Le offese via Facebook possono costare care

fbbbUna sola parola: «stronzo». Così due studentesse del liceo artistico di Novara, quattro anni fa, avevano apostrofato su Facebook un loro insegnante dell’epoca, un sessantenne oggi in pensione. Un insulto che costerà loro la bellezza di mille euro, 500 a testa.

E’ la cifra che Sara S. e Gaia R. si sono rese disponibili a pagare per ottenere il «perdono» dell’insegnante che non aveva per nulla gradito il post ingiurioso ed era corso a fare denuncia.

La vicenda si è chiusa martedì  in tribunale: le due ragazze, oggi ventenni, erano a processo per diffamazione aggravata e rischiavano una condanna da 6 mesi a 3 anni. Dopo una lunga trattativa fra le parti coinvolte, si è trovato l’accordo per il risarcimento del danno. Querela ritirata. Il giudice ha pronunciato sentenza di «non doversi procedere». Una trattativa difficile, perché per mesi una delle studentesse ha sostenuto di non avere quei soldi: «Lavoro part time e non posso permettermi una somma così alta, quasi pari a uno stipendio mensile». In aula, il dietrofront.

http://www.lastampa.it/2014/01/24/edizioni/novara/due-ex-liceali-risarciranno-il-professore-insultato-su-facebook-aT9hKVy9FRv7rGMrtSQ8KJ/pagina.html

250 mila euro di risarcimento: responsabile il figlio minore

MILANO – Undici anni fa, nell’estate del 2002, Claudio e Angela, due genitori milanesi, iscrissero uno dei loro due figli, Daniel, allora tredicenne, a una gita in bicicletta con l’oratorio feriale a Robecco, sull’alzaia del Naviglio Grande. Da quel giorno la loro vita è cambiata. Pedalando sulla pista ciclabile, la bicicletta di Daniel incrociò quella di una pensionata che procedeva in senso opposto. Le bici si toccarono e la donna cadde in acqua e morì. Claudio era al lavoro, a Milano. Angela era a fare le pulizie. Daniel era lontano, affidato ai responsabili dell’oratorio. Ma per il tribunale i colpevoli della tragedia sono Claudio e Angela, che tra poche settimane dovranno versare 250 mila euro di risarcimento. E’ la cosiddetta «culpa in educando». I genitori – scrive il giudice nella sentenza di primo grado – anche se non presenti al momento del fatto, sono «comunque tenuti a dimostrare di avere impartito al minore stesso un’educazione adeguata a prevenirne comportamenti illeciti». Un incubo che nessun genitore vorrebbe passare. «La giustizia italiana sta portando alla rovina la nostra famiglia, per pagare perderemo la nostra casa. Non siamo delinquenti, siamo persone oneste – accusa Claudio Pedrazzoli – E’ una vergogna. Avevamo affidato nostro figlio a un’istituzione, con lui c’erano persone che avrebbero dovuto prendersene cura. E’ a loro che si deve chiedere conto, non a noi».

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_giugno_4/pista-ciclabile-risarcimento-vittima-naviglio-grande-2221487120128.shtml?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter

 

Furto in pigiamino.

ciabattinaMamma e papà gli avevano negato il giocattolo elettronico che tanto desiderava. Non volevano (o non potevano) comprarglielo. Allora lui, un bambino di origine ghanese di soli 10 anni, ha pensato di andare a prenderselo. Ieri sera ha aspettato che i suoi genitori si addormentassero, poi verso mezzanotte è sgattaiolato fuori dal suo lettino, è uscito di casa e si è avventurato tra le strade di Vicenza in pigiama, giubbotto e ciabatte; una volta arrivato davanti al negozio di giocattoli ha sfondato con un sasso la vetrina e si è preso quello che voleva. E già che c’era ha pensato anche alla sorellina, prendendo un pensierino anche per lei. Roba da far rimpiangere strilla e capricci, anche se forse, nella sua mente non sapeva di aver appena compiuto un reato che i grandi chiamano furto. 

 È bastato poco agli agenti della Polizia di Vicenza, allertati da un vicino svegliato dalla vetrina in frantumi, per capire quello che era successo. Anche se probabilmente nemmeno loro si aspettavano di trovare un ladro bambino, nascosto dietro un cespuglio: a tradirlo una ciabattina, persa nella fuga. Come Cenerentola, corsa via al rintocco della mezzanotte. Ma quella è una favola, e la mezzanotte a quel punto era passata da un pezzo. Le scuse del minore non hanno convinto gli agenti che, con le cautele del caso, sono riusciti ad avere l’indirizzo di casa. Mamma e papà, entrambi lavoratori e ben inseriti nel contesto sociale, dormivano pacificamente, e hanno avuto non poche difficoltà a credere al racconto degli agenti: erano sicuri che il loro bambino fosse a letto, nella sua camera a dormire e forse a sognare proprio quel giocatt

http://www.lastampa.it/2013/04/04/italia/cronache/spaccata-in-un-negozio-di-giocattoli-il-ladro-era-un-bambino-in-pigiama-9zt8sHIyS7HH7GZYzSdvkN/pagina.html

Pasta, pomodoro e risarcimento

de ceccoLo spot si svolge tutto in cucina. Dove un uomo è alle prese con la preparazione di un piatto di pasta al pomodoro. Tra le difficoltà nel reperire le materie prime per la preparazione – dall’aglio al basilico oramai secco, fino al pomodoro non proprio di giornata – il cuoco poco provetto afferma con convinzione che l’unica cosa che serve è una pasta di qualità.

 Dal Consorzio San Marzano parte una nota ufficiale che è una reprimenda nei confronti della De Cecco. Lo spot, per i produttori, «è lesivo dell’immagine del pomodoro San Marzano», provocando «grave nocumento economico per gli operatori agricoli ed industriali impegnati nel ciclo di coltivazione e trasformazione». Poi l’affondo: «Questa rappresentazione pubblicitaria trasmette all’ascoltatore il messaggio che per esaltare la pasta basta anche solo denigrare altri prodotti ….. Per queste ragioni, oltre a richiedere al pastificio De Cecco di rettificare lo spot, il Consorzio fa richiesta di compensare il danno causato nelle forme che l’azienda riterrà più efficaci concordandole con il Consorzio. Lo stesso nelle more valuterà ogni azione di tutela nelle sedi opportune».

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/salerno/notizie/a_tavola/2013/13-marzo-2013/spot-de-cecco-denigra-pomodoroil-consorzio-san-marzano-chiede-danni-azienda-212164329902.shtml

Violazione dei diritti umani se c’è sovraffollamento in carcere

prigioneL’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza.

La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_08/carceri-strasburgo-condanna-italia_bce42e00-597a-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml

 

In Italia l’82,6% dei detenuti sconta in cella tutta la sua pena, senza poter usufruire di misure alternative al carcere e ciò, secondo gli esperti, è la concausa dell’alto numero di recidività. Se sette detenuti su 10, il 68,5%, tornano a commettere reati una volta usciti dal carcere e quindi a riempire quelle celle già stipate da oltre 66 mila persone, è chiaro che il sistema penale così com’è non sta assolvendo al suo compito.

http://www.lastampa.it/2012/09/27/italia/cronache/carceri-i-numeri-dell-emergenza-cuQaozA6CqOq9pj9mGYQfO/pagina.html