Pil mondiale: stime al ribasso

pil mondiale  2016+3,2%, è la stima di crescita del Pil mondiale fornita dall’Fmi per il 2016

+1,9%, è la crescita stimata del Pil Inglese per quest’anno, cifra al ribasso a causa del potenziale Brexit

+1,5%, è la stima di crescita dell’economia europea per quest’anno

L’economia globale cresce a ritmi troppo lenti. Lo confermano Christine Lagarde e Maurice Obstfeld, rispettivamente direttore e capo economico dell’Fmi. Per quest’anno il Fondo monetario internazionale ha previsto un andamento del Pil globale del +3,2%, poco al di sopra dell’anno precedente (3,1%).

Gli economisti dell’Fmi hanno portato al ribasso quasi tutte le stime di crescita mondiale, a partire da quella della Gran Bretagna che inizialmente per il 2016 doveva essere del +2,2% mentre è stata portata all’1,9% (a causa dell’instabilità creata dal potenziale Brexit). Per l’Unione Europea le previsioni sono decisamente poco rosee e vedono per quest’anno una crescita di 1,5 punti percentuali (mentre per il prossimo anno dovrebbe essere dell’1,7%). La Cina, invece, vedrà un leggero calo nei prossimi due anni (dai +6,5% del 2016 passerà ai +6,2% del prossimo anno).

http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/04/13/pil-mondiale-stime-dellfmi-al-ribasso-per-il-2016-la-crescita-sara-solo-del-32/

 

Si crescerà meno del previsto

cresssL’Italia nel 2016 crescerà molto meno del previsto. A gelare le speranze del nostro Paese sono le nuove previsioni dell’Ocse, che ha sensibilmente ritoccato al ribasso le stime di crescita per l’anno in corso. Il Pil dovrebbe crescere – secondo l’organizzazione con sede a Parigi – soltanto dell’1%, meno dell’1,4% previsto a novembre e nettamente meno dell’1,6% inserito dal governo nella nota di aggiornamento al Def.

Una revisione al ribasso che riguarda l’intera economia mondiale, la cui crescita è stata rivista al ribasso al 3% per il 2016 e 3,3% per il 2017, 0,3 punti in meno dell’outlook di novembre.

Per l’Eurozona si stima un’espansione dell’1,4% nel 2016 e dell’1,7% nel 2017 (+1,8% e +1,9% secondo le stime di novembre dopo un +1,5% nel 2015), mentre gli Usa si confermano in forma più robusta, sia pur in ripiegamento: +2% nel 2016 e +2,2% nel 2017 (+2,5% e +2,4% a novembre) dopo un +2,4% nel 2015. Se la cava anche il Regno Unito: +2,1% nel 2016 e +2% nel 2017 (+2,4% e +2,3% secondo le stime di novembre) dopo un +2,2% nel 2015. Il Giappone rimane invece un pò in affanno: +0,8% quest’anno e +0,6% l’anno venturo (+1% e +0,5% secondo le stime di novembre) dopo un +0,4% nel 2015.

Per quanto riguarda le principali economie dell’Eurozona, la revisione al ribasso più dura spetta alla Germania: +1,3% nel 2016 e +1,7% nel 2017 (i dati di novembre prevedevano un +1,8% nel 2016 e un +2% nel 2017) dopo un +1,4% nel 2015. Regge bene, invece, la Francia che, dopo un’espansione dell’1,1% lo scorso anno, è vista in crescita dell’1,2% nel 2016 e dell’1,5% nel 2017, in entrambi i casi un taglio delle stime di appena lo 0,1%.

http://www.huffingtonpost.it/2016/02/18/ocse-stime-pil_n_9261086.html

 

http://www.oecd.org/

 

 

Profonda recessione

L’Italia non riesce a rialzare la testa e resta in profonda recessione. Nel primo trimestre 2013, il Pil è caduto dello 0,5% rispetto ai tre mesi precedenti e del 2,3% sullo stesso periodo dello scorso anno: è il settimo trimestre consecutivo in calo. Una recessione così lunga non si era verificata dal primo trimestre del 1990, ma soprattutto significa che l’Italia non registra alcuna crescita economica dalla seconda metà del 2011. Peggio: ancora una volta i dati rilevati dall’Istat sono più negativi delle attese degli economisti. Gli addetti ai lavori avevano previsto un calo dello 0,4% rispetto alla fine dello scorso anno e del 2,2% sui primi tre mesi del 2012. A fine marzo, quindi, la variazione acquisita per l’anno in corso è dell’1,5%, in negativo: si tratta del calo del Pil in assenza di qualunque aggiustamento fino da qui alla fine dell’anno…..

La debolezza dell’Italia  risulta ancora peggiore se confrontata con le performance dei Paesi anglosassoni. Nel confronto con il trimestre precedente, il Pil Usa è salito dello 0,6% e quello inglese dello 0,3%.

In Europa, invece, si mette in evidenza il lieve progresso della Germania (+0,1%), seppure sotto le attese, che si confronta con l’ingresso in recessione della Francia in  calo dello 0,2%. Si tratta della seconda recessione in un anno. L’ingresso della Francia in zona recessione “non è una sorpresa”: è “largamente dovuto al contesto dell’area euro”, sono state le parole del ministro dell’economia francese Pierre Moscovici, che ha assicurato che il Paese manterrà al tempo stesso la previsione di una crescita dello 0,1% nel 2013 e il suo obiettivo di invertire la curva della disoccupazione entro l’anno.
Eurozona.  Nel primo trimestre 2013 il Pil è diminuito dello 0,2% nell’Eurozona (Ue a 17) e dello 0,1% nella Ue a 27, rispetto al trimestre precedente. Nel quarto trimestre 2012, secondo le stime di eurostat, i tassi di crescita erano rispettivamente pari a -0,6% e -0,5%. Nel confronto con il primo trimestre 2012 il Pil (al netto delle variazioni stagionali) è sceso nel primo quarto 2013 dell’1% nell’area euro e dello 0,7% nella Ue27, dopo i -0,9% e -0,6% del quarto trimestre 2012.

http://www.repubblica.it/economia/2013/05/15/news/istat-58828572/?ref=HREC1-4