Torna l’incubo della bolla speculativa

Stiamo vivendo l’inizio di un “remake” del marzo 2000? La settimana che si apre è dominata da questo interrogativo, dopo la pesante caduta del Nasdaq e dei titoli tecnologici, che ha contagiato le Borse del mondo intero. L’allarme suscita interrogativi più generali, si aggiunge al rallentamento della crescita in Cina e in altre nazioni emergenti. Fa temere che anche il recente afflusso di capitali verso l’Eurozona (Grecia in testa) possa contenere i germi di una speculazione “malata”, preludio a nuovi crac.

Il marzo del 2000, per chi fosse troppo giovane per ricordarlo, segnò la fine della “prima” New Economy. O per meglio dire, la fine della bolla finanziaria che aveva accompagnato la prima rivoluzione di Internet. Quell’euforìa si chiuse con un disastroso tracollo del Nasdaq. Il ricordo di quella catastrofe è stato quasi cancellato da un evento ancora più drammatico, la crisi sistemica del 2008-2009. E tuttavia il marzo 2000 rimane come una lezione cruciale per diverse ragioni. Anzitutto perché fu un episodio fondamentale di quell’accresciuta volatilità dei mercati, che negli ultimi decenni ha generato cicli di “boom and bust” (ascesa e crollo) sempre più estremi e violenti.

E poi perché il tracollo del Nasdaq avvenuto 14 anni fa contiene lezioni specifiche sulla speculazione finanziaria che accompagna la “distruzione creativa” della Silicon Valley.

La settimana scorsa si è chiusa su un calo del Nasdaq dell’1,3%, consecutivo alla pesante caduta di giovedì (meno 3,1%). E’ stata la terza settimana consecutiva di arretramento della Borsa specializzata nei titoli tecnologici. A trainare la caduta sono state soprattutto le aziende di biotecnologie. Ma nei capitomboli si sono distinti anche grandi nomi di Internet. Rispetto ai massimi raggiunti a marzo, Twitter ha perso il 44%, Amazon è a meno 23%, Facebook arretra del 18%. Tutto ciò che era in auge nella Silicon Valley ora è coinvolto nella caduta: il colosso del videostreaming Netflix è sotto del 28% rispetto a marzo, l’azienda di auto elettriche Tesla perde il 20%. Questo ha generato un sentimento di nervosismo più diffuso, esteso a tutti i listini e a tutti i mercati. L’indice di volatilità Vix, che in America viene anche chiamato “l’indice della paura”, è balzato del 21% all’insù. Per questo molti si chiedono se siamo alla vigilia dell’Armageddon, il giudizio finale.
…..
Evidente la disparità rispetto al resto del mercato: allargando l’analisi ai listini più rappresentativi dell’intera economia americana come lo Standard & Poor’s 500 dove figurano anche tante aziende non tecnologiche, lì ai massimi di marzo i valori di Borsa erano 21 volte gli utili e 2,2 volte i fatturati. Nel biotech ben dieci aziende all’apice del 18 marzo capitalizzavano in Borsa mille volte i loro fatturati, e di queste aziende nessuna ha mai visto un dollaro di utile. Ecco la conclusione di Zweig: “Non c’è dubbio che i profitti potenziali derivanti dalle avanzate scientifiche delle biotecnologie sono enormi. Ma allo stesso modo nel 1999 non c’era dubbio che Internet avrebbe avuto un boom, e in effetti lo ebbe. Se tu nel 1999 avessi comprato titoli Amazon avresti azzeccato un buon investimento. Ma se tu avessi comprati qualsiasi altro titolo, da America Online a Exodus Communications, da Lycos a VerticalNet, avresti avuto una performance molto peggiore rispetto a tutto il resto del mercato, nonostante che Internet abbia avuto da allora proprio quella crescita fenomenale che tu ti aspettavi”.

Insomma, un conto sono gli scenari “macro”, altra cosa è azzeccare la società vincente, in mezzo a tante che saranno brutalmente eliminate nella selezione darwiniana della specie

 

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2014/04/13/news/nasdaq_bolla_tecnologica_crisi-83510605/?ref=HREC1-10