Il Paese più vecchio d’Europa

L’Italia è il paese più vecchio d’Europa. La notizia emerge dal Libro Bianco 2012 `La salute dell’anziano e l’invecchiamento in buona salute´, presentato questa mattina in Senato e secondo il quale l’aspettativa di vita della popolazione europea è salita di 8 anni e le proiezioni demografiche prevedono un ulteriore aumento di 5 anni nel corso dei prossimi 40.  

 L’indagine restringe il focus sull’Italia che, come prodotto della combinazione di una fecondità particolarmente bassa e una durata media di vita tra le più elevate, risulta essere (lo sarà ancor di più nel futuro), il Paese più vecchio d’Europa. Anche nell’area Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), è l’Italia l’unico Stato ad aver già raggiunto quota 20% come proporzione di persone di 65 anni e oltre sulla popolazione totale e livelli inferiori al 25% della quota di popolazione under 25 (Ocse 2005). 

 L’Ufficio Statistico Europeo ha stimato che nella Ue entro il 2060 ci saranno solo due persone in età lavorativa (15-64 anni) per ogni over 65, rispetto al rapporto di 4 a 1 di oggi. La forte spinta in questa direzione dovrebbe avvenire durante il periodo 2015-2035, in cui i baby boomers, la generazione nata nei due decenni dopo la II guerra mondiale, inizierà ad andare in pensione (Eurobarometer, 2012).  

http://www.lastampa.it/2012/11/22/societa/e-l-italia-il-paese-piu-vecchio-d-europa-NwyH7fefjwKDFGXlEqrTQJ/pagina.html

La rivoluzione digitale

È in corso una rivoluzione. Una rivoluzione che ormai tocca scuole, fabbriche, biblioteche, mezzi di trasporto, città. Riguarda le vite personali di molti, ma anche mestieri antichi come quelli dell’artigiano o dell’agricoltore. Cambia il modo di lavorare e il rapporto con la pubblica amministrazione. Innova il volontariato. Trasforma la politica. Promette uno sviluppo economico più rispettoso dell’ambiente. 

Una rivoluzionezione digitale, un’innovazione rivoluzionaria come l’elettricità oltre un secolo fa o forse più. Una trasformazione fatta di computer connessi in rete che mutano il tessuto sociale ed economico anche in settori apparentemente lontani dall’informatica

Computer che, sempre più piccoli, non solo ci accompagnano in tasca, ma si distribuiscono sotto l’asfalto per controllare il traffico, nei cassonetti per misurare la produzione di rifiuti, nei campi per misurare l’umidità, negli abiti per seguire il nostro stato di salute. Una rivoluzione che qualcuno ha studiato prima degli altri, per adattarla alla propria cultura e alle proprie esigenze. Su tutti, gli Stati Uniti. Padri (anche se non gli unici) del computer, madri di Internet, da sempre amanti del nuovo, gli americani hanno abbracciato il digitale con un tempismo e uno slancio che non temono confronti. E i risultati si vedono

Ma il digitale è anche applicazione a settori tradizionali, come la manifattura, l’agricoltura, il turismo, l’artigianato – nonché a spazi fisici come le città. Infatti è negli Usa che nascono i «makers», ovvero, quelle persone che usano i computer per innovare il fai-da-te. 

 Come? Per esempio usando le nuove stampanti tridimensionali, ovvero, stampanti che permettono di produrre piccoli oggetti disegnati col computer. Producono pezzi di ricambio, giocattoli, oggetti d’arte. Sembra un innocuo passatempo, ma in realtà i «makers» sono i pionieri di quella che l’«Economist» ha definito la terza rivoluzione industriale, quella della «manifattura personale». Il loro passatempo odierno, quindi, è un’anticipazione di quel che sarà una parte dell’industria di domani. E sempre negli Stati Uniti, ma nel settore dell’artigianato classico, troviamo piattaforme come Etsy (www.etsy.com), che permettono a migliaia di artigiani di far conoscere e vendere i loro prodotti, facendo conoscere al mondo intero attività fino ad ora relegate a una singola città, se non a un singolo quartiere.

 Riguardo alle città, è New York ad aver capito per prima che era opportuno avere una specifica persona, una sorta di assessore digitale, che si occupasse di tutti gli aspetti digitali della città, dalla comunicazione via Twitter (importante anche durante il recente uragano Sandy) alle start-up. Ma la rivoluzione digitale è anche rivoluzione della conoscenza e anche qui gli Usa sono stati i pionieri. Tutti usano Wikipedia, la grande enciclopedia online fondata dall’americano Jimmy Wales, scritta e costantemente aggiornata dai suoi stessi utenti. Ma pochi sanno che è americano anche il progetto di creare una grande biblioteca pubblica online, la Digital Public Library of America, che vuole portare in Rete l’equivalente delle gloriose biblioteche pubbliche di New York e Boston. E sempre targate Usa sono le università e le aziende che stanno sperimentando nuovi modi di fare istruzione online, come Udacity, Coursera o EdX….

Nel loro complesso questi e altri progetti stanno creando i silos di conoscenza digitale che nutriranno la cultura, la politica e l’economia degli Stati Uniti nei prossimi decenni. Ma l’Italia come sta affrontando la rivoluzione digitale? …………..

http://www.lastampa.it/2012/11/12/tecnologia/dire-fare-imparare-come-cambia-la-vita-nell-era-digitale-rHk58h6DHgstwuZHhTLUzM/pagina.html

Costruire case con la stampante 3D?

http://video.repubblica.it/edizione/milano/costruire-case-con-una-stampante-3d/110436/108820?ref=HREV-3

PIL lumaca per l’Italia

Il Pil italiano dovrebbe crescere dell’1,4% l’anno in media nei prossimi 50 anni, segnando uno dei ritmi più lenti tra i Paesi industrializzati, ma faranno peggio sia la Germania sia il Giappone (+1,1% e +1,3% rispettivamente). Sono le proiezioni di uno studio Ocse sulla crescita globale sul lungo termine che vede nell’invecchiamento della popolazione la causa principale dell’andamento..

Nel dettaglio per la Penisola le proiezioni sono di una crescita dell’1,3% l’anno tra il 2011 e il 2030 seguita da 1,5% nei 20 anni successivi mentre la media Ocse al 2060 è del 2%. La crescita media del Pil pro capite sarà ancora inferiore situandosi all’1,35 nel 2011-2060, con un 0,9% tra il 2011 e il 2030 e un successivo 1,5%. Come spiega l’Ocse, i trend di crescita sono guidati dall’invecchiamento della popolazione che eserciterà una pressione al ribasso sull’input di lavoro e sulla produttività. E l’Italia quanto a invecchiamento è al top nell’Ocse, terza dopo – appunto – Giappone e Germania. Nel 2030 gli ultra 65enni nella Penisola saranno il 40% della popolazione e nel 2060 non saranno distanti dal 60%, il doppio rispetto ad oggi. In Giappone gli over 65 sfioreranno il 70% tra cinquant’anni e in Germania saranno il 60%.

http://www.corriere.it/economia/12_novembre_09/studio-ocse-pil-italia_ba3f2b52-2a5c-11e2-9b66-000110c153a4.shtml

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) o Organisation for Economic Co-operation and Development – OECD e Organisation de coopération et de développement économiques – OCDE in sede internazionale è un’organizzazione internazionale di studi economici per i paesi membri, paesi sviluppati aventi in comune un sistema di governo di tipo democratico ed un’economia di mercato.

http://www.oecd.org/