Domande e risposte sulla Brexit

Perché Brexit inizia oggi?
Sebbene la volontà dei britannici di uscire dall’Unione europea sia stata chiarita con un referendum il 23 giugno 2016, solo oggi Londra attiverà, con una comunicazione al presidente del Consiglio Ue Donald Tusk, l’Articolo 50 del Trattato di Lisbona, che avvia e regola il meccanismo formale di uscita di uno Stato membro.
Quando partiranno i negoziati veri e propri con la Ue?
Tusk ha promesso una risposta, con le linee guida per le trattative, nel giro di 48 ore, ma bisognerà aspettare che queste siano avallate da un Consiglio europeo straordinario, convocato per il 29 aprile. E – visto che i termini del negoziato sono un tema caldo, che richiederà discussioni – non ci si attende un faccia a faccia tra le due parti prima di fine maggio-inizio giugno.
Quali sono i nodi principali?
Il capo negoziatore della Commissione Ue, Michel Barnier, vuole che prima di tutto venga fissato il “conto” che Londra deve pagare per il divorzio (stimato attorno ai 60 miliardi di euro tra impegni di budget già presi dalla Gran Bretagna e altre pendenze) e si risolvano le questioni inerenti i diritti dei cittadini e i confini e soltanto dopo si discuta di commercio. Londra ritiene che non esista alcun obbligo legale di pagamento e insiste perché si discutano subito anche le future relazioni commerciali. L’Articolo 50, senza fare piena chiarezza, recita che il negoziato deve «stabilire le modalità per l’uscita, tenendo conto del quadro delle future relazioni con la Ue».
Quanto dureranno i negoziati?
L’Articolo 50 concede due anni dall’attivazione, con possibilità di proroga se le parti sono d’accordo. Considerando i passaggi parlamentari necessari per le ratifiche finali, il termine realistico da rispettare per un’intesa è la fine del 2018.
Che cosa succederà nel biennio di negoziati, per esempio ai cittadini Ue residenti nel Regno Unito?
Nulla. A scanso di equivoci, il Governo britannico ha chiarito che continuerà ad assicurare il pieno rispetto di diritti e obblighi europei fino al giorno in cui il Regno Unito uscirà dalla Ue.
Che cosa accadrà alla scadenza del biennio di negoziati?
L’incertezza maggiore riguarda il commercio. Senza un’intesa, i rapporti dovrebbero essere teoricamente regolati dalle tariffe della Wto, dopo anni di libero scambio. Con un’intesa in divenire, ma ancora non definita, Londra e Bruxelles potrebbero accordarsi per un periodo di transizione e dunque di prolungata validità delle regole attuali.
Brexit è irreversibile?
La questione è controversa. Se per John Kerr, ex diplomatico britannico che scrisse la bozza dell’Articolo 50, un dietrofront dopo l’attivazione è possibile, non la pensa così il ministro per la Giustizia britannico, Liz Truss. Tra i Paesi Ue i pareri sono contrastanti. Va ricordato che oggi è la prima volta che uno Stato membro ricorre alla procedura.
Che ricadute avrà Brexit sulla “tenuta” del Regno Unito?
I punti deboli sono Scozia e Irlanda del Nord, che a giugno si erano pronunciate contro Brexit. Ieri il Parlamento scozzese ha dato mandato alla premier Nicola Sturgeon di negoziare con Londra un nuovo referendum sull’indipendenza, da tenere a fine 2018 o inizio 2019. Ma il Governo britannico per ora si oppone. Quanto all’Irlanda del Nord, Brexit ha ridato vigore ai repubblicani del Sinn Fein, che hanno guadagnato seggi alle elezioni del 2 marzo e premono per un referendum sulla riunificazione con l’Irlanda.

A CURA DI MICHELE PIGNATELLI

Il sole 24 ore , 29 marzo 2017

Troppe leggi poche regole

labirinto…Abbiamo in circolo leggi sui tosaerba, sulle camicie da notte, sulle galline, sui pedaggi stradali dei camionisti. Il virus legificatore ha contagiato pure i prosciutti, con tre leggi sul San Daniele (rispettivamente del 1970, del 1990, del 1999) e un’altra sul pignoramento dei prosciutti (vi si provvede «con l’apposizione sulla coscia di uno speciale contrassegno indelebile»: legge n. 401 del 1985).

Tuttavia non basta, non basta mai. E il parapiglia normativo che s’è scatenato attorno al decreto salva Roma ne è solo l’ultima esibizione: regole sulle lampade a incandescenza, sulle slot machine, sui chioschi in spiaggia, sulle sigarette elettroniche. Non regole qualunque, no: regole di legge. Quelle che Calderoli, nel 2010, finse di bruciare col suo lanciafiamme spento. Quelle che Bassanini, nel 1997, voleva eliminare attraverso un ampio processo di delegificazione, rimpiazzandole con altrettanti regolamenti. Senza curare il male alla radice, dato che il male è il troppo diritto che ci portiamo in groppa, e dato che per noi asinelli cambia poco se a spezzarci la schiena è una norma regolamentare anziché legislativa. Ma almeno i regolamenti sono flessibili, rapidi da approvare così come da abrogare. Se invece confezioni il prosciutto in una legge, per sconfezionarlo avrai bisogno del voto di mille parlamentari, della promulgazione del capo dello Stato, del visto di legittimità della Consulta.

Risultato: se il secondo millennio si è chiuso all’insegna della delegificazione, il terzo ha inaugurato l’epoca della rilegificazione. Magari con meno provvedimenti rispetto alla prima legificazione (negli anni Sessanta le Camere approvavano una legge al giorno, escluse le domeniche), tuttavia con provvedimenti più corposi, ciascuno gonfio come un panettone. E con una pletora di norme astruse, di ridondanze, di strafalcioni sintattici e giuridici. La qualità della nostra legislazione è peggiorata, come no. Anche la quantità, però: nel 1962 le 437 leggi decise in Parlamento sviluppavano 2 milioni di caratteri; nel 2012 le leggi sono state 101, ma i caratteri sono diventati 2,6 milioni.

Da qui un paradosso: l’Italia delle troppe leggi è un Paese senza legge. Perché nel diritto, così come nella vita, dal pieno nasce un vuoto. Se ti martellano troppe informazioni t’ubriachi, e alla fine resti senza informazioni. Se la legislazione forma una galassia, nessuna astronave potrà esplorarla per intero. E il cittadino sarà solo, ignaro dei propri poteri, alla mercé d’ogni sopruso……

M.Ainis Corriere della Sera 30 dicembre 2013

http://www.corriere.it/editoriali/13_dicembre_30/troppe-leggi-poche-regole-29bafae4-711d-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml

Simpson e Parlamento italiano

Questa scuola è più corrotta del Parlamento italiano».  Kent Brockman, il giornalista di Springfield, bolla con questa battuta l’istituto del preside Skinner. La «battuta»   nella puntata dei «Simpson» andata in onda lo scorso 10 novembre su Fox. L’episodio ancora non è stato trasmesso in Italia ma già fa discutere.

http://video.corriere.it/questa-scuola-piu-corrotta-parlamento-italiano-simpson-all-attacco/34b439c0-4c78-11e3-b498-cf01e116218a

La Camera dà fiducia al Governo Letta

Lunedì, 29 aprile 2013

L’Italia e l’Europa si trovano ad affrontare un momento eccezionale. E il presidente della Repubblica ci ha concesso un’ultima opportunità di mostrarci degni del ruolo che la costituzione ci riconosce come rappresentanti della nazione».  Con queste parole, e con un ringraziamento personale a Pier Luigi Bersani – accolto da un lungo applauso che ha commosso il segretari dimissionario del Pd  -,  Enrico Letta ha dato il via nell’aula della Camera al discorso di presentazione del programma del suo governo. Un programma che ha incassato un’ampia fiducia453 sì a fronte di 153 no e di 17 astensioni – e che passa ora al vaglio del Senato. Un intervento, quello di Letta,  che arriva all’indomani della cerimonia di giuramento del nuovo esecutivo, funestata dalla sparatoria di piazza Montecitorio che ha visto il ferimento di due carabinieri e di una passante…..

http://www.corriere.it/politica/13_aprile_29/governo-letta-fiducia_e6cb8618-b0c9-11e2-b358-bbf7f1303dce.shtml

Identikit del Parlamento

Quante sono le donne nel Parlamento italiano? E quante ce ne sono nei parlamenti di 190 paesi di tutto il mondo? Qual è l’età media di Camera e Senato? E quale quella di ciascun gruppo politico? Quali sono le professioni prevalenti nel nostro Parlamento? Quanti sono i neoeletti? Come si sono rinnovate le nostre due assemblee elettive attraverso le 17 legislature che si sono succedute dal 1948 ad oggi? Quale il cursus honorum e gli incarichi dei nostri parlamentari? Numeri, statistiche, grafici. Quello che, ormai, si chiama “data journalism”: il giornalismo che sceglie di raccontare la realtà analizzando i dati che meglio la fotografano, che offre al lettore “torte” e istogrammi sui quali ragionare e che, dai dati stessi trae spunto per approfondimenti, inchieste, reportage che si basano soprattutto sulla solidità dei numeri.

http://www.repubblica.it/politica/2013/03/25/news/identikit_di_un_parlamento-55340925/

La tempesta perfetta

URAGANOSui cieli della Repubblica italiana s’addensa un uragano. Di più: una tempesta perfetta, quella che non ti lascia scampo…..

Il vincitore (ossia il Partito democratico) coincide in realtà con lo sconfitto. Le tre liste nuove di zecca (Scelta civica di Monti, Fare di Giannino e Rivoluzione civile di Ingroia), allestite in fretta e furia alla vigilia di queste ultime elezioni, finiscono come scarpe vecchie nel cestino dei rifiuti elettorali. Mentre il Porcellum , concepito per assicurare la governabilità – e sia pure a scapito della rappresentatività del Parlamento – ci lascia sgovernati. Ecco, la legge elettorale. Per tutto il 2012 Pdl e Pd hanno imbastito il gioco del cerino, promettendo agli italiani di cambiarla ma intanto sollevando ostacoli e pretesti pur di mantenerla. Perché sotto sotto pensavano di cavarne un utile, invece intascano un risultato inutile. Anzi dannoso, e non soltanto in vista della formazione del governo. Quale legittimazione avranno le prossime assemblee legislative, ancora una volta nominate anziché elette? Quale consenso potrà mai circondarle, quando un elettore su 4 ha disertato l’appuntamento con le urne (record negativo della storia repubblicana), quando le schede bianche e nulle sono state ben oltre 2 milioni? E con quale autorità il Partito democratico governerà la Camera, se al suo 54% dei seggi corrisponde meno del 30% dei suffragi?

Il fatto è che le leggi elettorali sono come un abito di sartoria: conta la stoffa, ma la misura dipende dal corpo che dovrà indossarlo, non dall’abilità del sarto. Difatti il proporzionale puro ha ben vestito il sistema multipolare operante durante i 45 anni della prima Repubblica. Mentre il Porcellum calzava indosso a un corpo politico bipolare, come quello espresso dalla società italiana nei vent’anni della Seconda Repubblica. In quella condizione, il premione di maggioranza si traduceva in un premietto, giacché ogni coalizione viaggiava attorno al 40% dei consensi. Ora però siamo cascati mani e piedi in un sistema tripolare, con tre forze politiche più o meno equipollenti. Da qui la distorsione, ma da qui pure lo stallo. Perché adesso servirebbe il doppio turno, che invece non c’è. E perché la logica dei sistemi tripolari imporrebbe un accordo di governo fra due poli a scapito del terzo, o al limite una grande coalizione. Nel nostro caso, viceversa, a ciascuno prende l’orticaria solo a sentir nominare l’altro.

In astratto una soluzione ci sarebbe: nuove elezioni. Dopotutto nella primavera scorsa i greci hanno votato per due volte in un mese, tirandosi fuori dalle secche. Ma in Italia questo rimedio è impraticabile, perché abbiamo un presidente della Repubblica in scadenza. Art. 88 della Costituzione: Napolitano non può sciogliere le Camere durante l’ultimo semestre del proprio settennato, a meno che lo scioglimento non coincida con l’ultimo semestre della legislatura. Qui però siamo al battesimo d’una nuova legislatura, che potrà interrompere soltanto il nuovo presidente. Mentre il vecchio, nel frattempo, dovrà pur conferire un incarico di governo, e saranno dolori….

C’è una via d’uscita? Sì che c’è, ma spetta alla politica. Se le istituzioni sono in stallo, è anche perché le forze politiche fin qui hanno cercato d’appropriarsene, di sequestrarle come si fa con un ostaggio. Invece le istituzioni sono la casa di tutti, dove si può vivere pure da separati in casa, come due vecchi coniugi uniti in un matrimonio senz’amore. Purché ciascuno abbia la sua stanza, e a nessuno sia vietato l’uso degli spazi comuni. ….

Da un articolo di Michele Ainis sul Corriere della Sera del 27 febbraio 2013

http://www.corriere.it/editoriali/13_febbraio_27/ainis-tre-grandi-minoranze_dd5704c2-809f-11e2-b0f8-b0cda815bb62.shtml

Elezioni: una valanga di simboli

ROMA – La bacheca del Viminale è strapiena: sono 215 i simboli presentati per questa tornata elettorale del 24 e 25 febbraio. Un mini-boom del contrassegno pari al più 15 per cento: alle politiche del 2008 erano «solo» 181. Dopo la scrematura ne furono accettati 153. Entro domani il ministero dell’Interno deciderà chi sarà ammesso, respinto (ma esiste sempre il ricorso in Cassazione) o rimandato: in questo caso il «concorrente» avrà 48 ore di tempo per riproporsi con le modifiche richieste. Perciò la corsa di molte compagini «tarocche» potrebbe finire qui. O incagliarsi alla tappa successiva, quella della raccolta delle 30 mila firme, da cui sono esentati i partiti già presenti in Parlamento da inizio legislatura. Poi domenica 20 e lunedì 21 verranno presentate le liste. …

 http://www.corriere.it/politica/13_gennaio_14/il-boom-simboli_7d3172e6-5e1a-11e2-8040-f298aabecc61.shtml