Giocare con i soldi finti rende i bimbi più studiosi (ma meno generosi)

monopoli2[1]Il denaro è un’arma a doppio taglio: non ha dubbi la professoressa Kathleen Vohs, coordinatrice dello studio ed esperta in psicologia del denaro, disciplina all’avanguardia che studia come i soldi, al di là del fatto che facciano o meno la felicità, incidono nei comportamenti e nella psicologia umana. In sostanza da questo studio americano è risultato che i bambini dai 3 ai 6 anni abituati a giochi che contemplano il concetto di soldi (pur non sapendo attribuire un valore preciso al denaro) crescono naturalmente portati a impegnarsi maggiormente, ma al tempo stesso sono anche meno generosi e meno capaci di condividere.

L’esempio del Monopoli

Non ha importanza se a Monopoli (solo per fare un esempio) il piccolo giocatore non ha idea di quanto potrebbe costare Parco della Vittoria nella realtà. Basta che il gioco contempli, seppur in modo embrionale, il concetto di do ut des o di moneta di scambio, che i piccoli lo interiorizzano subito. Ma una volta afferrato il concetto, i bambini cambiano, in meglio o peggio giudicate voi. Risulta infatti che i bambini abituati a «giochi monetari» tendono ad impegnarsi con maggior energia nei compiti, ma mostrano anche comportamenti meno solidali. 

La ricerca

Lo studio è stato promosso dalla Carlson School of Management dell’Università del Minnesota e dall’Università dell’Illinois di Chicago e ha coinvolto 550 bambini negli Stati Uniti e in Polonia dai 3 ai 6 anni. Le piccole «cavie» sono state suddivise in due gruppi: chi giocava con delle monete, chi con dei pulsanti e successivamente gli è stato chiesto di completare un puzzle piuttosto impegnativo. I bimbi che avevano giocato con i soldi sono risultati decisamente più agguerriti e grintosi, mentre quelli che avevano premuto i pulsanti si sono invece rivelati più lenti e meno energici. Ma quando in una seconda parte dell’esperimento è stato chiesto ai piccoli di aiutare il ricercatore a organizzare un test per un loro coetaneo, quelli dei pulsanti sono diventati protagonisti, rivelandosi più collaborativi e più vivaci.

E le caramelle?

A quel punto gli studiosi si sono chiesti se l’elemento che faceva la differenza non potesse essere semplicemente la prospettiva di un premio, poco importa se in monete finte o in dolcetti. E hanno deciso così di introdurre nella simulazione anche il gruppo delle caramelle, scoprendo però che queste ultime non sortivano lo stesso effetto del denaro, proprio per la diversità fondamentale del denaro da ogni altro concetto. «Il denaro è un elemento fondamentale della vita culturale e intercetta la realizzazione personale, la capacità di dare e l’armonia interpersonale», sottolinea Vohs, osservando che non può essere né demonizzato né incensato. Ecco, forse il segreto sta solo nelle dosi: se solo sapessimo crescere i nostri ragazzi miscelando il Monopoli e i giochi dei pulsanti seguendo la ricetta perfetta, avremmo dei figli competitivi e grintosi, ma con la capacità di spartire con gli altri ciò che hanno.

Emanuela Di Pasqua

Corriere della sera 8 dicembre 2015

http://www.corriere.it/scuola/primaria/15_dicembre_04/giochi-soldi-bambini-generosi-studio-56681fde-9aad-11e5-92cf-9bc51f72f9aa.shtml

Study: Money affects children’s behavior, even if they don’t understand its value

http://www.eurekalert.org/pub_releases/2015-12/uom-sma120215.php

Study: Just playing with money makes children more likely to work hard—and give less

Study: Just playing with money makes children more likely to work hard—and give less

E’ la Germania cosmopolita figlia di Kant

welgremanÈ la «Nuova Germania» che si manifesta, dice Markus Gabriel di fronte all’ondata di solidarietà nei confronti dei rifugiati che sta attraversando il Paese. «La Germania cosmopolita in senso kantiano», nata nel 1989. Gabriel, 35 anni, è uno dei filosofi emergenti tedeschi. Insegna Epistemologia, Filosofia moderna e contemporanea all’Università di Bonn. Parla sette lingue oltre a conoscere latino, greco antico, ebraico biblico. Quest’anno ha pubblicato in Italia Perché non esiste il mondo.

Professore, è stupito dalla solidarietà dei tedeschi?

«No, non sono molto sorpreso. Trovo piuttosto che sia interessante il fatto che altri lo siano. Siamo di fronte a un diritto di persone perseguitate per ragioni politiche. Negare questo diritto è come negare la democrazia o il governo della legge. Per noi è anche un principio della costituzione».

In altri Paesi la reazione non è la stessa.

«Rispetto ad altri Paesi la Germania è in una buona forma ideologica. Ma sta solo vivendo all’altezza di quelli che sono i valori europei».

Anche il governo ha risposto in modo positivo.

«E quello che speravo. In parte dipende dal fatto che si tratta di un governo stabile, al quale questa scelta non costa politicamente niente. La Germania d’oggi è come Cuba, con un partito unico, cristiano-democratico e socialdemocratico, al governo. Ma ha fatto una scelta intelligente. Non dimentichiamo che la Germania ha una storia di benvenuto nei confronti dei siriani lunga decenni. Apprezza da tempo le loro competenze. Come quelle degli iraniani. Si tratta di Paesi che hanno una classe media incredibilmente istruita. Chi arriva ha spesso valori che la Germania desidera

Cos’è che mobilita i tedeschi? Solidarietà? Senso del dovere?

«È quella parte di ideologia tedesca universalista che considera tutti gli individui uguali, al di là della pelle, della lingua, della nascita. Che punta alla legge universale. Un’ideologia che puoi sempre usare. Ora, è la Germania al suo meglio, in certi momenti è stata al suo peggio». Da dove viene?

«In questo momento non pensiamo come tedeschi ma come esseri. Deriva dall’Illuminismo dei primi tempi, una prevalenza che in Germania è tornata dopo la Seconda guerra mondiale».

Gioca un ruolo anche il senso di colpa per il passato?

Forse in parte e per qualcuno. Ma non scordiamo che questo è un Paese di immigrati da decenni. Persone arrivate da altrove che oggi sono tedesche a tutti gli effetti. Non conta come sei: la Germania è cosmopolita. La vecchia Germania è finita nel 1989, con una rivoluzione. E con la riunificazione siamo diventati definitivamente un Paese di immigrati.
Conta anche la religione? La Germania sembra un Paese secolarizzato.

Guardi che il4o %dei tedeschi vota per i cristiano-democratici. Il presidente federale Joachim Gauck era un pastore. Non direi che siamo un Paese secolarizzato. Vero, si può dire che l’Italia è un Paese cattolico e non si può dire che la Germania sia cattolica o protestante o musulmana. Ma ha una struttura molto teologica e il movimento di questi giorni ha anche una componente religiosa, di obbligo cristiano».
Quali radici filosofiche ci vede?

«La Germania è cosmopolita in senso kantiano. Per un certo periodo, fino ad anni recenti, hanno prevalso filosofie che spingevano al nazionalismo, compreso Heidegger. Ora, Kant e Habermas hanno preso il sopravvento. Ora l’idea prevalente è: essere tedeschi non è niente più che avere la cittadinanza tedesca e parlare la lingua. Non ci sono più consuetudini e usanze tedesche. Sono sparite. Nel bene e nel male».

Perché i Länder dell’Est sono più restii ad accettare i rifugiati?

«A dire il vero, opposizioni ci sono anche nel Baden-Württemberg, che è il Land più ricco con la Baviera, a Heidelberg. A Est, dove la popolazione è meno benestante, c’è più paura della concorrenza di chi arriva da fuori, si teme che porti via posti di lavoro. A fianco della nuova Germania c’è anche una Germania razzista che ha una sua idea di Heimat, di Patria».

Lei parla esplicitamente di Nuova Germania.

Senza dubbio. La trasformazione si vede nella nazionale di calcio, dai Mondiali del 2006 (anche se non potremo mai vincere contro l’Italia). Müller e Ozi] fanno parte dello stesso team, senza differenza. E nessuno ne dubita. Durante la crisi greca questa Nuova Germania non è stata capita da molti osservatori, che hanno visto un atteggiamento imperialista e repressivo nei confronti di Atene. E che spesso emerge quest’idea della Germania che cerca l’egemonia. Idea razzista: come dire che l’Italia è pizza e pasta. E incomprensione del fatto che c’è una Nuova Germania»

A proposito di Grecia: quanto pesa la buona salute economica del Paese sulla disponibilità dei cittadini ad accettare i profughi?

«Conta. Non credo che i tedeschi siano più caritatevoli di altri. Vista la sua situazione economica, la Germania può permettersi di mettere denaro a disposizione di altri. Se invece sei in difficoltà economiche il problema è molto diverso».

Quindi va ringraziato il ministro delle Finanze Schäuble.

«In qualche modo sì. Ma soprattutto va ringraziata la Cina, che finora è stato un partner economico fondamentale. Questo è il problema: beneficiamo tutti di un regime illiberale».

Danilo Taino

Corriere della Sera 6 settembre 2015

 

 

 

Tappi solidali

tappini1[1]All’inizio fu una leggenda metropolitana. Erano gli anni Novanta e circolava voce che, raccogliendo tappi di bottiglie di plastica, si potesse contribuire a comprare una carrozzina a un disabile: nel ‘95 un portatore d’handicap novarese arrivò a quota 5 quintali di tappi, prima di scoprire che nessuno gliel’avrebbe “convertiti”.

La notizia fece talmente scalpore che una colletta portò al lieto fine della storia. Oggi, però, la raccolta tappi è realtà e vede mezzo Stivale impegnato a raccogliere – tra scuole, parrocchie, bar, Caritas – piccoli e, apparentemente insignificanti, tappi di bottiglie.

Non chiamateli, semplicemente, di plastica. Perché, come sarà pronto a riprendervi chi organizza queste raccolte, sono, più nello specifico, di polietilene o polipropilene, materiali che si prestano facilmente ad essere rilavorati per fare mobili da giardino e non solo. Per questo i tappi si raccolgono, e poi si rivendono. Le bottiglie sono invece di polietilene tereftalato – quello che conosciamo come Pet – e il processo di riciclaggio è differente. Dividerli, dunque, è un gesto corretto, che fa bene all’ambiente e non solo.

Prendiamo i tappi che si raccolgono a Collegno, Comune del Torinese di 50mila abitanti. Qui è il Masci, il Movimento Adulti Scout, ad aver organizzato la raccolta. Nelle scuole, nella sede dell’Università della terza età, all’ecocentro si può lasciare la borsetta con i tappi, come fa la signora Maria Gnogiu: «Non mi costa fatica, tengo sempre un contenitore in balcone». Una volta riempito un container, viene spedito in Toscana. Destinazione la Galletti E.Co Service di Livorno che li tritura gratis e rivende la plastica così ricavata per fare sedie da giardino, giochi per i parchi, cassette per la frutta. Il guadagno (al netto delle spese) va a iniziative che l’associazione Centro mondialità sviluppo reciproco promuove per la regione di Dodoma, in Tanzania….

Quanto si guadagna? Una tonnellata – ovvero 400mila tappi – viene valutata tra i 150 o 200 euro. 

Non un grande cifra, se si conteggiano spese di viaggio e raccolta. E, infatti, tutti i progetti funzionano grazie ai volontari che snocciolano, con fierezza, i risultati. Prendiamo il Masci: con 147 tonnellate di tappi costruiscono otto pozzi in Africa. Per questo le iniziative ecologic-solidali sono tante …..

http://www.lastampa.it/2013/05/29/scienza/ambiente/focus/il-viaggio-dei-tappi-la-plastica-pi-pregiata-va-tutta-in-solidariet-lLlqNoHPhceruWuGUripRJ/pagina.html