Quella spinta del fattore «T» (tasse e tassi d’interesse)

Quando i mercati partono con questa velocità viene da chiedersi se si tratta di una fiammata o di un aumento duraturo. La risposta è più complicata di quanto appaia, però si può tentare di analizzare i segnali. Primo: nel corso del 2017 la Fed ha fatto capire che i tassi di interesse aumenteranno gradualmente. Secondo, Donald Trump ha varato la riforma fiscale che prevede un forte abbassamento delle imposte (cosa che piace sempre ai mercati finanziari). Terzo: la Banca centrale europea ha avviato il dimezzamento della politica di acquisto di titoli del debito pubblico (quantitative easing) ma non ha intenzione di rendere più costoso il denaro. Segnali che per le società quotate rappresentano uno scenario di tranquillità. Si fanno poi sempre più robusti i dati sulla ripresa dell’economia e l’andamento delle aziende, soprattutto negli Stati Uniti, stanno evidenziando forti progressi negli utili. Risultato: l’attesa di un aumento dei dividendi piace sempre agli investitori.

Ma veniamo all’Italia: i segnali intermittenti che arrivano dallo spread, che oscilla intorno a 160 punti, sono legati da un lato alle scelte della Banca centrale europea, dall’altro al voto del 4 marzo. Quanto più lo scenario si farà incerto tanto più la Borsa si metterà a fibrillare. Con un elemento che è cambiato, questo sì, profondamente. La crisi delle 11 banche (da Veneto Banca a Etruria), in qualche modo, alla fine, è stata governata e dunque il sistema del credito potrà dare più attenzione alle esigenze di sviluppo delle imprese. In un momento nel quale, tanto per osservare un dato, le esportazioni crescono al ritmo del 7%. E il Prodotto interno lordo, timidamente, ha imboccato la via della crescita superiore all’1,5%.

Come dire: la crisi morde ma le aziende più solide (alcune quotate) hanno risposto molto bene. E non è un caso se nel corso del 2017 le matricole che si sono affacciate sul listino di Piazza Affari sono state ben 39 e nel corso del 2018 ne sono attese almeno una cinquantina. Segno che la Borsa rappresenta un meccanismo di finanziamento dello sviluppo che viene di nuovo preso in considerazione (anche se deve competere con la nuova febbre dei tulipani-bitcoin).

A questo punto il tema sono gli investitori internazionali: ormai il 51% del capitale delle società per azioni quotate è detenuto da fondi pensione, gestioni patrimoniali, banche che hanno modificato (in positivo) la loro percezione sull’Italia. Il nodo sarà conservare questo clima nei prossimi mesi perché, come recita un adagio di Borsa, gli investitori hanno una memoria d’elefante e le gambe da lepre. Le inversioni possono essere molto rapide nella scelta di diversificazione del portafoglio. Non a caso quando scattano le vendite, Milano è sempre il listino più penalizzato, per certi versi il più fragile quando si scatenano le speculazioni al ribasso.

Una vecchia regola di Borsa era questa: se il dollaro sale le Borse salgono, se il dollaro scende le Borse vanno giù. In questi giorni. con l’euro ai massimi da tre anni (circa 1,21). la regola è stata contraddetta. Si tratta di vedere quanto durerà o se i manuali degli operatori andranno cambiati

Nicola Saldutti

Corriere della Sera , 5 gennaio 2018

http://www.corriere.it/economia/18_gennaio_05/quella-spinta-fattore-t-tasse-tassi-d-interesse-10669c48-f1e7-11e7-97ff-2fed46070853.shtml

 

Ripresa più solida, ma pressioni sui prezzi ancora insufficienti

 La ripresa “si sta irrobustendo”. E siccome è anche sospinta dalla domanda interna, Mario Draghi ritiene sia “meno vulnerabile” rispetto ad eventuali “shock esterni”, ossia agli scossoni geopolitici che stanno agitando il mondo da mesi. Ma a fronte delle pressioni crescenti, sopratutto dei Paesi nordeuropei, Germania in testa, perché la Bce esca dal lungo periodo di emergenza, Draghi ha messo le mani avanti. 

Il presidente della Bce ha ricordato qual è l’obiettivo principale dei guardiani della moneta – l’inflazione al 2% – e ha sottolineato che le pressioni sui prezzi sono ancora insufficienti per abbassare la guardia: “Abbiamo ancora bisogno di politiche monetarie molto accomodanti”. I salari “crescono ancora troppo lentamente”, per dirne una. Alcuni analisti hanno cominciato a scommettere su una diminuzione degli acquisti dei bond da 60 miliardi già a settembre – il presidente della Bce li ha invitati a mantenere il sangue freddo.

A una settimana da una riunione della Bce che rivedrà le stime sul Pil e sull’inflazione dell’eurozona e che molti analisti attendono con ansia per avere indicazioni sull’avvio dell’uscita dal Quantitative easing – l’acquisto di bond pubblici e privati da 60 miliardi di euro al mese – e persino l’orizzonte in cui Francoforte potrebbe ricominciare ad alzare i tassi, Draghi ha raffreddato le aspettative. 

Il presidente della Bce, solitamente restìo a fare commenti politici (a una domanda sulle elezioni in Italia ha risposto infatti di non essere la persona adatta per un commento sul tema), ha ribadito che l'”euro è irreversibile”, ma soprattutto che “non bisogna avere paura di cambiare i Trattati”, con evidente riferimento all’attuale ripartenza del motore franco-tedesco e ai piani annunciati da Angela Merkel ed Emmanuel Macron di voler rafforzare l’eurozona anche rivedendo i Trattati. “Dobbiamo assicurare l futuro dell’eurozona attraverso una costruzione più stabile e resistente”, ha detto.

Draghi, europeista di ferro, ha puntualizzato che “la vulnerabilità dell’eurozona” può anche essere ricondotta “una mancanza di autonomia fiscale – e la questione ora è capire come arrivarci”: Ma i due pilastri per raggiungerla sono “la fiducia e la convergenza”, secondo il presidente della Bce. D’altra parte, per il banchiere centrale italiano è chiaro che l’eterogeneità dei tassi di crescita tra le varie economie dell’area dell’euro rappresentino una fragilità e che siano riconducibili ai ritardi nelle riforme strutturali. Dunque, “servirebbe una discussione sulle riforme strutturali come quella che si fa sul bilancio”. 

Tonia Mastrobuoni

La Repubblica 29 maggio 2017

http://www.repubblica.it/economia/2017/05/29/news/mario_draghi_parlamento_europeo-166723528/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1