I vizi che piacciono al fisco

L’Italia è un Repubblica – fiscalmente parlando – fondata sui vizi. Aggrappata a Bacco, tabacco e Venere (sotto forma di Dea bendata) per far quadrare i conti dello Stato. Le tasse su sigarette, alcol, slot machine e gratta e vinci vari hanno garantito nel 2016 un gettito di quasi 25 miliardi, più o meno quanto rendono le accise sui carburanti. Nei primi tre mesi del 2017 – grazie al balzo (+15.9%) delle entrate da “apparecchi e congegni di gioco”, alias le slot machine – è arrivato il sorpasso: benzina e diesel hanno portato 5 miliardi nelle casse del Tesoro, i dazi sui vizi ne hanno raccolti 6, quasi il 7% delle imposte totali pagate nel periodo (95) miliardi. Il trend, oltretutto, è destinato ad accentuarsi: la manovra allo studio del Parlamento in questi giorni prevede un altro giro di vite fiscale -125 milioni l’anno a regime – sulle sigarette e un riordino delle aliquote sull’azzardo che porterà sì (ed era ora) a una prima riduzione delle slot ma garantirà comunque, grazie a uno strategico ritocco alle aliquote su vincite e giochi, un aumento degli incassi dello Stato. Non solo. Nel mirino dell’erario, ad abundantiam, è entrato ora un altro peccatuccio nazionale: le bevande gassate. La prima bozza della manovra prevedeva – nel supremo interesse dei girovita italiani – un giro di vite sulle bibite zuccherate. Incasso previsto: 200 milioni. Un aiutino (per ora accantonato) decisivo per centrare gli obiettivi di finanza pubblica imposti a Roma da Bruxelles.
Al Bancomat dei vizi tricolori, lo sportello più redditizio è quello del gioco. Nel 1985, l’era in cui il sogno nazionale era il 13 al Totocalcio, il fisco incassava 790 milioni. Ora i tempi sono cambiati, la schedina è archeologia del settore e dettano legge slot e poker online. Il gettito però è decollato, arrivando attorno a quota 12 miliardi l’anno (32 milioni ogni 24 ore) grazie a una moltiplicazione geometrica di offerte e a una giungla di aliquote in cui l’unico che fa sempre Jackpot è lo Stato. Il Tesoro incassa 53,6 centesimi ogni euro speso al superenalotto, sta alzando in queste settimane dal 17% al 19,5% – il quarto ritocco all’insù in pochi anni – il prelievo unico sulle slot, si mette in tasca più di un euro ogni 5 euro di Gratta & Vinci venduti. E la pressione fiscale in continua crescita – più che scoraggiare l’azzardo – sembra invece incentivarlo.
Il vizio più costoso per il consumatore invece (anche a voler parlare solo di portafoglio e non di salute) è quello del tabacco. Il costo industriale di un pacchetto di sigarette, dicono fonti di settore, è attorno ai 15 centesimi. Al dettaglio però costano circa 5 euro. Dove va la differenza di 4,85 euro? Ben 2,73 euro sono accise, 90 centesimi è l’Iva. Il 10% va al venditore, il 13% – circa 80 centesimi – al produttore. Come dire che lo Stato si mette in tasca il 77% del prezzo finale, pari in un anno a circa 11 miliardi. Un carico fiscale superiore persino a quello astronomico che grava sui carburanti, dove le accise destinate ancora a finanziare il terremoto del Belice (1968) e la Guerra d’Etiopia (1935) pesano oggi 1 euro sugli 1,52 del prezzo della verde alla pompa. Calcolatore alla mano, per ogni euro che mettiamo nel serbatoio 66 centesimi vanno direttamente all’erario. Se si calcola anche l’Iva sui pacchetti di sigarette, il tabagismo nazionale porta nelle casse dell’erario oltre 13 miliardi l’anno.
L’alcol è invece, in campo fiscale, la cenerentola (e in apparenza il meno costoso) dei vizi. La lobby del vino con un sapiente lavoro di moral suasion parlamentare ha sempre tenuto sotto controllo le accise, pur aumentate almeno quattro volte negli ultimi sette anni. E le tasse sugli spiriti portano al Tesoro poco più di 600 milioni l’anno. Briciole. Che sommate però alla montagna d’oro spremuta a sigarette e giochi hanno consentito all’Italia e al suo bilancio di ammortizzare – finora senza contraccolpi – l’addio all’Imu. Il Tesoro ha incassato nel 2015 grazie all’ultima stangata sulla prima casa 15 miliardi, 10 in meno di quanto ne garantiscono oggi bacco, tabacco e dea bendata. Un tris d’assi che rende otto volte di più dei balzelli sulle bollette di luce e gas ed è pari ormai al 20% del gettito dell’Irpef nazionale. I peccati, una volta, si pagavano nell’aldilà. Ora un anticipo tocca versarlo pure allo Stato.

ETTORE LIVINI

La Repubblica, 5 giugno 2017

Bacco e tabacco, nessuno ha saputo rendere come loro

betI vizi hanno un costo elevato e rinunciarvi è difficile. Per questo, visti dall’occhio borsistico, hanno anche un elevato rendimento. Tanto che in una prospettiva ultra-secolare nessun settore economico è stato in grado di registrare performance paragonabili. Dimentichiamoci l’acciaio o le navi che hanno trainato l’epopea americana e cambiato il volto delle città Usa, o l’ingegneria britannica che ha dato il via alla rivoluzione industriale e fatto grande l’impero di Sua Maestà. Se nel 1900 qualcuno avesse puntato 1 dollaro sulle compagnie Usa del tabacco, reinvestendo da brava formichina i dividendi staccati, ora avrebbe visto lievitare la sua ricchezza alla considerevole cifra di 6,28 milioni di dollari.

A snocciolare i numeri di questo divertente e sorprendente raffronto è il Financial Times, che dà conto di uno studio di ‘archeologia finanziaria’ a firma di Elroy Dimson, Paul Marsh e Mike Staunton della London Business School, realizzato per conto del Crédit Suisse.

Dal loro resoconto emerge che, se negli Stati Uniti a premiare è stato il fumo, nella patria della birra e del gin, il Regno Unito, la corona non poteva che andare al settore delle birrerie e delle distillerie. Anche perché, nella loro ex colonia, il mondo dell’alcol ha passato il decennio abbondante del proibizionismo, che ovviamente ha avuto impatti anche sulle compagnie del settore. Ebbene, il comparto alcolico è stato il miglior performer tra le azioni Uk negli ultimi 115 anni: avrebbe trasformato 1 sterlina in 243.152 sterline, includendo i dividendi.

Della grandiosa ingegneristica britannica, che come ricorda il quotidiano della City ha gettato le basi per la spinta industriale e l’impero, un investitore si sarebbe fatto ben poco: 1 sterlina è lievitata fin solo a quota 2.280 dal 1900 ad oggi. Lo stesso si può dire per i costruttori navali americani, che hanno dato poche soddisfazioni con la capacità di moltiplicare 1 dollaro fino a quota 1.225 in un secolo abbondante………..

http://www.repubblica.it/economia/finanza-personale/2015/02/11/news/bacco_e_tabacco_nessuno_ha_saputo_rendere_come_loro-107032691/?ref=HRLV-6

Financial Times

Sin stocks pay as alcohol and cigarettes beat sober rivals

The wages of sin is exorbitant profit. New research into the best equity market performers over the very long term shows that nothing beats tobacco and alcohol stocks.

One dollar invested in US tobacco companies in 1900, with dividends soberly reinvested, would have turned into $6.28m, according to a work of financial archaeology by Elroy Dimson, Paul Marsh and Mike Staunton of London Business School……….

http://www.ft.com/cms/s/0/78609b84-b147-11e4-831b-00144feab7de.html#axzz3RTgMHhVP

L’Ue contro il fumo

Sigarette al gusto di vaniglia o mentolo vietate e pacchetti “minacciosi“, coperti per tre quarti da immagini shock e con avvertenze sui danni provocati dal fumo: è la proposta di direttiva adottata dalla Commissione Ue, che rivoluziona le vecchie norme risalenti al 2001. Dovrà ora essere approvata da Parlamento e Consiglio per entrare in vigore nel 2015.

Le cifre ……si commentano da sole: il tabacco uccide la metà delle persone che ne fanno uso e induce forte dipendenza . Per questo i consumatori non devono essere ingannati: i prodotti del tabacco devono avere l’aspetto e il gusto di prodotti del tabacco e la  proposta garantisce che aromi e confezioni accattivanti non siano utilizzati come strategia di marketing”.

http://www.repubblica.it/salute/2012/12/19/news/sigarette_direttive_ue_immagini_choc_sui_pacchetti-49087834/?ref=HREC1-6

Giovani fumatori: più alta probabilità di morte

Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, ogni sei secondi il tabacco uccide una persona. Una nuova ricerca, condotta dall’associazione I-think, getta una luce ancora più tragica sul fumo e i giovani. Dai dati elaborati risulta che un quindicenne ha una probabilità di morire di cancro tre volte maggiore rispetto a chi inizia dieci anni più tardi e circa l’87% dei fumatori comincia entro i 20 anni.

La statistica più allarme è che ogni giorno tra gli 80.000 e i 100.000 ragazzi iniziano a fumare.

E’ ora in discussione  al Senato un disegno di legge  bipartisan che prevede di affrontare il problema alla radice, e ancora una volta, con la prevenzione. Tra le proposte ci sono l’innalzamento a 18 anni per l’acquisto e il consumo di tabacco, l’estensione del divieto di fumo vicino le scuole, sanzioni per chiunque venda tabacco ai minorenni e l’inserimento di un ‘bugiardino’ che riveli presenza e quantità delle sostanze cancerogene contenute nelle sigarette. Tra le altre proposte contenute nel disegno di legge c’è l’istituzione di un Fondo per la prevenzione e riduzione dei danni del tabagismo.

“Il ddl non ha costi – evidenzia il presidente della Commissione Sanità del Senato, Antonio Tomassini – ed ha già ottenuto la procedura deliberante dalla Commissione Sanità. Stiamo aspettando il via libera della Commissione Bilancio e per l’ok definitivo non ci sarà bisogno del voto dell’Aula. Poi però toccherà alla Camera”.

 

http://www.repubblica.it/salute/prevenzione/2012/09/18/news/fumo_tasso_di_morte_per_cancro_pi_alto_tra_i_giovani_fumatori-42741055/?ref=twhr&utm_source=dlvr.it&utm_medium=twitter