Corsa alla laurea

uninuniIl mondo va all’università, non c’è mai andato così in massa. Duecento milioni di studenti stipano gli atenei del globo, oggi, e sono un terzo dei giovani in età. Tra otto anni cresceranno fino a 260 milioni. È un percorso, quello del sapere complesso, della specializzazione culturale, che la generazione nata nei Novanta considera necessario per il successo, o semplicemente per difendersi dalla concorrenza diffusa. D’altro canto, la maggior parte delle invenzioni contemporanee — se si eccettua il mondo Apple di Steve Jobs, un renitente universitario, e si include il Facebook di Mark Zuckerberg, che lasciò Harvard ma solo dopo aver testato il suo social sui compagni di college — viene dalle migliori università del pianeta.

L’ultimo report scientifico dell’Unesco, “Towards 2030” — 800 pagine, 46 collaboratori in cinque continenti, lavoro chiuso nel dicembre 2016 — , descrive la strada dell’accesso alla conoscenza superiore come un’autostrada a sei corsie che i governi più consapevoli, molti nel Sud Est asiatico, intendono far percorrere alla gioventù. Nel 1996, nel mondo, il 14% dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni frequentava un ateneo, oggi gli “universitarians” sono il 32 per cento. Vent’anni fa cinque Paesi avevano almeno metà dei giovani chini nei dipartimenti, oggi gli Stati con questo primato sono 54, un terzo di quelli che aderiscono all’Onu.
In Corea del Sud — nazione insieme alla Finlandia in cima a tutti i ranking scolastici — quasi il 70% dei 30-34enni è laureato. E in quella fetta di mondo orientale, da vent’anni emergente, la convinzione che il riscatto sociale e la battaglia globale si giochino innanzitutto studiando si vede negli investimenti pubblici. La Malesia ha piani- ficato di diventare il sesto approdo assoluto per studenti internazionali a partire dal 2020, e per quell’anno il governo vietnamita punta ad avere 20.000 dottorati universitari in più. In Cina 9,5 milioni di giovani ogni anno devono affrontare il gaokao, l’esame di ammissione necessario per entrare all’università: dura nove ore in un lasso di due giorni. L’università più internazionalizzata al mondo è la China Medical University di Taiwan: il 93,9% dei suoi lavori è pubblicato in collaborazione con altri atenei.
Per valutare un mondo — quello universitario, appunto — che ha un valore commerciale altissimo e non ancora precisamente stimato, dal 2003 sono cresciute diverse classifiche che, con parametri propri (chi valuta le pubblicazioni, chi il numero di Nobel passati da quell’ateneo), indicano le migliori accademie su piazza. Per l’Higher Times Education, ranking più noto, tra le prime dieci università sei sono americane, ma la prima è inglese (Oxford), la quarta è inglese (Cambridge), l’ottava è inglese (Imperial College London) e la nona svizzera (L’Eth Technology di Zurigo). Gli Stati Uniti restano il faro con le otto “Ancient Eight” che costituiscono l’Ivy League, cerniera di atenei privati sviluppatisi lungo il versante orientale, e un buon nucleo di atenei pubblici. Negli Usa, d’altro canto, viene ospitato il maggior numero di studenti di dottorati internazionali (il 40,1%, più del doppio di Regno Unito e Francia sommati insieme) e 19 delle 20 università che producono le ricerche più citate sono nordamericane. Ma il costo dei college ha fatto crescere in modo incontrollabile il debito degli studenti statunitensi, salito alla vertiginosa cifra di 1.200 miliardi di dollari, superiore al debito prodotto dalle carte di credito e a quello per gli acquisti di automobili.
L’Europa, culla delle accademie, del concetto stesso di università, è comunque un continente vivo e produttivo. Lo certifica l’Unesco report. Se nel mondo, oggi, ci sono 7,8 milioni di ricercatori universitari, nel nostro continente resiste la quota più consistente: il 22 %. L’Unione europea guida la classifica delle pubblicazioni universitarie e ha il blocco di atenei con maggiore proiezione internazionale. La Germania è, tra i Paesi ad alto reddito, quello con il più alto tasso di innovazione e il Cern di Ginevra è la prova plastica di un mondo che parla la stessa lingua: diecimila fisici da ssanta Paesi collaborano. Tra il 2008 e il 2014 le pubblicazioni con autori europei sono cresciute del 13,8%. La questione è che quelle con autori africani sono cresciute del 60,1% e quelle con autori arabi del 109,6%.
L’Italia ha eccellenze riconosciute, investimenti pubblici e privati non adeguati, una resistenza titanica a fare sistema. Trieste è la decima università al mondo per internazionalizzazione, ma il Paese attrae pochi stranieri: solo l’11% dei dottorandi viene dall’estero quando in Francia sono il quadruplo. E i nostri laureati restano il 25,3% della popolazione tra i 30 e i 34 anni anche se nell’agenda di Lisbona abbiamo scritto — irrealisticamente — che entro il 2020 saranno il 40.
Corrado Zunino
La Repubblica 13 febbraio 2017
http://www.repubblica.it/scuola/2017/02/13/news/alla-158175483/

Com’è andato l’a.s. 12/13 ?

studddStudenti un po’ più bravi. Quelli che  si sono diplomati nel luglio 2013 sono un po’ di più e hanno registrato esiti migliori rispetto agli anni precedenti. .

CLASSI QUINTE  – A giugno il 95,5% degli scrutinati dell’ultimo anno di corso è stato ammesso agli esami superati poi dal 99,1% dei candidati. Rispetto all’anno precedente si registra un lieve incremento sia degli studenti ammessi che dei diplomati.

LE ALTRE CLASSI – Quanto agli esiti degli scrutini, il tasso di ammissione alla classe successiva resta sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il primo anno di corso è il più selettivo, con una percentuale di ammissione alla classe successiva pari all’83,2%. All’aumentare dell’anno di corso la quota dei promossi diviene progressivamente più alta, arrivando a 91 ammessi su 100 al termine del quarto anno.  I Licei registrano il maggior numero di ammessi alla classe successiva (94,1%), seguono l’istruzione artistica (87,8%), gli istituti tecnici (85,2%); gli istituti professionali si collocano all’ultimo posto (80,6%) nonostante un lieve miglioramento rispetto all’anno passato.

MATEMATICA, INSUFFICIENZE E ECCELLENZE – Gli studenti che non sono stati scrutinati per non aver raggiunto la frequenza dei tre quarti del monte ore annuale complessivo sono pari all’1,8% rispetto all’1,6% dell’anno precedente. Il fenomeno è in aumento e rilevante specialmente nel primo anno di corso (2,9%), con una tendenza a decrescere negli anni successivi. Infine Matematica resta croce e delizia degli studenti: è la disciplina che da un lato registra studenti con il maggior numero di insufficienze, rispetto a italiano e lingue straniere, e dall’altro il maggior numero di eccellenze con la massima votazione.

http://www.corriere.it/scuola/14_gennaio_15/maturita-ansie-paure-ma-poi-tutti-promossi-dd0bc304-7e0a-11e3-80bb-80317d13811d.shtml

A scuola con il tablet

In 1D alla Chelini, la professoressa Maria Grazia Furnari, 41 anni, ha collegato l’iPad alla lavagna multimediale per la lezione di inglese. Legge una filastrocca: «What’s your name? My name’s Jane. How old are you? I’m 22. Where are you from? I’m from Toulon. Allora, chi è Jane, secondo voi?», chiede. Sullo schermo del tablet, replicato sul muro, compaiono la foto di tre ragazze. I bambini scelgono quella giusta e ripetono le domande della filastrocca. Per ogni risposta scandita dagli alunni, l’insegnante crea un fumetto sull’immagine, grazie a una app per manipolare le immagini. Poi chiede un volontario. Si fa avanti Rami, occhi scuri vivissimi e un’ombra di baffi sul viso. «Vieni, che ti scatto una foto». Il ragazzino sorridente compare sulla lavagna multimediale: «What’s your name?» chiedono tutti. «My name’s Rami», dice lui e anche il baloon sopra la sua testa …………..

http://27esimaora.corriere.it/articolo/dalle-app-per-i-problemi-allinglese-interattivo-tutti-a-scuola-con-lipad/