La grazia

In questi giorni il tema della grazia è tornato alla ribalta…

Ma chi può concederla? A chi e a quali condizioni?

Ecco un articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 2 agosto 2013

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Concedere la grazia è uno dei poteri del presidente della Repubblica ed è disciplinato  dall’articolo 87 all’11 comma. Dal suo insediamento per il primo settennato – il 15 maggio 2006 – il presidente Napolitano ha adottato 23 provvedimenti di grazia.

COS’E’ LA GRAZIA – «Si tratta di un istituto clemenziale di antichissima origine – si spiega sul sito del Quirinale laddove illustra la norma – che estingue, in tutto o in parte, la pena inflitta con la sentenza irrevocabile o la trasforma in un’altra specie di pena prevista dalla legge (ad esempio la reclusione temporanea al posto dell’ergastolo o la multa al posto della reclusione)». La grazia, si osserva ancora, «estingue anche le pene accessorie, se il decreto lo dispone espressamente; non estingue invece gli altri effetti penali della condanna (art. 174 c.p.)» e «può essere sottoposta a condizioni».

COME SI CHIEDE – Il procedimento di concessione della grazia è disciplinato dall’art. 681 del codice di procedura penale. E la domanda è diretta al Capo dello Stato e va presentata al ministro della Giustizia. È sottoscritta dal condannato, da un suo prossimo congiunto, dal convivente, dal tutore o curatore, oppure da un avvocato. Se il condannato è detenuto o internato, la domanda può essere però direttamente presentata anche al magistrato di sorveglianza. Sulla domanda o sulla proposta di grazia esprime il proprio parere il Procuratore generale presso la Corte di Appello o, se il condannato è detenuto, il Magistrato di sorveglianza. A tal fine, si legge ancora sul sito del Quirinale, essi acquisiscono ogni utile informazione relativa, tra l’altro, alla posizione giuridica del condannato, all’intervenuto perdono delle persone danneggiate dal reato, ai dati conoscitivi forniti dalle Forze di Polizia, alle valutazioni dei responsabili degli Istituti penitenziari.

CHI DECIDE – Acquisiti i pareri, il ministro trasmette la domanda o la proposta di grazia, corredata dagli atti dell’istruttoria, al Capo dello Stato, accompagnandola con il proprio «avviso», favorevole o contrario alla concessione del beneficio.  Come stabilito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 200 del 2006, al Capo dello Stato compete la decisione finale. L’art. 681 del codice di procedura penale prevede anche che la grazia possa essere concessa d’ ufficio e cioè in assenza di domanda e proposta, ma sempre dopo che è stata compiuta l’istruttoria. Se il Presidente della Repubblica concede la grazia, il pubblico ministero competente ne cura l’esecuzione, ordinando, se del caso, la liberazione del condannato.

http://www.corriere.it/politica/13_agosto_02/sentenza-mediaset-grazia-berlusconi_a518cc06-fba3-11e2-be12-dc930f513713.shtml

Carceri under 18

prigione_carcere_minorile_lettore00-b-2[1]Non è una giustizia minore, quella che si occupa di ragazzi. Al contrario, dovrebbe essere una giustizia ancor più giusta di quella prevista per gli adulti. Oggi la presenza media nei sedici istituti penali per minori della penisola è di 530 detenuti. …

I Centri di prima accoglienza. In Italia ci sono 27 Centri di Prima Accoglienza (CPA): strutture che ospitano i minorenni in stato di arresto o fermo fino all’udienza di convalida che deve aver luogo entro 96 ore. Tra il 1998 e il 2012 l’andamento degli ingressi nei CPA è decisamente decrescente, passandosi dai 4.222 del 1998 ai 2.193 del 2012 (calo di quasi il 50%). Diminuzione dovuta soprattutto al crollo degli ingressi dei minori stranieri, che passano dai 2.305 del 1998 ai 937 del 2012. La maggior parte dei minori entrati nei CPA (l’85,6%) uscirà a seguito della applicazione di una misura cautelare. …

Le Comunità. Positivo anche l’andamento dei minori presso le comunità, sia ministeriali che private, passati dai 1.339 casi del 2001 ai 2.037 del 2012. Tendenza che verosimilmente ha contribuito a contenere gli ingressi in carcere. Si tratta di una tendenza che ha però coinvolto in misura assai maggiore gli italiani rispetto agli stranieri: tra i minori in comunità gli stranieri erano il 40% nel 2001 e solo il 37,1% nel 2012.
La “messa alla prova”. L’istituto non rappresenta solo una alternativa al carcere, ma allo stesso processo, che viene sospeso durante la messa alla prova. Se la misura avrà buon esito, alla sua conclusione il reato verrà dichiarato estinto. Si tratta di un istituto in forte espansione, tanto che si è passati dai 788 provvedimenti del 1992 ai 3.216 del 2011. L’accesso a queste misure per gli stranieri continua però a essere più difficile che per gli italiani. Tra i soggetti messi alla prova nel 2011 gli stranieri erano solo il 17%.
Gli Istituti penali. Anche negli Istituti Penali per i Minorenni (IPM), dove avviene l’esecuzione dei provvedimenti dell’autorità giudiziaria quali la custodia cautelare o l’espiazione di pena, si registra un andamento decrescente: si passa dai 1.888 ingressi del 1988 ai 1.252 del 2012. E anche questo è dovuto soprattutto al calo degli ingressi di minori stranieri (-41,6%). Ciò detto, tra gli ingressi in IPM, i minori stranieri sono fino al 2007 addirittura in maggioranza e in seguito rappresentano comunque una percentuale ampiamente superiore al 40%. Negli istituti del Nord e del Centro ci sono pochissimi ragazzi italiani, spesso trasferiti dagli istituti del Sud. Al contrario negli IPM del Sud e delle isole si trovano pochissimi stranieri, anche questi spesso trasferiti dagli istituti sovraffollati del Nord.
Il direttore del carcere. Cosa si fa dietro le sbarre? “Qui non abbiamo l’ora d’aria  –  spiega il direttore di Nisida, Gianluca Guida  –  il ragazzo trascorre la maggior parte del tempo fuori dalla cella. Si svegliano alle 7,30, scendono alle 8,15, fanno colazione tutti insieme dopo di che, fino alle 7 della sera, ci sono una serie di esperienze e di attività, tra cui le attività di tempo libero dalle 5 alle 7 del pomeriggio. Il regime è fondamentalmente dedicato a portare avanti tre linee di azione: formazione, istruzione e lavoro sulla persona”.

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http://www.repubblica.it/solidarieta/diritti-umani/2013/07/02/news/rapporto_carceri-62237497/?ref=HREC2-4

Barbagianni a chi?

bbgDare a qualcuno del barbagianni è un reato. Alla Corte di cassazione non piace l’accostamento uomo animale, per questo ha condannato per diffamazione un uomo che aveva definito “babbuino, barbagianni” il vicino di casa, che stava realizzando accanto alla sua abitazione una costruzione, a suo avviso, abusiva.
L’offesa era stata ritenuta di scarso rilievo dal giudice di pace che aveva “perdonato” l’identificazione lasciando l’insulto impunito.
La parte offesa aveva deciso però di continuare la via giudiaziaria fino a ottenere soddisfazione, sia dalla Corte d’Appello sia dalla Cassazione. Per la Suprema corte l’espressione utilizzata aveva oggettivamente una valenza denigratoria …..

http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2012-12-27/barbagianni-reato-161534.shtml?uuid=AbhAnXFH

Liste pulite: approvato il decreto legislativo

elez«Semaforo verde» in Consiglio dei ministri al decreto legislativo che introduce nuove norme in materia di incandidabilità e di divieto di ricoprire cariche elettive e di governo conseguenti a sentenze passate in giudicato. Di fatto non potranno diventare deputato, senatore od europarlamentare, assumere cariche di governo ma neanche ambire a cariche elettive a livello regionale, comunale e circoscrizionale quanti hanno riportato condanne superiori a due anni per tutta una serie di reati gravi che vanno dall’associazione per delinquere al terrorismo, dalla riduzione in schiavitù alla tratta di persone, dal sequestro di persona all’associazione di tipo mafioso e per tutti i delitti contro la pubblica amministrazione (peculato, corruzione, concussione, malversazione ai danni dello Stato).

Esclusi anche coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione sempre per delitti non colposi per i quali siano previste la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni e, quindi, la custodia cautelare in carcere (non viene indicato un elenco preciso, ma le fattispecie possono essere tante: furto, rapina, usura, truffa, favoreggiamento personale, stalking, bancarotta fraudolenta, manipolazione dei mercati, frode fiscale, etc). Una delega in tal senso era stata espressamente affidata all’esecutivo dal ddl anticorruzione entrato in vigore nelle scorse settimane: le nuove norme sulle cosiddette «liste pulite» prevedono la decadenza della carica qualora la causa di incandidabilità (ovvero la sentenza definitiva di condanna) intervenga durante il mandato.

«La scelta è caduta sui reati per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a 4 anni – ha ricordato il ministro della Giustizia, Paola Severino – perché il legislatore li configura come una categoria di reati di gravità e pericolosità rilevanti per i quali è prevista la custodia cautelare. La delega poteva essere riempita con criteri diversi, ad esempio con un’elencazione di reati uno per uno, ma questo avrebbe comportato un rischio elevato di dimenticanze e disattenzioni». Il decreto sulle cosiddette «liste pulite» sarà ora trasmesso al parere delle Commissioni di Camera e Senato chiamate ad esprimere entro 60 giorni un parere obbligatorio ma non vincolante. 

http://www.lastampa.it/2012/12/06/italia/politica/liste-pulite-via-libera-al-decreto-mAxKWbzL5hvRKGh88DewAO/pagina.html