e Pdl non era per niente scontata, tanto che ieri il presidente del Consiglio Mario Monti aveva avvertito che un voto contro il ministro sarebbe stato un voto contro l’intero governo. Alla fine però i partiti della maggioranza hanno assicurato il loro sostegno all’esecutivo, seppure con qualche defezione tra i deputati del Pdl (in cinque hanno votato sì alla sfiducia, 16 sono stati gli astenuti, mentre 40 gli assenti, di cui 9 in missione). Nel Pd invece non hanno partecipato al voto in 19, ma – spiegano dal gruppo – solo 5 erano gli assenti non giustificati.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/04/fornero-respinta-mozione-di-sfiducia-alla-camera-di-pietro-dal-ministro-imbroglio/283302/