Un cartello farmaceutico

farmaciaL’Antitrust ha infatti sanzionato Roche e Novartis per «un cartello che ha condizionato le vendite dei principali prodotti destinati alla cura della vista, Avastin e Lucentis», a oltre 180 milioni di euro di multa.

«I due gruppi – si legge sul sito dell’ Autorità – si sono accordati illecitamente per ostacolare la diffusione dell’uso di un farmaco molto economico, Avastin, nella cura della più diffusa patologia della vista tra gli anziani e di altre gravi malattie oculistiche, a vantaggio di un prodotto molto più costoso, Lucentis, differenziando artificiosamente i due prodotti».

Per il Sistema Sanitario Nazionale, l’intesa ha comportato un esborso aggiuntivo stimato in oltre 45 milioni di euro nel solo 2012, con possibili maggiori costi futuri fino a oltre 600 milioni di euro l’anno.  Dalla documentazione acquisita, anche grazie alla collaborazione del Gruppo Antitrust del Nucleo Speciale Tutela Mercati della Guardia di Finanza – prosegue l’Autorità, – è emerso che le capogruppo Roche e Novartis, anche attraverso le filiali italiane, hanno concertato sin dal 2011 una differenziazione artificiosa dei farmaci Avastin e Lucentis, presentando il primo come più pericoloso del secondo e condizionando così le scelte di medici e servizi sanitari.

Secondo il provvedimento dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, le condotte delle imprese trovano la loro spiegazione economica nei rapporti tra i gruppi Roche e Novartis: Roche, infatti, ha interesse ad aumentare le vendite di Lucentis perché attraverso la sua controllata Genentech – che ha sviluppato entrambi i farmaci – ottiene su di esse rilevanti royalties da Novartis……

La Novartis «respinge in maniera decisa le accuse relative a pratiche anti-concorrenziali messe in atto assieme alla Roche in Italia» e annuncia la presentazione del ricorso in appello dinanzi al Tar…..

http://www.ilsecoloxix.it/p/italia/2014/03/05/AQY5LpzB-ostacolare_maximulta_novartis.shtml

Che barba!

gcI gusti dei consumatori cambiano e cambia la domanda dei beni.

La moda – trasversale e mondiale – di farsi crescere barba e baffi sta danneggiando i colossi dei rasoi e delle schiume da barba: gli utili di Procter & Gamble Co., nel secondo trimestre, sono calati del 16% rispetto all’anno scorso.

http://www.corriere.it/foto-gallery/spettacoli/14_gennaio_26/carica-barbuti-cosi-colosso-rasoi-va-crisi-23b2f5d0-8698-11e3-a3e0-a62aec411b64.shtml#1

Un piano per le privatizzazioni

Le privatizzazioni italiane cominciarono nel 1993 con lo slogan «oltre i Bot i Credit» e la messa sul mercato del Credito italiano, una di quelle che allora si chiamavano «banche di interesse nazionale». Vent’anni dopo si ricomincia. Con un piano che punta a 10-12 miliardi di euro di incassi nel 2014, vendendo quote di 8 società pubbliche. Il ricavato verrà utilizzato metà per ridurre il debito pubblico e per l’altra metà per tagliare il deficit e rispondere così alle critiche della commissione europea che ha ritenuto insufficiente su questo piano la legge di Stabilità. Obiettivo immediato: riguadagnare i margini di flessibilità sulla spesa per investimenti nel 2014 (circa 3 miliardi in più), margini che spetterebbero all’Italia perché è uscita dalla procedura di deficit eccessivo, ma che la commissione è restia ad autorizzare in mancanza di misure convincenti per la riduzione del debito e del deficit, appunto. E così ieri il Consiglio dei ministri, alla vigilia della riunione dell’Eurogruppo alla quale parteciperà il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, ha «ascoltato – come dice il comunicato di Palazzo Chigi – una relazione» dello stesso Saccomanni «sulle privatizzazioni, nella quale è stata affrontata l’opportunità di mettere in vendita quote di società pubbliche senza andare a toccare la quota di controllo delle stesse….

Le otto società interessate dal piano sono: 1) Eni, il gigante del petrolio e del gas partecipato al 30,1% dal Tesoro e da Cdp, la Cassa depositi e prestiti (gestisce il risparmio postale); 2) Stm, holding italo-francese partecipata al 50% dal Tesoro, che controlla StmMicroelectronics, leader nella produzione di componenti elettronici a semiconduttori 3) Fincantieri, tra i leader mondiali della cantieristica, posseduta al 99,3% da Fintecna (Cdp); 4) Cdp Reti, il veicolo di investimento posseduto al 100% dalla Cassa depositi e presiti che ha acquisito l’anno scorso dall’Eni il 30% di Snam (gas); 5) Tag, la società partecipata all’89% da Cdp che gestisce in esclusiva il tratto austriaco del gasdotto che trasporta il gas dalla Russia in Italia; 6) Grandi stazioni, controllata al 60% dalle Ferrovie dello Stato per la gestione delle principali stazioni italiane; 7) Enav, la società per il controllo del traffico aereo al 100% del Tesoro; 8) Sace, gruppo per l’ assicurazione dell’export posseduto interamente da Cdp.

Saccomanni ha precisato che andrà sul mercato il 60% di Sace e di Grandi stazioni (che quindi verrà interamente privatizzata), il 40% di Enav, il 40% di Fincantieri e il 50% di Cdp Reti. Dell’Eni sarà invece ceduta una quota di circa il 3%, ma il Tesoro, precisa una nota del ministero dell’Economia, manterrà comunque «una partecipazione pubblica complessiva al capitale di Eni superiore alla soglia Opa (offerta pubblica di acquisto) del 30%». Questo perché, nel luglio 2012, l’Eni ha deliberato un piano di riacquisto (buy-back) di azioni proprie fino a un massimo del 10% del circolante che, una volta portato a termine, porterà la quota pubblica dall’attuale 30,1% a poco più del 33%. Il Tesoro, insomma, non ha alcuna intenzione di perdere il controllo di una società strategica per gli interessi del Paese come l’Eni…..

http://www.corriere.it/economia/13_novembre_22/tesoro-vendita-quote-eni-holding-reti-f06ef7d6-5349-11e3-91e0-82492dd09bca.shtml

Gardaland quotato a Londra

gardalandGardaland, il parco divertimenti tra i più famosi e visitati d’Europa, verrà quotato alla borsa di Londra insieme alle altre 97 strutture proprietà della Merlin Entertainments, colosso mondiale del divertimento (secondo solo a Disney) con sede in Inghilterra.

La Merlin, che ha acquistato Gardaland nel 2006 e lo gestisce direttamente insieme ad   altre importanti strutture come il Chessington World of Adventures (Regno Unito) o l’Heide Park (Germania) è una società da  5 miliardi di euro, i cui principali azionisti  sono la Kirkbi (36%) ed i fondi di private equity Blackstone Group (34%) e Cvc Capital Partners ( 28%). Sono loro che da novembre hanno deciso di mettere sul mercato il 20% delle loro azioni, metà delle quali  saranno destinate ai piccoli risparmiatori, ai quali saranno riservati sconti del 30% sul pass annuale valido in tutte le attrazioni del mondo.  L’obiettivo è raccogliere liquidità per far fronte ad un  debito  di 1,2 miliardi di sterline. Corposo ma da mettere in relazione con un fatturato  pari a 2,25 miliardi di sterline.

http://brescia.corriere.it/brescia/notizie/economia/13_ottobre_22/gardaland-verra-quotato-borsa-londra-merlin-entertainments-fondo-blackstone-15fee688-3af8-11e3-95f2-9a7a296f615f.shtml

LA BORSA DI LONDRA

http://www.londonstockexchange.com/home/homepage.htm

MERLIN

http://www.merlinentertainments.biz/

Sorpresina!!!!

Il colpo di fulmine scattò con una serie di ranocchiette di plastica dentro una confezione di merendine. Poi, quando i piccoli collezionisti sono diventati adulti e hanno cominciato a capire che tanti appassionati come loro erano pronti a spendere soldi per comprare i pezzi mancanti, i tre hobbisti – con un fiuto per gli affari tutto milanese – hanno trasformato la loro passione, e una competenza incredibile, in un’impresa. E in pochi anni hanno fatto le cose in grande: i gadget delle loro camerette dapprima hanno riempito una stanza, poi un ufficio e oggi le sorpresine stipate in magazzino sono diventate centinaia di migliaia.

I loro negozi virtuali di Ebay e Amazon sono presi d’assalto dai collezionisti di Italia e d’Europa. Oggi «Non solo Sorpresine», da Gorgonzola, riesce a garantire lavoro e reddito ai tre soci e ad una dipendente. Il fatturato? «I numeri sono stati per una sorpresa anche per noi», si limitano a raccontare…..

«I bambini restano i nostri fornitori principali. Molti ci mandano i loro pezzi doppi, noi gli spediamo quelli che gli mancano. Ma naturalmente il nostro riferimento è rappresentato in gran parte dagli ex bambini che hanno vissuto l’epopea delle prime sorpresine e che oggi sono disposti a spendere anche centinaia di euro per qualche rarità»….

http://www.corriere.it/cronache/12_ottobre_01/sorpresine-diventano-azienda_de0e6e4a-0bca-11e2-a626-17c468fbd3dd.shtml