Una giornata self service

Inserire la chiavetta”. Bip. “Credito: 2,53 euro, selezionare il numero”. Bip. Il buongiorno – nell’era della vita self-service – si vede dal mattino. Le tecnologie – diceva quel povero illuso di John Maynard Keynes – libereranno l’uomo dalla schiavitù del lavoro (“massimo 15 ore alla settimana”) regalandogli una ricca vita di relazioni. Ha sbagliato in pieno: oggi produciamo in 9 ore quello che nel 1950 si faceva in 40. In ufficio però ci restiamo di più. E quanto alle relazioni, la novità è solo una: abbiamo imparato a farne a meno.

Dal cappuccino delle sette al distributore automatico nel metrò – “Erogazione conclusa, ritirare la bevanda. Credito residuo 2,08 euro”. Bip – fino alla cena, dal matrimonio fino alla toelettatura del cane, nel terzo millennio va di moda l’esistenza fai-da-te. Le macchine ci hanno liberato dal più faticoso degli esercizi, quello del rapporto con il resto del genere umano. E oggi, volendo, si possono vivere 24 ore da sogno (senza privarsi di nulla) interloquendo solo con display azzurrognoli, schermi di computer e consulenti – per l’anima e per il cuore – del tutto virtuali. Il glorioso “Time” l’aveva predetto nel 2008: “Le nuove tecnologie faranno del mondo un gigantesco self-service“. Ci ha preso più di Keynes. La macchina del cappuccino da 0,45 euro nel mezzanino del metrò – la qualità è quella che è, per carità – è solo la punta dell’iceberg.

 I nostri desideri, ormai,sono tutti a portata di mano (o di mouse) senza che sia più necessaria l’intermediazione di un essere vivente. Proseguiamo verso i treni. Il biglietto si compra al distributore automatico. Massimo non dà il resto. I soldi, va da sé, li abbiamo ritirati la sera precedente al Bancomat (in Italia preleviamo più di 2mila euro l’anno a testa, neonati compresi, il doppio di dieci anni fa). Poi via di corsa verso la banchina snobbando l’edicolante. Il giornale? C’è la free-press sulla rastrelliera o la versione digitale sull’I-pad (il New York Times, per dire, ha già 592mila abbonati sul tablet).
In attesa del convoglio è possibile farsi quattro foto tessera, comprarsi una bottiglia d’acqua o un tramezzino e persino stamparsi un carnet di biglietti da visita a uno dei 2,5 milioni di distributori automatici di servizi spuntati come funghi in ogni angolo del Belpaese, il 25% più di un anno fa. Un esercito di macchinette che inghiottono ogni anno, senza nemmeno regalarci un educato “grazie”, 2,6 miliardi di euro in monetine. …….
Alla fine di una giornata così, …… bisogna pur sempre procurarsi da mangiare. Facile. I supermercati sono diventati ormai un luogo di culto del fai-da-te esistenziale. Pesiamo da soli arance e peperoni, attacchiamo i cartellini del prezzo, scannerizziamo in proprio come bravi scolaretti i codici a barre di shampoo e rotoli di carta igienica. E da qualche tempo a questa parte abbiamo imparato persino a far da cassieri a noi stessi, calcolando il conto finale agli scanner ottici. Tutto da soli, dall’entrata all’uscita. Magari è un po’ alienante. ….

http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/31/news/giornata_self_service-45620213/