Istat, meno matrimoni in Italia

marrRiserva conferme e qualche sorpresa l’ultimo rapporto Istat su«matrimoni, separazioni e divorzi». Nel 2014 sono stati celebrati in Italia 189.765 matrimoni, circa 4.300 in meno rispetto all’anno precedente.

Nel quinquennio 2009-2013, il calo e’ stato in media di oltre 10mila matrimoni all’anno. Nel complesso, dal 2008 al 2014 i matrimoni sono diminuiti di circa 57.000 unità. La diminuzione dei matrimoni riguarda soprattutto le prime nozze tra sposi di cittadinanza italiana: 142.754 celebrazioni nel 2014, oltre 40mila in meno negli ultimi cinque anni (il 76% del calo complessivo). Questo avviene anche perché i giovani italiani sono sempre meno numerosi per effetto della prolungata diminuzione delle nascite. Diminuisce anche la propensione a sposarsi. Nel 2014 sono stati celebrati 421 primi matrimoni per 1.000 uomini e 463 per 1.000 donne, valori inferiori rispettivamente del 18,7% e del 20,2% sul 2008. Il calo arriva al 25% per la primo-nuzialità sotto i 35 anni. Al primo matrimonio si arriva sempre più «maturi». Nel 2014 gli sposi hanno in media 34 anni e le spose 31 (entrambi un anno in piu’ rispetto al 2008). Le seconde nozze, o successive, sono 30.638 nel 2014. Anche se in lieve flessione in valore assoluto, prosegue l’aumento della loro incidenza sul totale dei matrimoni, dal 13,8% del 2008 al 16,1% del 2014

Secondo l’Istat, la minore propensione al primo matrimonio è da mettere in relazione con i mutamenti sociali che da alcuni decenni si vanno progressivamente diffondendo e amplificando da una generazione all’altra, determinando eterogeneità nelle modalità e posticipazione dei tempi di costituzione della famiglia. Ad articolare i percorsi familiari è in particolare la diffusione delle unioni libere, che in alcuni casi rappresentano una fase di preludio al matrimonio, ma che possono anche ricoprire un ruolo ad esso del tutto alternativo. Le unioni di fatto sono più che raddoppiate dal 2008, superando il milione nel 2013-2014. In particolare, le convivenze more uxorio tra partner celibi e nubili arrivano a 641mila nel 2013-2014 e sono la componente che fa registrare gli incrementi più sostenuti, essendo cresciute quasi 10 volte rispetto al 1993-1994 . I dati sulla natalità confermano che le libere unioni sono una modalità sempre più diffusa di formazione della famiglia: oltre un nato su quattro nel 2014 ha genitori non coniugati.

Per quanto riguarda invece l’instabilità coniugale, i dati del 2013 e del 2014 mettono in luce una fase di «assestamento» del fenomeno. Nel 2014 le separazioni sono state 89.303 e i divorzi 52.335, le prime in leggero aumento e i secondi in lieve calo rispetto all’anno precedente (rispettivamente +0,5% e -0,6%). In media ci si separa dopo 16 anni di matrimonio, ma i matrimoni piu’ recenti durano sempre meno. Le unioni interrotte da una separazione dopo 10 anni di matrimonio sono quasi raddoppiate, passando dal 4,5% dei matrimoni celebrati nel 1985 all’11% per le nozze del 2005. L’età media alla separazione è di 47 anni per i mariti e 44 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge, rispettivamente, 48 e 45 anni. Questi valori sono aumentati negli anni soprattutto per effetto della posticipazione delle nozze a età più mature. In crescita le separazioni con almeno uno sposo ultrasessantenne (7,5% nel 2014). Il 76,2% delle separazioni e il 65,4% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli. Nell’89,4% delle separazioni di coppie con figli i genitori hanno scelto l’affido condiviso

http://www.corriere.it/economia/15_novembre_12/istat-meno-matrimoni-italia-coppie-fatto-superano-milione-e8559000-892a-11e5-9216-e8e41772d34a.shtml

Istat

http://www.istat.it/it/archivio/173316

 

 

Fuga dal matrimonio

fdmLA FESTA è finita. Fiori d’arancio, fedi, cerimonie, viaggi di nozze, pranzi di parenti e liste di regali: storie di ieri, riti appassiti. I giovani non si sposano più. Né al Nord e neppure al Sud. Amore sì, ma niente contratti, l’Italia ha ormai toccato il minimo storico dei matrimoni civili e religiosi, un crollo vertiginoso, nel 2013 i “sì” sono stati 194.057 mila (ultimo dato Istat). Erano 50mila in più 10 anni fa. Record negativo storico. E non è che all’estero sia molto diverso, i Millennials americani, i trentenni diventati maggiorenni nel nuovo secolo, stanno facendo precipitare le statistiche del “grande giorno”, industria delle nozze compresa. Nessuno rinuncia a passioni e sentimenti, attenzione, chi non si sposa spesso convive. Tanto che le unioni di fatto, dice l’Istat, nel nostro paese sono già ben oltre un milione, e la vera novità è il numero sempre maggiore dei bambini che nascono fuori dal matrimonio, il 26 per cento più di un neonato su quattro.

I demografi si interrogano: siamo alla fine del “modello mediterraneo” di famiglia? Se il vincolo coniugale non è più sentito come necessario per mettere al mondo un figlio, né come rito religioso (in picchiata le cerimonie in chiesa, 44mila in meno in 5 anni) davvero allora l’istituto del matrimonio finirà alle ortiche? Del resto la nuova legge che equipara, in tutto e per tutto, i bambini nati da genitori sposati ai piccoli delle coppie “more uxorio” ha cambiato lo scenario italiano, eliminando ogni discriminazione. Con delle zone d’ombra però. «Alla fine si è sposato anche Vasco Rossi — sottolinea con ironia Letizia Mencarini, demografa all’università di Torino — nonostante il mito della vita spericolata». Perché per le coppie di fatto ancora oggi restano in piedi divieti e differenze, che riguardano, paradossalmente, ormai più gli adulti che i bambini. «Sul fronte sanitario e sul fronte patrimoniale le differenze sono marcate. Gli ospedali sono molto rigidi sui diritti di visita o di decisione dei partner non sposati, non esiste ad esempio l’ereditarietà della pensione. Ma è soltanto questione di tempo, perché seppure con i nostri ritardi prima o poi si arriverà a nuove forme di tutela delle convivenze ».

In ogni caso, per l’Italia, suggerisce Mencarini, il vero cambiamento riguarda i tanti, tantissimi figli che nascono fuori dal matrimonio. «Oggi sono il 26 per cento dei neonati, nel 2000 erano soltanto il 10 per cento. È un dato enorme. E da un punto di vista sociale una rivoluzione dei costumi ». Come se fosse caduto, per sempre, e anche al Sud, lo stigma morale contro i bambini nati “more uxorio”. «Il salto è avvenuto quando i genitori dei trentenni di oggi hanno accettato finalmente le convivenze dei propri figli. Pur sperando probabilmente in una posticipazione delle nozze».

I trentenni, appunto. In Italia, come nel resto d’Europa, e adesso anche negli Stati Uniti, ad essere crollate sono soprattutto le prime nozze, quelle di chi ha tra i 28 e i 35 anni, la generazione dei Millennials. In America per la prima volta nel 2013 si sono celebrati meno di 2 milioni di matrimoni, nel 1984 (anno record) erano stati due milioni e mezzo, secondo i dati del “Pew Research Center”. In Italia 40mila in meno negli ultimi 5 anni.
Dunque sono le coppie dalla vita flessibile e precaria a dire no al matrimonio, dove un “wedding party” viene considerato una spesa inutile anche se piacevole, anzi addirittura una scelta economica da mettere in contrapposizione all’arrivo di un figlio. Perché dietro il calo vertiginoso delle nozze, come spiega Daniele Vignali, giovane demografo dell’università di Firenze, autore del saggio “Convivere o sposarsi” (il Mulino) le ragioni sentimentali, antropologiche ed economiche si fondono insieme, decretando l’addio a bomboniere e confetti, ma soprattutto sia al rito in senso religioso che al matrimonio come contratto civile.
Basta leggere alcune testimonianze raccolte proprio nel libro di Daniele Vignali, i dubbi e le incertezze di un gruppo di trentenni alle prese con il proprio futuro di coppia. Anna: «La convivenza è già di per sé una presa di responsabilità: quando il mio compagno ed io abbiamo deciso di andare a vivere insieme, per noi era come decidere di sposarsi, la stessa identica co- sa…». Laura: «Vorrei andare a convivere con il mio ragazzo, ma non necessariamente sposandomi. Lo farò più avanti, per adesso il matrimonio non è una tappa da raggiungere ». E Francesco: «La convivenza è una sorta di prova…». Per un impegno futuro, forse, anche se, in fondo, come dice Anna, quando si decide di condividere una strada, e magari si hanno dei figli, quella convivenza è di fatto un matrimonio.

Però l’amore senza vincoli sembra più leggero e senza rischi di usura. Fabrizio: «Il vantaggio della convivenza è che quando ti svegli al mattino, se vuoi andartene lo puoi fare, e quindi ogni giorno devi scegliere di restare…». Aggiunge Vignali: «Il drastico calo dei matrimoni si deve leggere in controluce alla crisi economica. Prima di tutto per i costi: molte giovani coppie preferiscono mettere da parte i propri risparmi per una futura gravidanza piuttosto che impegnarli in una cerimonia. Ma non è soltanto questo. L’incertezza materiale è diventata oggi una incertezza esistenziale».

Senza più strutture stabili (casa di proprietà, lavoro fisso) ma dovendo inventarsi la vita ogni giorno, i Millennials rifuggono dunque da relazioni troppo definite. Da rito di “passaggio” il matrimonio è diventato rito di “conferma” del proprio amore. «In un certo senso — ipotizza Daniele Vignoli — il divorzio breve potrebbe dare un nuovo impulso agli sposalizi. Sapendo di potersi lasciare più facilmente, forse i giovani ricominceranno a sposarsi…»…….
http://www.repubblica.it/cronaca/2015/06/02/news/fuga_dal_matrimonio-115888629/

Divorzio breve

divvvIl divorzio breve è legge. La Camera ha approvato in via definitiva (con 398 sì, 28 no e 6 astenuti) la riforma delle norme sul divorzio italiano, a 41 anni dal referendum del 1974. …
Un traguardo che arriva dopo oltre 10 anni di discussioni in Parlamento. Il tempo di attesa tra separazione e divorzio scende a un anno (invece di tre) se l’addio è giudiziale, ma se il divorzio tra i coniugi è consensuale il tempo scende a 6 mesi. E non cambia nulla se nella coppia ci sono figli minori.

Cambiano anche le norme sul fronte patrimoniale: la comunione dei beni potrà essere sciolta nello stesso momento in cui si sottoscrive la separazione. La riforma potrà incidere sulle cause di separazione in corso, “regalando” tempi più brevi a chi aspetta il divorzio.
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Cosa cambia. Il testo interviene sulla legge n. 898 del 1970, in modo da:

– anticipare il momento della possibile proposizione della domanda di divorzio;
– anticipare anche il momento dell’effettivo scioglimento della comunione dei beni tra i coniugi;
– stabilire una disciplina transitoria.

http://www.repubblica.it/politica/2015/04/22/news/divorzio_breve_e_legge-112597334/?ref=HREA-1

 

 

Più facile dirsi addio

didivChe ci si sia sposati in Comune o in Chiesa da qualche giorno dirsi addio è diventato più facile. Almeno in apparenza.

Una nuova legge – approvata definitivamente dalla Camera la settimana scorsa (il 6 novembre, pubblicato in Gazzetta) – ha, infatti, aggiunto due riti a quello tradizionale che prevede il passaggio dalle aule del Palazzo di Giustizia. Ma anche la Chiesa, per voce di Papa Francesco, ha deciso di rendere più semplice e soprattutto non costoso l’annullamento del matrimonio per vizio di fondo, l’unica forma di fine dell’unione concessa dalla Chiesa. Non è, invece, ancora passata la riduzione da tre a un anno del tempo che deve passare tra il momento della separazione a quello del divorzio. L’obiettivo dichiarato dal ministro della Giustizia Orlando è quello di rendere più veloce la separazione e il divorzio, per i quali oggi si possono impiegare anche anni.

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Le nuove possibilità
Vediamo, dunque, di fare il punto della situazione insieme ad Anna Galizia Danovi, avvocato presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia, e Riccardo Pesce, avvocato presso lo studio Danovi.

1) Separazione dall’avvocato – I coniugi, assistiti da almeno un avvocato per parte, per prima cosa devono sottoscrivere un accordo con il quale si impegnano a cooperare in buona fede e con lealtà per risolvere in via amichevole la controversia. Superata questa prima fase, i legali trattano e se l’accordo sulla separazione o sul divorzio (che in Italia sono due fasi diverse) viene finalmente trovato, questo deve essere trasmesso al Procuratore della Repubblica. Deve essere trasmesso sempre: sia se vi sono figli minori sia se non vi siano. «Nel testo approvato dal governo, il vaglio del procuratore della Repubblica era previsto solo in presenza di figli minori o maggiorenni equiparati a minori, ovvero non economicamente indipendenti o portatori di handicap – dice Anna Galizia Danovi -. Chi non aveva figli, invece, non era sottoposto ad alcun controllo dell’autorità giudiziaria. Anche se per le coppie senza figli si tratta di un solo controllo formale, di fatto è tornato in essere il principio della non completa disponibilità delle parti dei propri diritti».

Nel caso di coppie con figli minori o equiparati il controllo è nel merito, ovvero che l’accordo corrisponda all’interesse dei figli. Sarà, poi, l’avvocato a trasmettere entro 10 giorni (non è chiaro da quando partano i 10 giorni) l’intesa all’ufficiale di stato civile del Comune in cui il matrimonio è iscritto.

2) Separazione dal sindaco – La possibilità è riservata solo a una minoranza di coppie: devono essere senza figli e l’accordo non deve contenere un “trasferimento patrimoniale”. «Il testo approvato non è chiaro – dice Galizia Danovi – e sembrerebbe prevedere una procedura in due tempi: i coniugi prima depositano l’accordo e la domanda di separazione/divorzio in Comune e, successivamente, ma non prima di 30 giorni, vengono chiamati per la conferma. Bisognerà vedere come si orienterà la prassi, ma non sembra una procedura rapida e snella».

Il giudizio
Bene o male questa riforma? «Sicuramente un elemento positivo è che si voglia velocizzare il procedimento – risponde la presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia – . Vi sono però alcuni elementi negativi, o quantomeno di insoddisfazione, per una legge che – come d’uso, purtroppo – non riforma organicamente il sistema ma si limita ad aggiungere norme senza un vero coordinamento. E così, il testo approvato evitava – in assenza di figli – ogni passaggio giudiziale, di fatto rendendo istantanea l’entrata in vigore dell’accordo. Oggi invece si prevede in ogni caso una trasmissione dell’accordo al Procuratore della Repubblica, il che inevitabilmente comporterà una dilatazione dei termini, e se il carico sarà enorme – come prevedibile – sarà da vedere se i tempi saranno effettivamente inferiore all’attuale. È evidente che la legge modificherà completamente quanto oggi accade riportando al pubblico ministero il potere e le competenze che oggi spettano al giudice. Inoltre, la nuova legge non pare sufficientemente cautelante per le parti c.d. “deboli” (pensiamo soprattutto ai figli ma anche al coniuge che a volte, per la complessità del caso, non riesce a comprendere pienamente il passo che sta per affrontare)».

«È evidente – conclude – che questa norma ha il solo scopo di alleggerire il carico del Tribunale. Inoltre, questa è un’ulteriore prova del fatto che lo Stato intende sempre più liberarsi delle difficoltà – in larga parte create dallo Stato stesso – attribuendo alla parte privata il compito di risolverle. Queste sono tutte indicazioni che ci portano a concludere che l’intento della legge è quello di privatizzare ulteriormente la giustizia, obiettivo in alcuni ambiti apprezzabile ma di estrema delicatezza per quanto concerne il diritto di famiglia. L’eliminazione – ovvero il sostanziale ridimensionamento – del controllo dell’autorità giudiziaria avrà l’effetto di rovesciare, e senza che sia detto esplicitamente, l’impianto connesso al diritto di famiglia che tra l’altro più volte è stato difeso dalla Corte Costituzionale. Si tratta di un impianto che certamente andava riformato, ma che avrebbe meritato una riforma organica e con ampie garanzie di protezione per le parti deboli».

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http://27esimaora.corriere.it/articolo/separazione-e-divorzio-consensualee-davvero-piu-facile/

La Rota Romana

srLA ROTA ROMANA –All’insaputa dei più, il Tribunale della Rota Romana – più conosciuto come la Sacra Rota – si riunisce e giudica da più di 500 anni nel palazzo della Cancelleria, a due passi dalla piazza della movida capitolina, Campo de’ Fiori. Fatto costruire nel 1513 dal Camerlengo di papa Sisto IV, tra le sue mura si decide tutta la giustizia vaticana: la Penitenzieria Apostolica, Segnatura Apostolica e la Rota Romana.

Le origini risalgono alla Cappella Domini Papae, ai cui membri il Papa affidò sin dal 1100 il compito di istruire cause e pronunciare sentenze. Il tribunale della Sacra Rota viene istituito formalmente nel 1331 con la bolla Ratio iuris, emanata da Giovanni XXII il 16 dicembre 1331. Organo di appello del diritto canonico, oggi giudica in seconda istanza le cause definite dai tribunali ordinari diocesani, in casi eccezionali funge anche da corte di terza istanza (simile alla Cassazione del diritto italiano), per le cause già trattate in appello sia dalla stessa Rota o da altro Tribunale ecclesiastico d’appello.

Soprattutto, però, è il tribunale ordinario del Pontefice e come tale giudica le cause che le sono espressamente riservate dal diritto canonico e quelle che le vengono affidate direttamente dal Papa. I giudici rotali sono di diretta nomina papale e costituiscono un collegio presieduto dal Decano, giudicano in turni di tre uditori e attualmente sono ventuno.
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IL “DIVORZIO CATTOLICO” – La maggioranza delle cause decise dalla Sacra Rota riguardano la dichiarazione di nullità del sacramento del matrimonio: comunemente conosciuto come una sorta di divorzio cattolico, permette di risposarsi in Chiesa anche di seconde nozze.

La Chiesa Cattolica non riconosce motivi di annullamento del sacramento matrimoniale, il diritto canonico però stabilisce che, se viene dimostrata ex post la sussistenza di una causa di nullità già esistente prima del matrimonio, la validità del vincolo è viziata e dunque i coniugi sono sciolti dagli obblighi matrimoniali.

Per ottenere la pronuncia, il coniuge che voglia far valere la nullità deve rivolgersi al tribunale ecclesiastico di primo grado (uno dei 18 tribunali regionali competenti per le cause di nullità matrimoniale). Lo scioglimento però diventa esecutivo dopo la pronuncia di due sentenze conformi: se la prima istanza si conclude in modo favorevole alla nullità, è necessario appellarsi in secondo grado per ottenere la seconda sentenza affermativa. Nel caso, però, in cui la prima e la seconda pronuncia siano difformi, è necessario adire al terzo grado di giudizio per dirimere la questione.

La Sacra Rota può essere scelta dall’attore come tribunale di secondo grado, dopo una prima pronuncia del tribunale regionale, nonostante il grado superiore ordinario sarebbe il tribunale regionale . Nel caso in cui serva una terza pronuncia, invece, il ricorso al Tribunale Rotale è obbligatorio.

Quanto alle ragioni della nullità, il diritto canonico riconosce un elenco tassativo di motivi: l’impotenza; l’incapacità di contrarre per cause di natura psichica, per difetto di “discrezione di giudizio” (incapacità di valutare gli effetti del matrimonio, nei suoi risvolti pratici) e per “insufficiente uso di ragione” (per esempio se sono stati assunti farmaci, alcool o droghe al momento dell’atto); ignoranza (applicabile solo in caso di coniugi adolescenti); errore di persona o sulle qualità della persona; dolo (inganno voluto coscientemente, ai danni del coniuge per estorcere il consenso nuziale); simulazionetimore (in caso di violenze o di matrimonio contratto solo per liberarsi da un timore grave) e infine nel caso in cui il celebrante non abbia i requisiti formali.

RICEZIONE NEL DIRITTO ITALIANO – Perchè la dichiarazione di nullità del matrimonio religioso determini anche l’annullamento del matrimonio civile, è necessario che la sentenza ecclesiastica venga accolta dall’ordinamento italiano, attraverso la procedura di delibazione presso la corte d’Appello competente per territorio. Attenzione, però: il riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche non è automatico. ….
I MATRIMONI FAMOSI – Se il re d’Inghilterra Enrico VIII ha dovuto fondare la Chiesa anglicana per poter divorziare da Caterina d’Aragona, gli aristocratici venuti dopo di lui hanno potuto scegliere il rimedio meno drastico e adire alla giustizia ecclesiastica per ottenere la dichiarazione di nullità del loro matrimonio. La lista è lunga: ………

http://www.vocidiroma.it/articolo/lstp/43299/

 

 

Matrimoni sempre più fragili

Sono sempre più fragili e instabili le unioni «legali» in Italia. Nel 2011, secondo un report dell’Istat, benché il numero di separazioni e divorzi sia rimasto sostanzialmente stabile, i tassi di separazione e di divorzio in rapporto al numero di matrimoni hanno continuato il trend in ascesa che ormai si registra da 15 anni. L’interruzione dell’unione coniugale riguarda sempre di più anche i matrimoni di lunga durata e le coppie miste. In genere ci si separa consensualmente e se ci sono figli si opta per l’affido condiviso.

Nel 2011 le separazioni sono state 88.797 e i divorzi 53.806, rispettivamente +0,7% per le separazioni e -0,7% per i divorzi rispetto all’anno precedente. Rispetto al 1995 le separazioni sono aumentate di oltre il 68% e i divorzi sono praticamente raddoppiati. Questi incrementi, in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono, secondo l’Istat sono imputabili a un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’unione coniugale: se nel 1995 per ogni 1.000 matrimoni si contavano 158 separazioni e 80 divorzi, nel 2011 si arriva a 311 separazioni e 182 divorzi…..

La durata media del matrimonio è di 15 anni per le separazioni e 18 anni per i divorzi…..

L’età media alla separazione è di circa 46 anni per i mariti e di 43 per le mogli; in caso di divorzio raggiunge rispettivamente 47 e 44 anni. Questi valori sono aumentati negli anni perché ci si sposa sempre più tardi e anche per la crescita delle separazioni con almeno un coniuge over 60….

In genere per dirsi addio si sceglie la formula consensuale: nel 2011 si sono concluse in questo modo l’84,8% delle separazioni e il 69,4% dei divorzi. La quota di separazioni giudiziali (15,2% il dato medio nazionale) è più alta nel Mezzogiorno (19,9%) e nel caso in cui entrambi i coniugi abbiano un basso livello di istruzione (21,5%)….

http://www.lastampa.it/2013/05/27/societa/matrimoni-sempre-pi-fragili-aumentano-le-separazioni-NpMa4ZlOqsNYj4Mx3oIQVO/pagina.html

Figli e basta

bambini[1]I figli sono figli e basta”: si potrebbe sintetizzare così lo spirito della L.  10/12/2012,  n. 219, intitolata Disposizioni in materia di riconoscimento dei figli naturali e in vigore dal 1° gennaio di quest’anno. Il provvedimento, composto da sei articoli,  ha infatti spazzato via l’aggettivo “naturale” riferito ai figli, abolendo così, dal punto di vista del diritto, la distinzione tra filiazione legittima e filiazione naturale o illegittima.  Quest’ultima, a sua volta, può essere semplice (se i genitori sono liberi da vincoli matrimoniali), adulterina (quando almeno uno dei genitori è coniugato con persona diversa da quella con la quale ha concepito il figlio), e incestuosa, se fra i genitori intercorre taluno dei rapporti di parentela o affinità indicati dalla legge: parentela in linea retta all’infinito, in linea collaterale entro il secondo grado, affinità in linea retta.
La riforma ha conseguentemente attribuito ai figli, comunque concepiti, la stessa condizione giuridica, attraverso la riformulazione dell’art. 315 c.c. (il cui testo è ora “Tutti i figli hanno lo stesso stato giuridico”), e abrogato l’istituto giuridico della legittimazione dei figli naturali, regolato dall’art. 280 e segg. c.c.

Riassumiamo in questo “focus” gli aspetti salienti della legge……..

http://www.lastampa.it/2013/02/27/italia/i-tuoi-diritti/famiglia-e-successioni/focus/l-uguaglianza-giuridica-tra-figli-legittimi-e-naturali-dm5DtF9NYqrOHyjyWANk4I/pagina.html