Nati nel 2007

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images2GG5RjghkjkhkgjL’Ocse, esprimendo una certa insoddisfazione, dà un voto di “B” all’evoluzione dell’economia globale. Non sembra il caso di assegnare una votazione anche alla ripresa italiana. L’essere usciti, dopo tre lunghi anni, dal tunnel della recessione è già di per se un fatto positivo. E’ però possibile effettuare alcune considerazioni in prospettiva per valutare l’intensità della ripresa e le difficoltà della risalita dal “fosso” in cui si è caduti con la crisi. Un modo per farlo è considerare un individuo che, nato nel 2007 e cioè appena prima dello scoppio della crisi finanziaria, ha oggi 8 anni e domandarsi a che età potrà rivedere il livello medio di benessere (misurato dal reddito pro-capite reale) che caratterizzava l’Italia nell’anno in cui è venuto al mondo. Dipende evidentemente dal ritmo che assumerà la crescita economica nei prossimi anni.

Se il pil aumentasse a un ritmo medio di sviluppo dell’1,5 per cento all’anno, questa persona avrà 19 anni quando, nel 2026, potrà ritrovare il livello del pil pro capite reale che si aveva in Italia alla sua nascita. Con una crescita più consistente, del 2 per cento nel 2017 e del 2,5 dal 2018 in poi, i tempi di recupero si abbrevierebbero di alcuni anni: quell’individuo sarà un quindicenne quando, nel 2022, potrà celebrare la riconquista dei livelli italiani di benessere vigenti alla nascita

Ma anche se lungo e faticoso, il percorso che porta la “classe 2007” a rivedere i livelli italiani di benessere del momento della nascita implica comunque una perdita, da considerare, se non accelera la crescita, in gran parte permanente. (…) La seconda recessione (avviata a metà 2011) ha ulteriormente allontanato il benessere del paese dai livelli impliciti nella dinamica di fondo del periodo 1970-2010. Con una crescita dell’1,5 per cento all’anno, il pil pro capite dell’Italia a prezzi 2014 sarebbe in media nel decennio 2016-2026 di circa 8.000 euro all’anno inferiore rispetto al livello determinato dal trend 1970-2010. Una perdita significativa da considerare, irrecuperabile anche nella prospettiva di lungo periodo. Se invece la crescita fosse più elevata – secondo le ipotesi precedenti, del 2 per cento nel 2017 e del 2,5 dal 2018 in poi – la perdita media nel decennio risulterebbe più contenuta, ma pur sempre consistente (pari a circa 6.000 euro all’anno). Tuttavia, si potrebbe osservare una graduale tendenza dell’indicatore di benessere a riaccostarsi all’evoluzione di lungo periodo che caratterizzava l’Italia prima della seconda recessione: nel 2026, la perdita di pil pro capite rispetto al trend sarebbe di circa 4.000 euro, contro i 7.000 del 2016.

Proiettando in avanti tali dinamiche si osserverebbe che la “classe 2007” potrebbe ricongiungersi ai valori di reddito pro-capite impliciti nel trend 1970-2010 intorno ai 27 anni, cioè nel 2034.

 

Non ci potrà mai essere una ripresa solida e robusta se Renzi non penserà agli italiani “classe 2007

di Sergio de Nardis

http://www.ilfoglio.it/economia/2015/06/14/non-ci-potr-mai-essere-una-ripresa-solida-e-robusta-se-renzi-non-penser-agli-italiani-classe-2007___1-v-129788-rubriche_c272.htm