10 domande & risposte sul referendum costituzionale

ref1) Quando è stata votata dal Parlamento la riforma della Costituzione e perché sarà necessario sottoporla a un referendum popolare?

La riforma della Costituzione è stata approvata dal Parlamento in via definitiva il 12 aprile 2016, dopo una doppia lettura al Senato e alla Camera. Poiché però l’approvazione è avvenuta con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera, secondo quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione  il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere – entro tre mesi dalla pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale – un referendum confermativo da parte di un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali, come è effettivamente accaduto. Va ricordato che per il referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, non è previsto un quorum di partecipazione per la sua validità.

2) Nella storia della Repubblica ci sono precedenti di modifiche della Costituzione e relativi referendum?

Nella storia della Repubblica sono state realizzate diverse revisioni della Costituzione, anche se nella maggior parte dei casi su aspetti molto specifici. In due casi si è dovuti ricorrere al referendum confermativo, non essendo stato raggiunto in Parlamento il quorum dei due terzi.
Il 7 ottobre 2001 gli elettori approvarono con il 64% di voti favorevoli le modifiche introdotte dal governo dell’Ulivo nel Titolo V della seconda parte della Costituzione, modifiche che intendevano porre le basi per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale.
Nel 2005 anche il Governo Berlusconi promosse un progetto organico di revisione della seconda parte della Costituzione, volto a rafforzare i poteri dell’esecutivo e ad ampliare il federalismo. Questa riforma fu però bocciata nel referendum popolare del 25/26 giugno 2006, con il 62% di voti contrari.

3) Quali sono i punti qualificanti della riforma introdotta dal disegno di legge Boschi?

Il disegno di legge del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi contiene due punti qualificanti: la modifica della disciplina del Parlamento italiano con il superamento dell’attuale bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo V della Costituzione. Accanto a questi interventi maggiori il Ddl governativo prevede la soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e altre misure volte al contenimento dei costi istituzionali.

4) Come è composto il nuovo Senato previsto dalla riforma?

Nella riforma il Senato diventa il ramo parlamentare rappresentativo delle istituzioni territoriali. È composto da 95 senatori, non più eletti dal popolo ma scelti dai Consigli regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano tra i propri membri e tra i sindaci dei Comuni del proprio territori (uno per ciascuna Regione e Provincia autonoma per un totale di 21 componenti). Ai senatori rappresentativi del territorio si aggiungono 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per i loro meriti per un periodo di 7 anni, non rinnovabile. Resta immutata la previsione che chi è stato Presidente della Repubblica sia senatore a vita alla fine del suo mandato.
La composizione del Senato si rinnova in tempi differenti, in quanto la durata del mandato di senatore è legata a quella dei Consigli regionali o Provinciali che li hanno eletti.

5) Quali saranno, in caso di vittoria del “sì” nel referendum, le funzioni principali del Senato e quali funzioni invece verranno meno rispetto ad oggi?

Le funzioni principali del nuovo Senato saranno: assicurare la rappresentanza degli interessi territoriali a livello di formazione della legislazione statale; essere una sede di raccordo tra diversi livelli di governo nazionale e concorrere alla funzione di raccordo tra questi e l’Unione Europea. Al fine di svolgere queste funzioni, il Senato è chiamato a esercitare anche compiti di valutazione e di controllo dell’operato del Governo in aree che toccano gli interessi delle autonomie territoriali. Il Senato non sarà invece più chiamato a votare la fiducia al Governo e non partecipa alla funzione di indirizzo politico dell’azione del Governo.

6) Che cosa cambia dal punto di vista dell’iniziativa legislativa?

L’iniziativa legislativa è riconosciuta al Governo, e alla Camera dei deputati, che esercita da sola la funzione legislativa, tranne nei casi in cui è prevista l’approvazione collettiva di una legge da parte di entrambe le Camere. L’iniziativa legislativa è mantenuta in capo agli elettori e sono previste garanzie perché i disegni di legge popolari siano discussi. Sono poi previste altre forme di partecipazione degli elettori all’esercizio della funzione legislativa grazie all’introduzione in Costituzione dei referendum propositivi e d’indirizzo, oltre ad altre forme di consultazione.

7) La riforma introduce nuove garanzie democratiche?

La riforma introduce alcune garanzie democratiche come lo Statuto delle opposizioni per la Camera dei deputati e la tutela dei diritti delle minoranze parlamentari nei due rami del Parlamento. Entrambe le previsioni dovranno essere tradotte in puntuali disposizioni dei regolamenti parlamentari e non è possibile prevedere allo stato attuale in quale modo sarà effettivamente garantita l’opposizione politica. Tra le garanzie costituzionali va annoverata la nuova disciplina dell’elezione del Capo dello Stato da parte del Parlamento in seduta comune con l’innalzamento del quorum rispetto a quello attuale.

8) Nella riforma il ruolo dello Stato centrale viene rafforzato o indebolito?

La riforma ritorna sul Titolo V introducendo alcune modifiche che vanno nella direzione di un rafforzamento del ruolo dello Stato centrale. Tale obiettivo è realizzato attraverso l’eliminazione delle materie che attualmente ricadono nella competenza concorrente, l’incremento delle materie riservate alla legislazione esclusiva statale e l’introduzione della clausola di salvaguardia già menzionata o della clausola di intervento. Restano invariati gli altri aspetti relativi all’attribuzione ai Comuni delle funzioni amministrative, salvo diversa disposizione in forza dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e l’autonomia finanziaria.

9) Quali sono gli aspetti che nella riforma risultano ancora poco chiari?

In particolare le modalità di elezione dei senatori, l’esercizio collettivo della funzione legislativa da parte di Camera e Senato e la revisione del Titolo V nel segno di una maggiore centralizzazione.

10) Il referendum di ottobre riguarderà anche la nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum?

No, la nuova legge elettorale della Camera dei deputati, entrata in vigore il 1° luglio, non sarà oggetto del referendum costituzionale. Qualora il referendum avesse esito negativo, e dunque nulla dovesse cambiare relativamente alle funzioni del Senato, si avrebbero due leggi elettorali diverse per i due rami del Parlamento: l’Italicum per la Camera e il cosiddetto “Porcellum” per il Senato.
13 luglio 2016

Approvata la riforma costituzionale

rifrmcostCon 361 sì e 7 no la Camera ha approvato il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione. Era richiesta la maggioranza assoluta dei voti (316), superata abbondantemente dalle forze che sostengono il governo, a cui si sono aggiunti i voti dei verdiniani e dei tosiani. Le forze di opposizione, invece, non hanno partecipato al voto.

Il testo è stato approvato in un’aula semivuota soltanto dai partiti della maggioranza mentre le opposizioni – M5S, FI, Lega, Fratelli d’Italia e Sinistra italiana – hanno deciso di uscire dall’emiciclo. Si conclude così un lungo percorso iniziato a marzo del 2014, subito dopo l’insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, e che ora avrà un coda decisiva con il referendum confermativo di ottobre.

La riforma costituzionale approvata definitivamente modifica e completa quella del Titolo V del marzo del 2001, che ha introdotto il Federalismo: stop al bicameralismo perfetto; un Senato con meno poteri legislativi e composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali ma con legittimazione popolare che potrà proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera; nuovo Federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato. Abolizione definitiva delle Province e del Cnel. 

http://www.lastampa.it/2016/04/12/italia/politica/rush-finale-per-la-riforma-costituzionale-le-opposizioni-non-voteranno-BpWSbGzC3NRab0wJGo49GO/pagina.html

Cosa cambia con la riforma

http://www.lastampa.it/2016/04/12/italia/politica/addio-bicameralismo-nuovo-senato-e-federalismo-ecco-cosa-cambia-con-la-riforma-costituzionale-hTL8gvle7Bw6F5aii2aq2I/pagina.html

Come sarà il nuovo Senato : scheda

http://www.corriere.it/politica/16_aprile_12/nuovo-senato-legge-camera-un-aula-disertata-opposizioni-a166ccf8-00bd-11e6-8701-d21ef4c79bc6.shtml

 

 

 

“Andare a votare merita il nostro tempo ed il nostro sforzo”

gneuCari cittadini, ci accingiamo ad eleggere il nuovo Parlamento dell’Unione europea. Quest’anno la nostra voce conterà più che in passato: per la prima volta la potremo impiegare per influire significativamente sulla scelta di chi guiderà la Commissione europea verso il futuro – si legge nell’appello al voto dei Presidenti della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, della Repubblica Federale Tedesca Joachim Gauck e della Repubblica di Polonia Bronislaw Komorowski – Allo stesso tempo, i nuovi membri del Parlamento Europeo avranno una responsabilità crescente nell’ambito del processo di formazione delle leggi. Ciò che faranno sarà importante per tutti noi e per ciascuno di noi europei”….

Siamo in larga maggioranza consapevoli dei vantaggi, concreti e quotidiani, che ci vengono dall’appartenenza all’Unione Europea. Oggi sono dati per scontati le libertà e i diritti fondamentali. Non dovrebbero essere considerati come acquisiti una volta per tutte. Essi devono essere invece costantemente riaffermati e difesi” – hanno proseguito i tre Presidenti – per questo “andare a votare merita il nostro tempo ed il nostro sforzo“. –

“Ormai da tempo si è affermato uno stile di vita europeo al quale la maggior parte di noi non intende rinunciare. Essere cittadini europei significa oggi poter vivere, lavorare ed esercitare un’attività imprenditoriale dovunque, all’interno dei confini dell’Unione – si legge sempre nell’appello – Significa poter viaggiare senza controlli alle frontiere e, spesso, senza neppure la necessità di dover cambiar moneta. Significa poter studiare a Varsavia, Roma, Berlino ed in qualsiasi altra città in Europa. Significa poter esprimere il proprio punto di vista liberamente, sempre e dovunque. Essere europei significa, in definitiva, essere liberi”.

 

http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Appello-al-voto-dei-presidenti-Napolitano-Gauck-e-Komorowski-9847aa6a-39d2-40a4-913f-bc1dcd6b7256.html

Protezione assoluta per le telefonate del Presidente della Repubblica

pdrDistruggere nel più breve tempo le registrazioni casualmente effettuate di conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica”.

Questa la “soluzione” indicata dalla Corte Costituzionale nella sentenza sul conflitto sollevato dal Quirinale nei confronti della procura di Palermo. Questa mattina sono state, infatti, depositate le motivazioni della sentenza con cui, lo scorso 4 dicembre, la Consulta accolse il conflitto sulle telefonate tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’allora ministro dell’Interno Nicola Mancino, disposte nell’ambito dell’indagine sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia.

La diffusione del contenuto dei colloqui  – ha evidenziato la Consulta – sarebbe estremamente dannosa non solo per la figura e per le funzioni del capo dello Stato, ma anche, e soprattutto, per il sistema costituzionale complessivo”…..

http://www.ilgiornale.it/news/interni/trattativa-stato-mafia-consulta-distruggere-intercettazioni-875132.html

Non ottimisti, ma meno pessimisti

1210799000lDkORlItaliani sempre più sfiduciati, ma con attese (speranze?) di un miglioramento nel prossimo anno. Questo emerge dal rapporto 2012 su Gli Italiani e lo Stato.
Diminuiscono la fiducia, con l’eccezione dell’Unione Europea, e la soddisfazione nei servizi, pubblici e privati.
La crisi ha colpito duro e all’italiano restano la famiglia e l’arte di arrangiarsi.

http://www.demos.it/a00796.php?ref=HREC1-4

Viviamo tempi liquidi. Ricorro alla metafora – nota e fin troppo usata – di Zygmunt Baumann. Il quale, per descrivere i cambiamenti del nostro tempo, ha liquefatto tutto. Dalla società alla modernità. All’amore. Tuttavia, nessun’altra definizione mi pare altrettanto efficace per riassumere i dati di questa XV indagine di Demos (per Repubblica), dedicata al rapporto fra gli Italiani e lo Stato. Anni liquidi…..

Le istituzioni: hanno perduto credibilità e fiducia fra i cittadini, negli ultimi anni. A partire dalle più accreditate: le Forze dell’ordine e il Presidente della Repubblica. La stessa magistratura arranca (10 punti in meno negli ultimi due anni). E poi i governi territoriali: Comuni e Regioni, fino a poco tempo fa simboli del federalismo, alternativi al centralismo statale. Cedono anch’essi. In misura significativa. Come le associazioni di rappresentanza economica – sindacali e imprenditoriali. Per non parlare delle banche. Per definizione, istituti di “credito”… In costante perdita di “credito…

http://www.repubblica.it/politica/2012/12/31/news/italiani_politica_speranza-49713312/?ref=HREC1-4

Elezioni anticipate. Quando?

Nel dibattito sulla data delle prossime elezioni politiche si è inserita la questione del rinnovo dei consigli regionali di Lombardia, Lazio e Molise. Teoricamente, si potrebbe fare l'”election day” il 10 febbraio, sciogliendo le Camere fra il 4 e il 29 dicembre. Ma è difficile che ci si arrivi, sia per gli adempimenti parlamentari, sia se si vuole passare (ma questo non è certo) per una crisi di governo. In ogni caso, il percorso verso le elezioni non è agevole. Per l’election day il 10 marzo (data richiamata nella nota del Quirinale al termine dell’incontro fra il Capo dello Stato, i presidenti delle Camere e il presidente del Consiglio Monti) il Presidente della Repubblica dovrebbe sciogliere le Camere fra il 31 dicembre e il 24 gennaio. In entrambi i casi (voto a febbraio o marzo) una parte della campagna elettorale si svolgerebbe nel periodo delle festività di fine 2012-inizio 2013. E c’è l’ipotesi – che fino a poco tempo fa era la più accreditata, di votare il 7 aprile (la domenica dopo Pasqua). In tal caso, lo scioglimento dovrebbe aver luogo fra il 27 gennaio e il 21 febbraio. Ecco tutti i tempi tecnici.

Le consultazioni e lo scioglimento

Per avviare la procedura di scioglimento anticipato delle Camere è opportuno verificare se in Parlamento c’è una maggioranza favorevole al voto. Per avviare la procedura si può anche partire dalla crisi di governo. In tal caso è sufficiente che il Presidente del Consiglio vada dal Capo dello Stato e si dimetta. Quest’ultimo, però, può rinviarlo alle Camere per accertare – con un dibattito che può concludersi con o senza un voto – se la maggioranza c’è ancora. Oppure può accogliere le dimissioni, poi consultare i gruppi parlamentari, gli ex capi dello Stato e i presidenti delle Camere, per capire se si può formare un nuovo governo e per sapere quanti sono i favorevoli e i contrari allo scioglimento anticipato delle Camere. Si tratterebbe, comunque, di uno scioglimento anticipato “tecnico”, perchè precederebbe di poco la fine naturale della legislatura.
Secondo la Costituzione, “il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse” (articolo 88 Cost.). Esaurita la fase delle consultazioni il Capo dello Stato Napolitano dovrebbe chiedere al Presidente della Camera e al Presidente del Senato un “consiglio” sullo scioglimento delle Camere. Si tratta di pareri non vincolanti, ma politicamente e istituzionalmente “pesanti“. Se, alla fine di tutto questo percorso, il Quirinale decidesse che non c’è altra via, si andrebbe alle elezioni. Di solito, questa trafila richiede almeno un paio di settimane, a meno che le forze politiche non siano già concordi e si presentino al Quirinale già compatte e decise, abbreviando i tempi.

Dal decreto al voto

Dal momento dello scioglimento con decreto del Capo dello Stato (su deliberazione del Consiglio dei ministri) che “indice le elezioni delle nuove Camere e ne fissa la prima riunione”, secondo l’articolo 87 Cost., passano fra i 45 e i 70 giorni prima del voto. L’articolo 61 della Costituzione stabilisce che “le elezioni delle nuove Camere hanno luogo entro settanta giorni dalla fine delle precedenti. La prima riunione ha luogo non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni”. Secondo la normativa elettorale vigente, il decreto di scioglimento “è pubblicato nella Gazzetta Ufficiale non oltre il 45° giorno antecedente quello della votazione”. In altre parole, non si può votare se non almeno 45 giorni dopo lo scioglimento (secondo la legge) ed entro 70 (secondo la Costituzione). In Italia non si è mai votato per le politiche prima della fine di marzo (il 27, nel 1994, all’inizio della cosiddetta “Seconda Repubblica”), anche per evitare le intemperie invernali, che potrebbero incoraggiare l’astensionismo. 

http://www.lastampa.it/2012/11/16/italia/i-tuoi-diritti/cittadino-e-istituzioni/approfondimenti/elezioni-anticipate-fra-marzo-e-aprile-fROVuVSTblBhOElFExTkhJ/pagina.html