Più facile dirsi addio

didivChe ci si sia sposati in Comune o in Chiesa da qualche giorno dirsi addio è diventato più facile. Almeno in apparenza.

Una nuova legge – approvata definitivamente dalla Camera la settimana scorsa (il 6 novembre, pubblicato in Gazzetta) – ha, infatti, aggiunto due riti a quello tradizionale che prevede il passaggio dalle aule del Palazzo di Giustizia. Ma anche la Chiesa, per voce di Papa Francesco, ha deciso di rendere più semplice e soprattutto non costoso l’annullamento del matrimonio per vizio di fondo, l’unica forma di fine dell’unione concessa dalla Chiesa. Non è, invece, ancora passata la riduzione da tre a un anno del tempo che deve passare tra il momento della separazione a quello del divorzio. L’obiettivo dichiarato dal ministro della Giustizia Orlando è quello di rendere più veloce la separazione e il divorzio, per i quali oggi si possono impiegare anche anni.

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Le nuove possibilità
Vediamo, dunque, di fare il punto della situazione insieme ad Anna Galizia Danovi, avvocato presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, e Riccardo Pesce, avvocato presso lo studio Danovi.

1) Separazione dall’avvocato – I coniugi, assistiti da almeno un avvocato per parte, per prima cosa devono sottoscrivere un accordo con il quale si impegnano a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia. Superata questa prima fase, i legali trattano e se l’accordo sulla separazione o sul divorzio (che in Italia sono due fasi diverse) viene finalmente trovato, questo deve essere trasmesso al Procuratore della Repubblica. Deve essere trasmesso sempre: sia se vi sono figli minori sia se non vi siano. «Nel testo approvato dal governo, il vaglio del procuratore della Repubblica era previsto solo in presenza di figli minori o maggiorenni equiparati a minori, ovvero non economicamente indipendenti o portatori di handicap – dice Anna Galizia Danovi -. Chi non aveva figli, invece, non era sottoposto ad alcun controllo dell’autorità giudiziaria. Anche se per le coppie senza figli si tratta di un solo controllo formale, di fatto è tornato in essere il principio della non completa disponibilità delle parti dei propri diritti».

Nel caso di coppie con figli minori o equiparati il controllo è nel merito, ovvero che l’accordo corrisponda all’interesse dei figli. Sarà, poi, l’avvocato a trasmettere entro 10 giorni (non è chiaro da quando partano i 10 giorni) l’intesa all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio è iscritto.

2) Separazione dal sindaco – La possibilità è riservata solo a una minoranza di coppie: devono essere senza figli e l’accordo non deve contenere un “trasferimento patrimoniale”. «Il testo approvato non è chiaro – dice Galizia Danovi – e sembrerebbe prevedere una procedura in due tempi: i coniugi prima depositano l’accordo e la domanda di separazione/divorzio in Comune e, successivamente, ma non prima di 30 giorni, vengono chiamati per la conferma. Bisognerà vedere come si orienterà la prassi, ma non sembra una procedura rapida e snella».

Il giudizio
Bene o male questa riforma? «Sicuramente un elemento positivo è che si voglia velocizzare il procedimento – risponde la presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia – . Vi sono però alcuni elementi negativi, o quantomeno di insoddisfazione, per una legge che – come d’uso, purtroppo – non riforma organicamente il sistema ma si limita ad aggiungere norme senza un vero coordinamento. E così, il testo approvato evitava – in assenza di figli – ogni passaggio giudiziale, di fatto rendendo istantanea l’entrata in vigore dell’accordo. Oggi invece si prevede in ogni caso una trasmissione dell’accordo al Procuratore della Repubblica, il che inevitabilmente comporterà una dilatazione dei termini, e se il carico sarà enorme – come prevedibile – sarà da vedere se i tempi saranno effettivamente inferiore all’attuale. È evidente che la legge modificherà completamente quanto oggi accade riportando al pubblico ministero il potere e le competenze che oggi spettano al giudice. Inoltre, la nuova legge non pare sufficientemente cautelante per le parti c.d. “deboli” (pensiamo soprattutto ai figli ma anche al coniuge che a volte, per la complessità del caso, non riesce a comprendere pienamente il passo che sta per affrontare)».

«È evidente – conclude – che questa norma ha il solo scopo di alleggerire il carico del Tribunale. Inoltre, questa è un’ulteriore prova del fatto che lo Stato intende sempre più liberarsi delle difficoltà – in larga parte create dallo Stato stesso – attribuendo alla parte privata il compito di risolverle. Queste sono tutte indicazioni che ci portano a concludere che l’intento della legge è quello di privatizzare ulteriormente la giustizia, obiettivo in alcuni ambiti apprezzabile ma di estrema delicatezza per quanto concerne il diritto di famiglia. L’eliminazione – ovvero il sostanziale ridimensionamento – del controllo dell’autorità giudiziaria avrà l’effetto di rovesciare, e senza che sia detto esplicitamente, l’impianto connesso al diritto di famiglia che tra l’altro più volte è stato difeso dalla Corte Costituzionale. Si tratta di un impianto che certamente andava riformato, ma che avrebbe meritato una riforma organica e con ampie garanzie di protezione per le parti deboli».

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http://27esimaora.corriere.it/articolo/separazione-e-divorzio-consensualee-davvero-piu-facile/

Semplicemente figli

Da domani i figli saranno semplicemente figli, senza aggettivi ulteriori. Cancellate le distinzioni tra «legittimi» e «naturali», tutti saranno sullo stesso piano e avranno medesimi diritti (a partire da quelli ereditari).

I tempi cambiano e i codici si adeguano. La riforma del diritto di famiglia, contenuta nel decreto legislativo 154 firmato dal capo dello Stato quattro giorni prima di Capodanno e in vigore da domani, non modifica soltanto termini e definizioni, ma rivoluziona la prospettiva con cui guardare ai legami tra i genitori e le loro creature.

Non solo: anche i nonni si guadagnano uno spazio di rilievo nell’ordinamento, il loro desiderio di non separarsi dai nipoti è adesso riconosciuto per legge. Il corpo delle nuove regole, introdotte dalla legge 219 del 2012 e messe a punto da una Commissione guidata dal giurista Cesare Massimo Bianca, rappresenta una svolta.

Una tappa fondamentale dopo il divorzio, la grande riforma del 1975 e la riforma delle adozioni.

Molti principi sono in realtà già entrati nella prassi, consolidata nelle aule dei tribunali o imposta dagli organismi europei. Il decreto adesso fa ordine, cancella norme obsolete, sancisce concetti innovativi. Alcune associazioni, come Crescere insieme o Colibrì, sostengono che la Commissione ha travalicato i limiti posti dal Parlamento, squilibrando di fatto i rapporti a favore di un solo genitore (che è quasi sempre la madre).

Dibattito aperto, sarà la pratica a chiarire chi ha torto o ragione. Di sicuro, le novità non sono poche: come la possibilità del minore di essere «ascoltato» dal giudice, o il dovere dei genitori di «occuparsi» dei figli anche se sono maggiorenni e finché non raggiungono l’indipendenza economica (qualcuno lo chiamerà il diritto del bamboccione). O ancora l’obbligo del giudice a cercare tutti gli aiuti concreti possibili per far crescere i bambini nelle loro famiglie, anche in caso di gravi difficoltà economiche. La chiave del decreto può essere trovata nella sostituzione della parola «potestà» con «responsabilità». Non più il «potere» dei genitori, ma il dovere di prendersi cura di chi hanno messo al mondo.

http://27esimaora.corriere.it/articolo/famiglia-si-cambiadallaffido-condiviso-in-caso-di-divorzio-ai-diritti-dei-nonni/

IN DETTAGLIO:

http://www.corriere.it/foto-gallery/cronache/14_febbraio_05/famiglia-si-cambia-e6596cf6-8eac-11e3-afb4-50ae7364e5b3.shtml#1

Figli naturali e legittimi con gli stessi diritti
Basta discriminazioni in caso di eredità

Quando il Consiglio dei ministri, lo scorso luglio, diede il via libera al decreto che aggiornava il diritto di famiglia, il premier Enrico Letta annunciò trionfante: «Scompare dal Codice civile la distinzione tra figli di serie A e B. È un grandissimo fatto di civiltà». L’equiparazione tra tutti i nati, adesso distinti soltanto se «fuori» o «all’interno» del matrimonio, è il cardine stesso della riforma avviata con la legge 219 del 2012 (completata appunto dal decreto che entra in vigore domani). Le conseguenze sono tante, e investono in primo luogo il campo dell’eredità, cancellando ogni discriminazione. Spiega l’avvocato Anna Galizia Danovi, presidentessa del Centro per la riforma del diritto di famiglia: «È stata eliminata la facoltà di commutazione, che prevedeva la possibilità per i figli legittimi di escludere dalla comunione ereditaria i figli naturali. Tanto per capirci: loro si tenevano il castello e agli altri davano solo una somma in denaro». Chi nasce all’esterno del matrimonio ha un legame giuridico non solo con il genitore, ma anche con i relativi familiari che saranno a tutti gli effetti suoi «parenti» (ancora una volta con evidenti ricaschi in caso di successione). È stato portato a dieci anni il termine di prescrizione per l’accettazione dell’eredità da parte degli ex figli naturali. Se invece l’erede è un nascituro, l’amministrazione dei beni spetta sia al padre che alla madre. «Intendiamoci — chiarisce Gloria Servetti, presidente della IX Sezione civile del Tribunale di Milano — il principio di uguaglianza dei figli era già immanente nel nostro ordinamento. Con il decreto legislativo viene reso effettivo e riconoscibile all’interno del Codice».

Le vecchie parole cancellate dalla norma
“Potestà genitoriale” e “adulterini”

È uno degli ultimi articoli del decreto legislativo, il numero 105 su un totale di 108. Ma ha un’importanza centrale anche se riguarda solo una «sostituzione di termini», quindi un problema prettamente linguistico. Per esempio scompare il concetto di «potestà», sostituito dalla «responsabilità genitoriale». «L’impegno del padre e della madre — commenta l’avvocato Danovi — cessa di essere un potere sul figlio minore e diviene un’assunzione di responsabilità nei suoi confronti, tenendo conto delle capacità, delle inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni». È esattamente un capovolgimento di visuale, i genitori non hanno (solo) diritti ma anche (e soprattutto) doveri. Nonostante riforme e svecchiamenti, nel Codice civile erano rimasti termini antichi, che evocavano giudizi spregiativi. Come la definizione di «figlio adulterino», rimosso negli anni da quasi tutte le norme ma rimasto ancora nelle disposizioni attuative del Codice. O ancora l’espressione «figlio incestuoso», eliminata dalla legge 219 del 2012. «Oggi l’articolo 251 del Codice Civile — commenta l’avvocato Anna Galizia Danovi, — fa riferimento al “figlio nato da persone tra le quali esiste un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un vincolo di affinità in linea retta”. Il figlio ex incestuoso oggi “può essere riconosciuto previa autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio”, mentre prima il riconoscimento era possibile solo se il genitore o i genitori ignoravano la propria parentela». Conclude la presidentessa del Centro per la riforma del diritto di famiglia: «Come è evidente, non sono modifiche solo lessicali»……………..