Smartphone cannibale: ha reso obsoleti oggetti di uso comune

Orologi, navigatori, fotocamere, telecamere, registratori, torce, apparecchi musicali, sveglie, radio. I giornali. Persino i chewing-gum, travolti dalla mancanza di noia che prima colpiva l’avventore alla cassa del supermercato, ora sostituita dalla curiosità morbosa (e magnetica) con la quale interagiamo con uno schermo di pochi pollici.

L’esordio: 29/6/2007

Potremmo definirlo il potere distruttivo dello smartphone, di cui l’iPhone incarna l’essenza (anche per l’attesa messianica con cui accogliamo ogni nuovo modello). Un simbolo che ha raggiunto i dieci anni di età – il 29 giugno 2007 faceva il suo esordio negli Stati Uniti – portandoci il mondo in tasca. Connettendoci ovunque e con chiunque, mutando a tal punto le nostre esigenze da fagocitare prodotti prima iper-ricercati (vedi le macchine fotografiche digitali, ora contenute al suo interno) e mettendo fuori mercato intere filiere industriali.
Il capo economista di Google, Hal Varian, ieri in un’intervista rilasciata a questo giornale si è spinto addirittura oltre: «Si può concludere – ha detto – che l’introduzione dello smartphone abbia ridotto il prodotto interno lordo del mondo».

I neoluddisti

Visto l’autorevole punto di osservazione – Varian proviene dall’azienda pioniera del progresso tecnologico, il cui potere taumaturgico è basato su un algoritmo – segnala un’inattesa prova a favore per il partito dei (neo) luddisti tecnologici. Quelli che non credono alla tesi schumpeteriana della «distruzione creatrice». Quel drastico processo selettivo che ogni nuova dirompente innovazione porta con sé, contribuendo al fallimento di alcune aziende incapaci di intercettare il cambiamento ma al tempo stesso favorendo la nascita di altre. La prima impressione leggendo i dati del Consumer Electronics Association, l’associazione delle aziende del largo consumo negli Stati Uniti, è che Varian abbia ragione.

Le vittime


Se in questi dieci anni gli smartphone sono cresciuti del 536% (superando quota 1,6 miliardi nel 2016) i lettori MP3 sono sostanzialmente spariti (-87% rispetto al 2007). Neanche i navigatori se la passano troppo bene (-80%) travolti dalle applicazioni di geo-localizzazione (ma qui le mappe di Google sono leader di mercato e per questo rischiano di essere oggetto delle contestazioni della Commissione europea). Le fotocamere digitali, che nei primi anni Duemila inducevano i produttori a sfidarsi a colpi di investimenti per migliorare la risoluzione in termini di pixel, sono crollate del 66%.

L’effetto distorsivo


Uno studio appena redatto dalla società di consulenza Accenture va ancora oltre. Perché segnala l’effetto dirompente degli smartphone anche sulle vendite di altri prodotti informatici, teoricamente non in aperta sovrapposizione. È il caso delle console di gioco (in crescita sì del 18%, ma meno delle attese degli analisti per il 2017), dei laptop, dei tablet, persino della tv a ultra-definizione che non avrebbe ancora scontato l’effetto di un’altra innovazione potenzialmente distruttiva, il cosiddetto Oled (Organic Light Emitting Diode), diodo organico a emissione di luce che permette di migliorare la qualità di fruizione dei video al livello dell’ultra-hd di Sony e Lg ed è stato integrato da Samsung sui suoi dispositivi.
Anche le altre società di consulenza, da McKinsey a Boston Consulting, da Deloitte a EY arrivano più o meno alle stesse conclusioni.

Il paradosso candela

Lo smartphone sta fagocitando tutto ciò che gli si avvicina. Ma tutti concordano su un punto che Roberto Verganti, della scuola di direzione aziendale del Politecnico di Milano, chiama il «paradosso della candela». «Lo smartphone ha messo fuori gioco le candele per illuminare in caso di oscurità. Ma negli ultimi quattro anni i consumi sono aumentati in Europa del 28,5%, perché ora la candela serve a profumare gli ambienti». Si salva chi cambia pelle e si adatta. Senza contare l’indotto della digital economy, che Andrea Falleni, ad di Capgemini Italia, collega alla smartphone economy : «Senza non ci sarebbero Uber, Airbnb e tutte le applicazioni di car sharing». Ha ancora ragione Schumpeter?

FABIO SAVELLI

Corriere della Sera, 28 giugno 2017

 

http://www.corriere.it/economia/17_giugno_29/smartphone-cannibale-af62c532-5c2e-11e7-9050-dbcde4ab4109.shtml

Hard e soft skills

sskillsFiorella Pallas è stata Marketing manager, imprenditrice, Trainer. Oggi, invece, è una Talent Coach, dopo un percorso di individuazione e cambiamento che ha saputo tradurre in percorsi formativi per identificare, allenare e risvegliare i talenti naturali che pochi sanno di avere. Ha scelto le pagine di Skuola.net per aiutare i ragazzi ad allenare le proprie capacità.

Passiamo anni a formarci, prima a scuola, poi all’università, poi ai master, e alla fine usciamo da questo percorso molto preparati da un punto di vista tecnico. Nessuno, però, ci ha insegnato a gestire ciò che nella vita ci farà fare la differenza nei momenti che contano: le emozioni, lo stress, la motivazione, le paure. Tutte quelle chiavi senza le quali l’espressione della parte tecnica risulterà difficile. Nella vita come nel lavoro, infatti, non si viene valutati solo sull’aspetto tecnico, ma anche sulle competenze comportamentali, denominate dagli psicologi del lavoro soft skills, in contrapposizione con le hard skills, le competenze tecniche. Scopriamo, allora di cosa si tratta.

SOFT SKILLS: QUALI? – Esistono diversi tipi di soft skills :
Skills cognitive, che determinano il modo di ragionale e quindi, ad esempio le capacità di problem solving, di analisi , etc.
skills realizzative, quindi come si traducono i pensieri in azione e si palesano nella capacità di pianificazione, di gestione del tempo, etc.
skills relazionali, come mi rapporto agli altri? So lavorare in team? So comunicare con i colleghi?
skills manageriali, che riguardano le capacità di leadership, la motivazione personale e di squadra, etc.
skills trasversali, spesso abilitanti rispetto alle altre soft skill: flessibilità, tolleranza allo stress, gestione emotiva.

IL PESO NELLA SELEZIONE – Ma che peso hanno queste competenze sulla selezione da parte delle aziende? Normalmente le aziende operano una scrematura sui CV in base alle competenze ed esperienze professionali pregresse e il voto di laurea, ma poi la scelta definitiva sul candidato avviene nel momento del colloquio, soprattutto in base all’aderenza delle sue soft skills rispetto al profilo atteso dall’azienda. In definitiva, dunque, sapersi relazionare, avere buone capacità comunicative, di gestione, di leadership e via dicendo equivale sicuramente a possedere un biglietto da visita vincente.

LA SKILL PIU’ IMPORTANTE – Esistono alcune soft skills piu importanti di altre? C’è sempre un denominatore comune, alla base di tutte queste capacità, e si tratta di una qualità imprescindibile per riuscire nella vita: la fiducia in se stessi. Osare passare all’azione, osare fare, accettare di fare emergere il proprio potenziale: il legame che esiste tra successo e fiducia in sé stessi è assolutamente innegabile. Brian Tracy, motivatore e scrittore di best seller sulla crescita personale, ha condotto un’importante ricerca prendendo a campione molte persone di successo, per cercare di capire se, tra questi, vi fossero fattori in comune. Ne ha trovati addirittura 80, ma sul gradino del podio, immancabile e più importante, la fiducia in sé.

FIDUCIA IN SE STESSI, SKILL DA ALLENARESi possono avere tutti gli strumenti necessari per realizzare i propri obiettivi, ma se non si crede in se stessi si fallirà. Come scrisse Whitmore, il padre del coaching, “La nostra performance è data dal nostro potenziale meno i nostri ostacoli interni, il maggiore dei quali è la mancanza di fiducia in se stessi”. Il successo, che è la capacità di raggiungere qualcosa, aumenta proporzionalmente alla fiducia che si ha di se stessi, perché questa serve per osare, per passare all’azione e, alla fine, raggiungere gli obiettivi. Ma c’è una buona notizia: per quanto possiamo essere convinti del contrario, la fiducia in sé non è innata: è una delle tante qualità mentali che possiamo sviluppare, rafforzare ed aumentare, applicando le giuste strategie. E’ certo molto più facile restare ben saldati a terra senza mettersi mai veramente in gioco, ma la fiducia in sé è un muscolo che va allenato ogni giorno, tutto sta nel perseverare.”

 

http://www.lastampa.it/2014/07/11/blogs/skuola/cerchi-lavoro-allena-le-tue-skills-personali-zpoyLW3hixMlVuNYYBC38H/pagina.html

Com’è andato l’a.s. 12/13 ?

studddStudenti un po’ più bravi. Quelli che  si sono diplomati nel luglio 2013 sono un po’ di più e hanno registrato esiti migliori rispetto agli anni precedenti. .

CLASSI QUINTE  – A giugno il 95,5% degli scrutinati dell’ultimo anno di corso è stato ammesso agli esami superati poi dal 99,1% dei candidati. Rispetto all’anno precedente si registra un lieve incremento sia degli studenti ammessi che dei diplomati.

LE ALTRE CLASSI – Quanto agli esiti degli scrutini, il tasso di ammissione alla classe successiva resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il primo anno di corso è il più selettivo, con una percentuale di ammissione alla classe successiva pari all’83,2%. All’aumentare dell’anno di corso la quota dei promossi diviene progressivamente più alta, arrivando a 91 ammessi su 100 al termine del quarto anno.  I Licei registrano il maggior numero di ammessi alla classe successiva (94,1%), seguono l’istruzione artistica (87,8%), gli istituti tecnici (85,2%); gli istituti professionali si collocano all’ultimo posto (80,6%) nonostante un lieve miglioramento rispetto all’anno passato.

MATEMATICA, INSUFFICIENZE E ECCELLENZE – Gli studenti che non sono stati scrutinati per non aver raggiunto la frequenza dei tre quarti del monte ore annuale complessivo sono pari all’1,8% rispetto all’1,6% dell’anno precedente. Il fenomeno è in aumento e rilevante specialmente nel primo anno di corso (2,9%), con una tendenza a decrescere negli anni successivi. Infine Matematica resta croce e delizia degli studenti: è la disciplina che da un lato registra studenti con il maggior numero di insufficienze, rispetto a italiano e lingue straniere, e dall’altro il maggior numero di eccellenze con la massima votazione.

http://www.corriere.it/scuola/14_gennaio_15/maturita-ansie-paure-ma-poi-tutti-promossi-dd0bc304-7e0a-11e3-80bb-80317d13811d.shtml

Strane domande nei colloqui di lavoro.

colloquio-di-selezione[1]Negli Stati Uniti durante i colloqui di lavoro può capitare di ricevere domande come: “Un pinguino entra dalla porta del tuo ufficio con in testa un sombrero. Che cosa dice?” Oppure: «Quale canzone riassume meglio la tua etica?» (Dell, produttrice di personal computer). «A cosa pensi quando sei da solo in auto?» (società di sondaggi Gallup). «Come si fa un panino al tonno?» (Astron, consulenza aziendale). «Quante mucche ci sono in Canada?» (Google). «Che voto mi daresti da 1 a 10 come intervistatore?» .  Sono alcune tra le 25 domande più strane rivolte nel 2012 negli Stati Uniti ai candidati in cerca di un impiego dai selezionatori per la ricerca del personale. E sono quesiti volutamente spiazzanti ….

I cacciatori di teste (su richieste specifiche da parte solitamente di società di consulenza e multinazionali di estrazione americana) possono fare domande per testare la capacità logiche e le modalità di ragionamento.

Qualche esempio?

«Quanti sciatori ci sono in Italia?

Quante palline da golf servono per riempire una stanza?

Quanto vale il mercato degli spazzolini da denti?

Si presenti con analogia ad un animale

Che cosa porteresti sull’isola deserta?

La finalità è quella di verificare la modalità di ragionamento del candidato, testarne i valori e la determinazione. Spesso insomma non c’è una risposta giusta alla domanda…»

http://www.lastampa.it/2013/01/17/italia/cronache/strategie-per-i-colloqui-di-lavoro-faccia-finta-di-essere-un-animale-7IWg7cCrWQTXSUUOblg6dL/pagina.html