L’ottimismo è ancora fuori luogo…

E’ sempre più buio prima dell’alba: il detto antico rappresenta una prima consolazione di fronte ai dati dell’economia che vedono un presente nero – rischio deflazione, vendite al dettaglio che strisciano sul fondo, fatturato e ordini di nuovo in calo, produzione che arranca … – e indicatori anticipatori che offrono qualche speranza. nei punti di flesso del ciclo, e segnatamente al nadir, il presente è per definizione il punto più basso, e pessimismo e ottimismo sono ambedue possibili.

Questi anni sono stati terribili non solo per i produttori, ma anche per i consumatori. La ricchezza si è deteriorata – sia quella reale (abitazioni), sia quella finanziaria – mentre i redditi si assottigliavano e le famiglie, quando non hanno dovuto vendere i gioielli di casa, hanno virtuosamente cercato di risparmiare di più, sia per precauzione di fronte a un futuro incerto (massimamente per la fragilità dei posti di lavoro e la difficoltà di trovarne) sia per lo sforzo di ricostituire una ricchezza sbrecciata dalla crisi. Ma come dice il buon senso e come diceva Keynes (“quando risparmiate uno scellino togliete a un lavoratore il guadagno di una giornata”) la virtù individuale diventa follia collettiva: il risparmio su scala nazionale toglie carburante e potere d’acquisto alla macchina dell’economia…..

F.Galimberti

Sole 24 ore 15 gennaio 2014

Perchè l’ottimismo è ancora fuori luogo

I fili d’erba della crescita

filiA molti lettori sarà sicuramente capitato di passeggiare su un prato alla fine dell’inverno. E di notare che in quella stagione la terra è una crosta dura, per effetto delle gelate, mentre l’erba che resta è come avvizzita, di un colore quasi marrone. Ripassando di lì, magari la settimana successiva, gli sarà capitato di notare che la terra è diventata più morbida; guardando meglio vi scorgerà dei piccoli fili d’erba verde che hanno rotto la crosta e stanno crescendo. 

Questa metafora campestre è molto efficace per descrivere lo stato attuale dell’economia italiana: l’inverno è stato molto lungo e molto duro ma ci sono segnali di ripresa. Come esili fili d’erba, i segni + cominciano a spuntare nelle tavole statistiche, per mesi coperte pressoché unicamente di tristissimi segni –. I dati Istat di aprile mostrano, rispetto a marzo, un pallido +0,2 per cento sia per i beni di consumo non durevoli sia per i beni intermedi. 

Sempre in aprile, dei tredici settori in cui l’istituto di statistica suddivide l’industria manifatturiera ben otto (quasi mai tra i maggiori) mostrano un andamento positivo rispetto a marzo.Tra questi vanno segnalati il +4,9 per cento dell’elettronica e il +2,5 per cento dei prodotti petroliferi; anche meccanica e chimica mostrano segni di risveglio. Nel confronto con l’aprile 2012, sono tre i settori industriali (farmaceutica, computer, apparecchi elettrici) con segno positivo. A giugno 2012 non ce n’era nemmeno uno.

Segnali positivi non banali si hanno anche per gli ordini ricevuti da diversi settori industriali, specie quelli legati all’esportazione. Tutto ciò alimenta le speranze di ripresa imminente……

Il fatto è che siamo spesso vittime di una sorta di «pessimismo statistico» dei mezzi di informazione che sottolineano quasi sempre il lato negativo, che è naturalmente predominante, impedendo di scorgere segnali di tipo diverso….

Naturalmente non è il caso di comportarsi come quei tifosi che, per una partita vinta dalla squadra del cuore, sognano già la Coppa dei Campioni. L’erba delle ripresa futura potrebbe smettere di crescere improvvisamente perché bruciata da una gelata esterna, che purtroppo non si può proprio escludere, anche per il rallentamento cinese, o soffocata internamente dalla burocrazia e dalle riforme non fatte. Più modestamente possiamo cominciare a pensare (sottovoce) che non siamo necessariamente condannati alla Serie B, anche se dobbiamo ricordare che il campionato delle economie è ben più lungo di un campionato di calcio. 

Mario Deaglio

Pubblicato su La Stampa del 3 luglio 2013

http://lastampa.it/2013/07/03/cultura/opinioni/editoriali/dopo-la-gelata-i-fili-derba-della-crescita-uDzDpQ3kl8krxxuEtwRRQL/pagina.html