Marx a pagamento

marxxxCome sottolinea in un lungo articolo il «Wall Street Journal» una visita alla tomba di Karl Marx nel cimitero di Highgate costa 4 sterline (5,55 euro). Se prima nessuno, o quasi ci faceva caso, ora i tanti militanti laburisti che vanno a rendere omaggio alla tomba del pensatore cardine del comunismo trovano oltraggioso il fatto di dover pagare. Peccato che i soldi che vengono incassati da turisti, militanti e curiosi, servano per mantenere il resto del cimitero, dove riposano altre 170mila anime decisamente meno famose. In genere ci sono 200 visitatori al giorno per la tomba di Marx, ma sono in aumento. La decisione di recintare la tomba di Marx che rese poi possibile la visita dietro compenso, fu però motivata in passato non solo da ragioni economiche, ma anche di sicurezza, visto che negli anni ‘60 il cimitero fu più volte vandalizzato e divenne metà favorita degli occultisti. Il monumento a Marx divenne poi negli anni ‘70 un bersaglio dei vandali con tentativi di tagliare il naso al busto del filosofo tedesco. Il memoriale divenne oggetto perfino di un fallito attentato, che vide dell’esplosivo piazzato nei pressi del piedistallo (su cui è incisa la celebre frase del filosofo di Treviri «Lavoratori di tutto il mondo unitevi») che danneggiò la copertura esterna di marmo dello stesso.

Fu così che nel 1975 un londinese, Jean Pateman, fondò l’associazione «Gli amici di Highgate» ed ebbe l’idea (attuata molto tempo dopo) di far pagare per visitare la tomba, replicando alle accuse di marxisti e laburisti di sfruttare la popolarità del filosofo, con l’affermazione divenuta proverbiale «Anche Marx conduceva una vita capitalista». E se i militanti più puri e duri sostengono che Marx sarebbe stato disgustato dall’idea di far pagare per far visitare la sua tomba c’è chi, come Alex Gordon, a capo della «Marx memorial library & workers school» non ci vede nulla di male. Del resto, come dicevano i latini, «Pecunia non olet.

Marco Letizia

Corriere della sera  27 ottobre 2015

http://www.corriere.it/esteri/15_ottobre_27/tomba-marx-pagamento-nuovi-laburisti-corbyn-insorgono-c630f704-7c9a-11e5-8cf1-fb04904353d9.shtml

Cimitero di Highgate

http://highgatecemetery.org/

Gli italiani non risparmiano più

Vorrebbero risparmiare ma non possono. La crisi non lo permette più.

E le famiglie che riescono a migliorare la loro posizione economica andrebbero tutelate come i panda: nell’ultimo anno si sono ridotte a una quota del 3 per cento del totale. Come spiegano i sociologi, l’ascensore sociale non funziona più. Una questione, anche, di vile pecunia, come spiega l’annuale rapporto che Acri (l’associazione delle Fondazioni e delle Casse di risparmio), commissiona all’Ipsos.

L’edizione che viene presentata oggi a Roma dal presidente Giuseppe Guzzetti lo rivela impietosamente. Nonostante un italiano su due (il 47%) sostenga che riesce a “vivere tranquillo” solo se mette qualcosa da parte, in realtà solo il 28% delle famiglie ammette di essere riuscita a farlo.

Una percentuale che si abbassa ogni anno: era il 35% nel 2011 e il 36% due anni fa. In compenso, si fa per dire, cresce il numero di coloro che consumano tutto quello che guadagnano ed è il 40% degli italiani. Inevitabile conseguenza: è salita dal 31 al 29% della scorsa stagione la percentuale di chi per arrivare a fine mese ha intaccato i risparmi o si è addirittura indebitato. La recessione ha accentuato ancora di più la diffidenza degli italiani nei confronti degli investimenti finanziari. La stragrande maggioranza (oltre il 66%) per i propri risparmi privilegia la “liquidità”. Anche perché sono crollati gli investimenti nel mattone: lo indica come investimento preferito solo il 35% degli intervistati da Ipsos. Pensare che era il 70% nel 2006, il 54% nel 2010 e il 43% l’anno scorso. Del resto, la quota di coloro che ha deciso di investire i soldi negli strumenti più sicuri (risparmio postale, obbligazioni e titoli di stato) ha raggiunto il suo record storico al 32%. Allo stesso modo, è al massimo il numero di coloro che ritengono che sia sbagliata qualsiasi forma di investimento: è il 28% contro il 23% del 2010 e il 28% di due anni fa.

Interessante notare anche quali siano – secondo gli italiani gli ostacoli principali alla ripresa e quali i possibili rimedi. Nel primo caso, vengono indicate la disoccupazione giovanile (48% delle risposte), le tasse (sui redditi 36% e sui consumi 26%), la redistribuzione “assimetrica” del reddito (23%), l’eccessivo debito pubblico (24%), mentre “l’eccessiva presenza dello Stato” riguarda solo una minoranza (6%). La riduzione del debito pubblico dovrebbe passare per il 45% degli intervistati dalla lotta all’evasione fiscale, più che dalla riduzione di spesa per i servizi (23%) e vendita dei beni pubblici (19%). Una crisi generale da cui non si salva l’euro: ne è insoddisfatto il 69% degli italiani, anche se il 57% ritiene che fra 20 anni si sarà trasformato in un vantaggio. Del resto, l’86% è convinto che la crisi sia più grave di come venga rappresentata e che durerà altri tre anni.

http://www.assinews.it/articolo_stampa_oggi.aspx?art_id=12848