Dopo il turbine, l’ingorgo

calendarioDal turbine post-elettorale non usciremo prima di fine aprile in quanto la Repubblica ha le sue regole, scolpite nella Costituzione. Fintanto che la Carta resta questa, ci sono procedure da seguire e un calendario istituzionale da tenere a mente.  

 Le tre date-chiave del nostro destino sono il 15 marzo, il 15 aprile e il 15 maggio. Insomma, ricorre costantemente lo stesso numero. Per gli appassionati della smorfia napoletana, corrisponde al ragazzo, «’o guaglione». Avrà un significato recondito? Chi può dirlo. 

 Di sicuro, la XVII legislatura incomincia alle Idi di marzo, che cadono tra l’altro di venerdì. Quel giorno, sconsigliato a Cesare, sono fissate le sedute inaugurali della Camera e del Senato. Perché così in avanti? Non si potevano convocare prima? A quanto pare, no. C’è tutto un lavoro finalizzato a verificare le percentuali e a proclamare gli eletti, i quali sono attesi dal 12 marzo in Parlamento per farsi conoscere, registrare e ricevere il famoso tesserino che li trasforma, da esponenti della società civile, in onorevoli o senatori, politici insomma. …

 Nel frattempo gli sconfitti si leccheranno le ferite, i vincitori assorbiranno la sbronza e torneranno coi piedi per terra. È opinione diffusa in alto loco che questi 17 giorni saranno parecchio utili per consentire ai protagonisti di riordinare le idee in vista della fase successiva, quella che prende avvio dal 15 marzo appunto. Allorché si dovranno mettere a frutto le prime intese politiche (sempre che siano maturate) per eleggere anzitutto la seconda e la terza carica dello Stato. 

 Questo adempimento non ruberà troppo tempo. Per il presidente della Camera, basteranno al massimo 4 votazioni poiché alla quarta il quorum si abbasserà, e chi ha vinto il premio di maggioranza potrà imporre il proprio candidato. Sul presidente del Senato (che tra l’altro diventa il «supplente», casomai il «Number One» fosse impedito, e perciò risulta secondo nelle gerarchie del Cerimoniale), l’elezione è stata studiata apposta per evitare le lungaggini.  

 Per farla breve, pure a Palazzo Madama il 19 marzo al massimo sarà tutto chiarito, uffici di presidenza compresi. Nell’agenda di Napolitano c’è dunque scritto che dal 20 in poi non potrà prendere altri impegni perché dovrà tenere le consultazioni, dare l’incarico, concordare la lista dei ministri, accogliere il giuramento del governo, rinviarlo alle Camere per il voto di fiducia. E senza perdere un solo istante perché il tempo stringe, incombe la data successiva. Il 15 aprile si riuniranno le Camere e i rappresentanti delle Regioni per eleggere il successore di Napolitano.  

 Non è una data scelta a casaccio, bensì indicata dalla Costituzione che prescrive la seduta comune 30 giorni esatti prima che si concluda il settennato. Napolitano scade il 15 maggio (fu eletto il 10 ma giurò fedeltà alla Repubblica cinque giorni dopo). Ecco perché entro il 15 aprile il nuovo governo dovrà essere non solo nato, ma dovrà pure trovarsi nella pienezza dei suoi poteri…

http://www.lastampa.it/2013/02/25/italia/speciali/elezioni-politiche-2013/il-governo-non-puo-attendere-la-data-ultima-e-il-aprile-4WNTQIuXst4kpNXOLEHYsO/pagina.html

Quale partito mi somiglia di più?

Ecco un test politico-elettorale che aiuta a capire quali partiti rappresentano di più le proprie posizioni politiche in base ai programmi elettorali e alle dichiarazioni pubbliche dei leader prima delle elezioni.

È un progetto no-profit dell’Associazione Openpolis, ideato e realizzato con il contributo di DEPP.

http://politiche2013.voisietequi.it/

Voto per corrispondenza: non spetta agli studenti italiani all’estero

parisGli studenti che temporaneamente risiedono all’estero non sono i compresi nella lista di quelli che si trovano per motivi di servizio o missioni internazionali e che quindi possono beneficiare del voto per corrispondenza. Secondo le leggi in vigore (pdf) infatti, queste categorie sono “gli appartenenti alle  Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio e i professori e ricercatori universitari”.
Per tutti gli altri la formula è perentoria: “Cittadini italiani che si trovino temporaneame all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”. Quindi la soluzione è o tornare in Italia, senza che il viaggio venga rimborsato se non nelle tratte nazionali, oppure niente voto…
Da poche ore è stata lanciata una petizione online che chiede al ministro degli Esteri, Giulio Terzi, di prendere in considerazione la possibilità per gli studenti Erasmus di partecipare al voto.

Un esperimento simile era stato lanciato dal sito IoVotoFuoriSede, che da due anni si batte per introdurre anche in Italia il voto per delega, il voto per corrispondenza o il voto in un diverso seggio. Il disegno di legge è arrivato in Senato ma fermo lì, in discussione dal 16 ottobre 2012.

http://www.repubblica.it/politica/2013/01/17/news/erasmus_elezioni_rischio-50752005/?ref=HREC1-2