Cresce (ma a rilento) l’occupazione in Europa

JOPPPL’occupazione in Europa cresce ma lentamente mentre l’Italia si piazza sopra la media Ue.

L’Eurostat certifica che continua la lenta ripresa dei posti di lavoro: nel terzo trimestre di quest’anno è aumentata nell’Eurozona dello 0,3% rispetto al periodo immediatamente precedente, mentre il progresso registrato nell’Ue a 28 paesi è pari allo 0,4%. In entrambi i casi, il numero di occupati (229,8 milioni di persone di cui 151,5 nei paesi con la moneta unica) è cresciuto rispetto allo stesso trimestre del 2014 dell’1,1%. Aumento trimestrale sopra la media per l’Italia (+0,4%) che arriva così a una crescita degli occupati dello 0,9% in un anno. 

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker avverte che la crisi non è finita. «Dal mio punto di vista, la crisi non è finita», afferma davanti al parlamento europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo per ascoltare le sue considerazioni sul futuro dell’Eurozona. «Bisogna andare avanti con la nostra agenda di riforme e investimenti» e «dare più legittimità e forza alle istituzioni comuni», aggiunge. Infatti, osserva durante il suo intervento, «molte persone restano senza lavoro e la ripresa è ancora fragile». Secondo Juncker, «il parlamento europeo è il parlamento dell’Euro, che è un progetto politico e ha bisogno di una vigilanza politica di responsabilità politica».

La Stampa

15 dicembre 2015

 

https://www.lastampa.it/2015/12/15/economia/cresce-loccupazione-in-europa-a-novembre-77dQu7dEarkKUcpkT2fFnJ/pagina.html

 

Quanto costa il Parlamento europeo

parlamentoppUn miliardo e 790 milioni di euro per 751 eurodeputati: 2,4 milioni di euro l’anno a testa. E il budget del Parlamento europeo con un costo per cittadino di circa 3,58 euro l’anno (quello italiano ci costa 27,15 euro l’anno) lungo 436 chilometri, la distanza che separa le due sedi principali del Parlamento europeo: Bruxelles, in Belgio e Strasburgo, in Francia nel cuore dell’Alsazia simbolo dell’Europa ripacificata dopo la Seconda Guerra mondiale. In mezzo Lussemburgo, il Granducato che ospita la terza sede dell’Europarlamento, quella prettamente amministrativa con gli uffici del segretariato generale.

La premessa è doverosa: la politica europea è molto più attenta ai costi di quella italiana, ma nonostante tutto una revisione di alcuni capitoli della spesa non farebbe male. Quanto meno per mettere un po’ di ordine a sprechi che i tempi non giustificano più. Se una volta, infatti, le sedi di Bruxelles e Strasburgo avevano un forte significato storico rappresentando i territori liberati dall’invasione tedesca e divendando simbolo della pace nel continente, oggi sono diventate spese inutili in un’Eurozona che cerca la via della ripresa.

Lungo l’asse che divide le due città si muovono 5mila persone diverse volte al mese con un costo annuo che grava sulle casse del Parlamento per 200 milioni di euro: oltre il 11% di un budget per il 2014 da 1,79 miliardi di euro, che, pur essendo elevato, appare comunque più leggero di quello italiano (Camera e Senato costano circa 1,5 miliardi di euro). Lo spreco economico è aggravato dall’inquinamento degli spostamenti in uno scenario che vede l’Unione europea impegnata a ridurre le emissioni di anidride carbonica del 40% entro il 2030. L’Odissea tra Bruxelles e Strasburgo in aereo, treno, auto, camion solo per trasportare ogni volta i documenti del Parlamento costa 19mila tonnellate di Co2 l’anno (un auto media ne consuma 86 chilogrammi per i 772 Km che dividono Milano da Napoli). A Bruxelles si riuniscono le varie commissioni, mentre in Francia si tengono le sedute plenarie per 4 giorni al mese, agosto escluso. Uno spreco in più, in considerazione del fatto che a Strasburgo è stata costruita una sede ad hoc, costata quasi 600 milioni di euro, ma che viene utilizzata solo 44 giorni all’anno.

La proposta. Lo scorso anno gli europarlamentari avevano votato un risoluzione – non vincolante – per ridurre a una sola le sedi del Parlamento, ma per il momento la Francia continua a porre il diritto di veto, così come in tutte quelle situazioni che diminuiscono il prestigio transalpino. L’idea di perdere Strasburgo, dopo aver riconquistato 69 anni fa l’Alsazia, metterebbe in difficoltà il presidente socialista Francois Hollande già in crisi di consensi lasciando ampi spazi ai nazionalisti ex gollisti.

Lavoro. D’altra parte la maggior voce di spesa del Parlamento riguarda il costo del lavoro. I 766 deputati, che scenderanno a 751, costano 227 milioni di euro l’anno tra stipendi (75 milioni); rimborsi spese (117 milioni); assicurazioni, pensioni ed indennità varie (35 milioni). A questi si aggiungono 620 milioni di euro per i funzionari e i dipendenti temporanei, mentre sono in calo da 116 a 98 milioni le spese per i servizi esterni.

Attività. Le attività ordinarie e straordinarie del Parlamento costano 463 milioni di euro contro i 444 milioni dello scorso anno: in questo caso, però, l’aumento è in qualche modo giustificato dall’allargamento dell’Unione europea che dal luglio del 2013 è salita a 28 membri con l’ingresso della Croazia. Il Parlamento è uno dei due bracci legislativi dell’Unione (l’altro è il Consiglio), ma gran parte della sua attività è dedicata alla divulgazione (106 milioni di euro l’anno tra pubblicazione di documenti, accoglienza dei visitatori e distribuzione di informazioni varie). L’Europarlamento spende 100 milioni di euro l’anno per finanziare l’attività di parlamentari indipendenti, i gruppi parlamentari e le fondazioni. Altri 200 milioni sono stanziati per coprire le gli eventuali eccessi di spese per i lavori parlamentari.

Strutture. Il Parlamento spende 205 milioni di euro l’anno per il mantenimento delle tre sedi; 140 milioni per le telecomunicazioni sotto il cui cappello cade tutta la gestione dell’Information technology. I costi amministrativi ammontano a circa 5 milioni di euro.

http://www.repubblica.it/speciali/politica/elezioni-europee2014/2014/05/13/news/europarlamento_costi_tagli_alla_spesa-85489830/

 

PARLAMENTO EUROPEO

Schemi elaborati dagli studenti

I figli hanno diritto ad avere il cognome della madre

I genitori devono avere il diritto di dare ai figli il solo cognome materno. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che oggi ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi avendo  negato loro la possibilità di attribuire alla figlia il cognome della madre invece di quello del padre.

Nella sentenza, che diverrà definitiva tra 3 mesi, i giudici indicano che l’Italia «deve adottare riforme» legislative o di altra natura per rimediare alla violazione riscontrata.

A fare ricorso alla Corte di Strasburgo sono stati i coniugi milanesi Alessandra Cusan e Luigi Fazzo, cui lo Stato italiano ha impedito di registrare all’anagrafe la figlia Maddalena, nata il 26 aprile 1999, con il cognome materno anziché quello paterno.

…..

I giudici della Corte  sostengono che «se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne».  Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.

http://www.lastampa.it/2014/01/07/italia/cronache/strasburgo-i-figli-hanno-diritto-davere-il-cognome-della-madre-dRb3wz8yzWBFCjWlyewojP/pagina.html

Sito che promuove il diritto dei  genitori a scegliere liberamente se trasmettere il
cognome paterno piuttosto che quello materno, o il doppio cognome.

http://www.cognomematerno.it/

Corte europea dei diritti umani

http://www.echr.coe.int/Pages/home.aspx?p=home

 

Il Parlamento pendolare che si trasferisce una volta al mese

E’ il Parlamento europeo

37006_il_parlamento_europeo_bruxellesLo scorso ottobre il 78% degli eurodeputati ha votato per avere una sola sede di lavoro. Hanno chiesto di restare a Bruxelles tutto l’anno, piuttosto che transumare mensilmente a Strasburgo, eliminando così i disagi e i pesanti costi provocati dall’esigenza di spostare qualche migliaio di persone, e le loro carte, dal Belgio all’Alsazia. L’ultimo dato ufficiale sul conto del periodico esodo dell’Europarlamento è di 169 milioni, ma risale al 2002. Ora si stima possa essere raddoppiato, tra allargamento a Est e inflazione. «Un conto difficile – ammette una fonte europea -. Ma non andiamo lontano se diciamo 350 milioni».

Tutto per niente. O meglio per una vecchia decisione presa al momento di disegnare l’Europa con l’intenzione di non scontentare nessuno. Nel 1952 si è stabilita la sede della Ceca (Comunità carbone e acciaio) a Strasburgo, città di frontiera simbolo della riconciliazione auspicata tra Francia e Germania. La revisione delle istituzioni europee – con la fusione di Ceca, Cee e Euratom – ha quindi aggiudicato all’Alsazia (1965) l’assemblea parlamentare comune, mentre il suo segretariato andava a Lussemburgo. Il Consiglio e la Commissione venivano stabiliti a Bruxelles.

L’Europa comunitaria si ritrovò con tre capitali pur essendo piccola cosa, e l’assetto geografico dei poteri fu scolpito nei trattati, prerogativa che impone l’unanimità per qualunque modifica sulla dislocazione delle sedi. Pertanto, se anche l’assemblea europea è divenuta la seconda camera Ue ed è composta da 751 deputati, non si può tenere tutto in un solo posto, cioè a Bruxelles, se la Francia non vuole. E la Francia non vuole….

Per l’Europa è un costo che si potrebbe evitare come chiede una petizione firmata da 1,2 milioni di cittadini in favore del «tutto a Bruxelles».

http://www.lastampa.it/2013/02/06/esteri/il-parlamento-pendolare-che-costa-milioni-all-europa-hMTvBbZ1BvVXLi7OgXZRpK/pagina.html

Violazione dei diritti umani se c’è sovraffollamento in carcere

prigioneL’Italia viola i diritti dei detenuti tenendoli in celle dove hanno a disposizione meno di 3 metri quadrati. La Corte europea dei diritti umani di Strasburgo ha quindi condannato l’Italia per trattamento inumano e degradante di 7 carcerati detenuti nel carcere di Busto Arsizio e in quello di Piacenza.

La Corte ha inoltre condannato l’Italia a pagare ai sette detenuti un ammontare totale di 100 mila euro per danni morali. Nella sentenza la Corte invita l’Italia a porre rimedio immediatamente al sovraffollamento carcerario.

http://www.corriere.it/cronache/13_gennaio_08/carceri-strasburgo-condanna-italia_bce42e00-597a-11e2-bf1c-a7535a9f5f63.shtml

 

In Italia l’82,6% dei detenuti sconta in cella tutta la sua pena, senza poter usufruire di misure alternative al carcere e ciò, secondo gli esperti, è la concausa dell’alto numero di recidività. Se sette detenuti su 10, il 68,5%, tornano a commettere reati una volta usciti dal carcere e quindi a riempire quelle celle già stipate da oltre 66 mila persone, è chiaro che il sistema penale così com’è non sta assolvendo al suo compito.

http://www.lastampa.it/2012/09/27/italia/cronache/carceri-i-numeri-dell-emergenza-cuQaozA6CqOq9pj9mGYQfO/pagina.html