2006 e 2016

Differenze tra la riforma costituzionale di Berlusconi (2006) e quella di Renzi (2016)
Corriere della Sera, giovedì 29 settembre 2016
ricostQuali sono le principali differenze fra la riforma costituzionale voluta da Berlusconi nel 2006 e la riforma Renzi-Boschi? Quali furono le motivazioni che portarono la maggioranza dei votanti a bocciare il referendum Berlusconi?
Emma Menegon – Vicenza

Cara Signora,
Fra i due progetti esistono alcune somiglianze. In entrambi i casi le maggiori preoccupazioni dei riformatori sono state la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei deputati e dei senatori, la trasformazione del Senato in una Camera alta delle autonomie locali, secondo il modello tedesco, il rafforzamento del potere esecutivo e la restituzione al centro di alcuni dei poteri che la riforma del Titolo V della Costituzione, nel 2001, aveva trasferito alle Regioni. Ma vi sono anche differenze dovute alle diverse esperienze politiche di Silvio Berlusconi e Matteo Renzi.
La formula adottata dal Partito delle libertà e dalla Lega conferisce al presidente del Consiglio poteri molto simili a quelli del premier britannico. I principali candidati diventano i protagonisti delle campagne elettorali e il vincitore non ha bisogno della nomina del capo dello Stato per diventare capo del governo. Può nominare e revocare i suoi ministri, non deve chiedere il voto di fiducia e può invitare il presidente della Repubblica a sciogliere le Camere. Il suo potere è ulteriormente rafforzato da qualche ritocco alla composizione della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura. Credo che questa versione italiana del premierato inglese fosse anche il risultato dei rapporti che Berlusconi aveva avuto negli anni precedenti con due presidenti della Repubblica: decisamente difficili con Scalfaro e piuttosto freddi con Ciampi. Il progetto conteneva alcuni passaggi discutibili, ma non mi sembrò una minaccia alla democrazia italiana.
Il progetto del governo Renzi tiene conto di alcune delle critiche mosse a quello di Berlusconi prima del referendum del 2006. I redattori non hanno messo in discussione né i poteri del presidente della Repubblica, né quelli della Corte costituzionale e del Consiglio superiore della magistratura. Anche Renzi vuole rafforzare il potere dell’esecutivo e lo ha motivato con argomenti che mi sono parsi abbastanza convincenti, ma spera di raggiungere lo scopo con altri mezzi: l’abolizione del bicameralismo perfetto e una legge elettorale che lasci sul terreno, dopo la battaglia elettorale, un vincitore indiscusso.

Sergio Romano

10 domande & risposte sul referendum costituzionale

ref1) Quando è stata votata dal Parlamento la riforma della Costituzione e perché sarà necessario sottoporla a un referendum popolare?

La riforma della Costituzione è stata approvata dal Parlamento in via definitiva il 12 aprile 2016, dopo una doppia lettura al Senato e alla Camera. Poiché però l’approvazione è avvenuta con una maggioranza inferiore ai due terzi dei componenti di ciascuna Camera, secondo quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione  il provvedimento non è stato direttamente promulgato per dare la possibilità di richiedere – entro tre mesi dalla pubblicazione del testo sulla Gazzetta ufficiale – un referendum confermativo da parte di un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali, come è effettivamente accaduto. Va ricordato che per il referendum costituzionale, a differenza di quello abrogativo, non è previsto un quorum di partecipazione per la sua validità.

2) Nella storia della Repubblica ci sono precedenti di modifiche della Costituzione e relativi referendum?

Nella storia della Repubblica sono state realizzate diverse revisioni della Costituzione, anche se nella maggior parte dei casi su aspetti molto specifici. In due casi si è dovuti ricorrere al referendum confermativo, non essendo stato raggiunto in Parlamento il quorum dei due terzi.
Il 7 ottobre 2001 gli elettori approvarono con il 64% di voti favorevoli le modifiche introdotte dal governo dell’Ulivo nel Titolo V della seconda parte della Costituzione, modifiche che intendevano porre le basi per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale.
Nel 2005 anche il Governo Berlusconi promosse un progetto organico di revisione della seconda parte della Costituzione, volto a rafforzare i poteri dell’esecutivo e ad ampliare il federalismo. Questa riforma fu però bocciata nel referendum popolare del 25/26 giugno 2006, con il 62% di voti contrari.

3) Quali sono i punti qualificanti della riforma introdotta dal disegno di legge Boschi?

Il disegno di legge del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi contiene due punti qualificanti: la modifica della disciplina del Parlamento italiano con il superamento dell’attuale bicameralismo perfetto e la revisione del Titolo V della Costituzione. Accanto a questi interventi maggiori il Ddl governativo prevede la soppressione del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro e altre misure volte al contenimento dei costi istituzionali.

4) Come è composto il nuovo Senato previsto dalla riforma?

Nella riforma il Senato diventa il ramo parlamentare rappresentativo delle istituzioni territoriali. È composto da 95 senatori, non più eletti dal popolo ma scelti dai Consigli regionali e dalle Province autonome di Trento e Bolzano tra i propri membri e tra i sindaci dei Comuni del proprio territori (uno per ciascuna Regione e Provincia autonoma per un totale di 21 componenti). Ai senatori rappresentativi del territorio si aggiungono 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica per i loro meriti per un periodo di 7 anni, non rinnovabile. Resta immutata la previsione che chi è stato Presidente della Repubblica sia senatore a vita alla fine del suo mandato.
La composizione del Senato si rinnova in tempi differenti, in quanto la durata del mandato di senatore è legata a quella dei Consigli regionali o Provinciali che li hanno eletti.

5) Quali saranno, in caso di vittoria del “sì” nel referendum, le funzioni principali del Senato e quali funzioni invece verranno meno rispetto ad oggi?

Le funzioni principali del nuovo Senato saranno: assicurare la rappresentanza degli interessi territoriali a livello di formazione della legislazione statale; essere una sede di raccordo tra diversi livelli di governo nazionale e concorrere alla funzione di raccordo tra questi e l’Unione Europea. Al fine di svolgere queste funzioni, il Senato è chiamato a esercitare anche compiti di valutazione e di controllo dell’operato del Governo in aree che toccano gli interessi delle autonomie territoriali. Il Senato non sarà invece più chiamato a votare la fiducia al Governo e non partecipa alla funzione di indirizzo politico dell’azione del Governo.

6) Che cosa cambia dal punto di vista dell’iniziativa legislativa?

L’iniziativa legislativa è riconosciuta al Governo, e alla Camera dei deputati, che esercita da sola la funzione legislativa, tranne nei casi in cui è prevista l’approvazione collettiva di una legge da parte di entrambe le Camere. L’iniziativa legislativa è mantenuta in capo agli elettori e sono previste garanzie perché i disegni di legge popolari siano discussi. Sono poi previste altre forme di partecipazione degli elettori all’esercizio della funzione legislativa grazie all’introduzione in Costituzione dei referendum propositivi e d’indirizzo, oltre ad altre forme di consultazione.

7) La riforma introduce nuove garanzie democratiche?

La riforma introduce alcune garanzie democratiche come lo Statuto delle opposizioni per la Camera dei deputati e la tutela dei diritti delle minoranze parlamentari nei due rami del Parlamento. Entrambe le previsioni dovranno essere tradotte in puntuali disposizioni dei regolamenti parlamentari e non è possibile prevedere allo stato attuale in quale modo sarà effettivamente garantita l’opposizione politica. Tra le garanzie costituzionali va annoverata la nuova disciplina dell’elezione del Capo dello Stato da parte del Parlamento in seduta comune con l’innalzamento del quorum rispetto a quello attuale.

8) Nella riforma il ruolo dello Stato centrale viene rafforzato o indebolito?

La riforma ritorna sul Titolo V introducendo alcune modifiche che vanno nella direzione di un rafforzamento del ruolo dello Stato centrale. Tale obiettivo è realizzato attraverso l’eliminazione delle materie che attualmente ricadono nella competenza concorrente, l’incremento delle materie riservate alla legislazione esclusiva statale e l’introduzione della clausola di salvaguardia già menzionata o della clausola di intervento. Restano invariati gli altri aspetti relativi all’attribuzione ai Comuni delle funzioni amministrative, salvo diversa disposizione in forza dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, e l’autonomia finanziaria.

9) Quali sono gli aspetti che nella riforma risultano ancora poco chiari?

In particolare le modalità di elezione dei senatori, l’esercizio collettivo della funzione legislativa da parte di Camera e Senato e la revisione del Titolo V nel segno di una maggiore centralizzazione.

10) Il referendum di ottobre riguarderà anche la nuova legge elettorale, il cosiddetto Italicum?

No, la nuova legge elettorale della Camera dei deputati, entrata in vigore il 1° luglio, non sarà oggetto del referendum costituzionale. Qualora il referendum avesse esito negativo, e dunque nulla dovesse cambiare relativamente alle funzioni del Senato, si avrebbero due leggi elettorali diverse per i due rami del Parlamento: l’Italicum per la Camera e il cosiddetto “Porcellum” per il Senato.
13 luglio 2016

Approvata la riforma costituzionale

rifrmcostCon 361 sì e 7 no la Camera ha approvato il ddl Boschi sulla riforma della Costituzione. Era richiesta la maggioranza assoluta dei voti (316), superata abbondantemente dalle forze che sostengono il governo, a cui si sono aggiunti i voti dei verdiniani e dei tosiani. Le forze di opposizione, invece, non hanno partecipato al voto.

Il testo è stato approvato in un’aula semivuota soltanto dai partiti della maggioranza mentre le opposizioni – M5S, FI, Lega, Fratelli d’Italia e Sinistra italiana – hanno deciso di uscire dall’emiciclo. Si conclude così un lungo percorso iniziato a marzo del 2014, subito dopo l’insediamento di Matteo Renzi a Palazzo Chigi, e che ora avrà un coda decisiva con il referendum confermativo di ottobre.

La riforma costituzionale approvata definitivamente modifica e completa quella del Titolo V del marzo del 2001, che ha introdotto il Federalismo: stop al bicameralismo perfetto; un Senato con meno poteri legislativi e composto da 95 senatori eletti dai Consigli regionali ma con legittimazione popolare che potrà proporre modifiche alle leggi approvate dalla Camera; nuovo Federalismo, con abolizione delle materie di competenza concorrente tra Stato e Regioni e alcune competenze strategiche riportate in capo allo Stato. Abolizione definitiva delle Province e del Cnel. 

http://www.lastampa.it/2016/04/12/italia/politica/rush-finale-per-la-riforma-costituzionale-le-opposizioni-non-voteranno-BpWSbGzC3NRab0wJGo49GO/pagina.html

Cosa cambia con la riforma

http://www.lastampa.it/2016/04/12/italia/politica/addio-bicameralismo-nuovo-senato-e-federalismo-ecco-cosa-cambia-con-la-riforma-costituzionale-hTL8gvle7Bw6F5aii2aq2I/pagina.html

Come sarà il nuovo Senato : scheda

http://www.corriere.it/politica/16_aprile_12/nuovo-senato-legge-camera-un-aula-disertata-opposizioni-a166ccf8-00bd-11e6-8701-d21ef4c79bc6.shtml