Troppe leggi poche regole

labirinto…Abbiamo in circolo leggi sui tosaerba, sulle camicie da notte, sulle galline, sui pedaggi stradali dei camionisti. Il virus legificatore ha contagiato pure i prosciutti, con tre leggi sul San Daniele (rispettivamente del 1970, del 1990, del 1999) e un’altra sul pignoramento dei prosciutti (vi si provvede «con l’apposizione sulla coscia di uno speciale contrassegno indelebile»: legge n. 401 del 1985).

Tuttavia non basta, non basta mai. E il parapiglia normativo che s’è scatenato attorno al decreto salva Roma ne è solo l’ultima esibizione: regole sulle lampade a incandescenza, sulle slot machine, sui chioschi in spiaggia, sulle sigarette elettroniche. Non regole qualunque, no: regole di legge. Quelle che Calderoli, nel 2010, finse di bruciare col suo lanciafiamme spento. Quelle che Bassanini, nel 1997, voleva eliminare attraverso un ampio processo di delegificazione, rimpiazzandole con altrettanti regolamenti. Senza curare il male alla radice, dato che il male è il troppo diritto che ci portiamo in groppa, e dato che per noi asinelli cambia poco se a spezzarci la schiena è una norma regolamentare anziché legislativa. Ma almeno i regolamenti sono flessibili, rapidi da approvare così come da abrogare. Se invece confezioni il prosciutto in una legge, per sconfezionarlo avrai bisogno del voto di mille parlamentari, della promulgazione del capo dello Stato, del visto di legittimità della Consulta.

Risultato: se il secondo millennio si è chiuso all’insegna della delegificazione, il terzo ha inaugurato l’epoca della rilegificazione. Magari con meno provvedimenti rispetto alla prima legificazione (negli anni Sessanta le Camere approvavano una legge al giorno, escluse le domeniche), tuttavia con provvedimenti più corposi, ciascuno gonfio come un panettone. E con una pletora di norme astruse, di ridondanze, di strafalcioni sintattici e giuridici. La qualità della nostra legislazione è peggiorata, come no. Anche la quantità, però: nel 1962 le 437 leggi decise in Parlamento sviluppavano 2 milioni di caratteri; nel 2012 le leggi sono state 101, ma i caratteri sono diventati 2,6 milioni.

Da qui un paradosso: l’Italia delle troppe leggi è un Paese senza legge. Perché nel diritto, così come nella vita, dal pieno nasce un vuoto. Se ti martellano troppe informazioni t’ubriachi, e alla fine resti senza informazioni. Se la legislazione forma una galassia, nessuna astronave potrà esplorarla per intero. E il cittadino sarà solo, ignaro dei propri poteri, alla mercé d’ogni sopruso……

M.Ainis Corriere della Sera 30 dicembre 2013

http://www.corriere.it/editoriali/13_dicembre_30/troppe-leggi-poche-regole-29bafae4-711d-11e3-acd7-0679397fd92a.shtml

Proibiti i castelli di sabbia?

Volete fare un bagno gratis attraversando la spiaggia attrezzata? È un diritto garantito dalla legge. E vietato dalle norme. Ripetiamo il concetto: un diritto allo stesso tempo tutelato (fin quasi in riva al mare) e negato (lì proprio dove batte l’onda). È come potersi tuffare da un trampolino purché ci si fermi prima di toccare l’acqua. Un cortocircuito legislativo. E in teoria i castelli di sabbia in riva al mare potrebbero essere proibiti così come l’uso di «armi» quali palette e secchielli….

La norma «buona» è un comma della legge finanziaria 2007. Impone l’«obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione, anche al fine di balneazione». «Anche»? Che significa? Posso prendere il sole? Mettere giù il telo? Tirar su il castello di sabbia? È un «anche» che resta appeso.
A questo punto arrivano le norme «cattive», che valgono erga omnes, quindi anche per chi paga l’ombrellone di un bagno privato. Sono ordinanze comunali o regionali. Coprono gran parte del litorale italiano. Alla base ci sono direttive di sicurezza delle Capitanerie di Porto. Sono quasi in fotocopia. E nel «quasi» c’è la differenza tra le più severe e le più liberali. Tutte proibiscono di occupare con ombrelloni, sdraio e accessori simili «la fascia di battigia» destinata al libero transito, in genere 5 metri.

 

http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_19/spiaggie-5metri-riva-mare_299ce714-d161-11e1-aa2d-fec7547fb733.shtml