Il giorno della liberazione fiscale 2013

Pressione-fiscale[1]Quasi 1.000 euro al mese: è questo l’importo medio, calcolato dalla Cgia di Mestre, che ciascun italiano (bambini ed anziani compresi) verserà quest’anno per tasse, imposte e contributi allo Stato. Una cifra che include anche il carico fiscale pagato dalle imprese. Complessivamente arriveranno nelle casse pubbliche circa 698 miliardi di euro.

A partire da oggi (12 giugno) non lavoreremo più per il fisco. A dirlo è sempre la CGIA di Mestre che da quasi 15 anni calcola il giorno di liberazione fiscale, ovvero la data a partire dalla quale i contribuenti italiani cominciano a lavorare per se stessi.

Quest’anno sono stati necessari ben 162 giorni per assolvere agli obblighi fiscali e contributivi richiesti dallo Stato: una punta massima che nella storia recente del nostro Paese non avevamo mai toccato. Chiaramente, ciò è dovuto in particolar modo al forte aumento registrato in questi ultimi anni dalla pressione fiscale: infatti, nel 2013 toccherà il record storico del 44,4% del Pil, un livello mai raggiunto in passato. Si pensi che dal 1980 al 2013 il carico fiscale è aumentato di ben 13 punti.

“Quest’anno – sottolinea Giuseppe Bortolussi segretario della CGIA di Mestre – pagheremo mediamente 11.800 euro di imposte, tasse e contributi a testa. E in questo conto sono compresi tutti i cittadini, anche i bambini. Tuttavia, il dato disarmante è che al cittadino non vengono forniti servizi adeguati. Molto spesso, nel momento del bisogno, il cittadino è costretto a rivolgersi al privato, anziché utilizzare il servizio pubblico. Tutto ciò – conclude Bortolussi – si traduce in un concetto molto semplice: spesso siamo costretti a pagare due volte lo stesso servizio. Gli esempi che si possono fare sono moltissimi: succede se dobbiamo inviare un pacco, se abbiamo bisogno di un esame medico o di curarci, di spostarci, ma anche nel momento in cui vogliamo che la giustizia faccia il suo corso in tempi congrui con quelli richiesti da una società in continua evoluzione“.

Come si è giunti all’individuazione del cosiddetto “Tax freedom day”? L’Ufficio studi della CGIA ha preso in esame il dato di previsione del Pil nazionale e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Successivamente, il gettito di imposte, tasse e contributi che i contribuenti versano allo Stato è stato rapportato al Pil giornaliero, ottenendo il cosiddetto “giorno di liberazione fiscale” che, per il 2013, “scoccherà” il prossimo 12 giugno.

Le cose, purtroppo, vanno molto peggio per coloro che le tasse le pagano fino all’ultimo centesimo. Se dal Pil nazionale storniamo la quota di economia sommersa che viene conteggiata a seguito di una convenzione internazionale recepita da tutti i Paesi, è possibile calcolare la pressione fiscale “reale” che grava sui contribuenti “onesti”. Per l’anno in corso, la pressione fiscale “reale” si attesta ad un valore massimo del 53,8%. Ebbene, con questo livello di tassazione il giorno di liberazione fiscale per i contribuenti fedeli al fisco oltrepassa abbondantemente la metà dell’anno e si attesta al 16 luglio.

http://www.umbrialeft.it/notizie/tasse-oggi-12-giugno-non-lavoriamo-pi%C3%B9-fisco

Pressione burocratica e fiscale

buroIl ministro del Lavoro ha annunciato che il Governo ….. «sta lavorando a un’operazione di semplificazione molto forte che dovrebbe vedere la luce a brevissimo» (4 giugno 2013).
Auguri. Perché da quando è cominciata la precedente legislatura, nella primavera del 2008, sono state varate qualcosa come 288 norme fiscali che hanno avuto come conseguenza quella di complicare la vita alle imprese. E’ un numero pari al 58,7 per cento di tutte le disposizioni di natura tributaria (491) introdotte attraverso 29 differenti provvedimenti. Oltre quattro volte superiore a quello delle 67 «semplificazioni» fatte nello stesso periodo: ogni norma approvata per snellire la burocrazia ne ha quindi portate con sé 4,3 capaci di riversare altra sabbia negli ingranaggi…

E forse non è un caso, sottolinea l’ultimo rapporto della Confartigianato che contiene questo dato scioccante, che «la pressione burocratica abbia lo stesso ritmo di crescita della pressione fiscale». Ha raggiunto il 44,6 per cento, livello mai visto dal 1990, anno d’inizio della serie storica . Con un picco negli ultimi tre mesi 2012, durante i quali per ogni minuto che trascorreva il Fisco incassava un milione 731.416 euro. L’ufficio studi della Confartigianato ricorda che tra il 2005 e il 2013, secondo le stime Ue, le entrate fiscali sono salite del 21,2 per cento, pari a 132,1 miliardi: cifra esattamente corrispondente all’aumento nominale del Pil, diminuito però in termini reali. Per ogni euro di crescita apparente, dunque, l’Erario ha intascato un euro in più: è l’eredità di quello che nel rapporto viene definito «il ventennio perduto», iniziato nel 1993 e proseguito con 12 differenti governi. Senza che nemmeno gli esecutivi tecnici siano riusciti a invertire la rotta.

Negli ultimi 600 giorni, ……, il numero delle imprese è calato dell’uno per cento, il Pil è diminuito del 3,4 per cento, il credito al sistema produttivo ha subito una flessione di 65 miliardi, il debito pubblico è aumentato di 122 miliardi, la pressione fiscale è cresciuta dell’ 1,8 per cento, la disoccupazione giovanile si è ingigantita dell’ 8,5 per cento. Il numero delle persone senza lavoro è lievitato di 728 mila unità. La pressione fiscale sulle imprese risulta ben più elevata di quella per le famiglie: è arrivata al 68,3 per cento. Misura che vale il primato europeo e la quindicesima piazza mondiale. In Francia, dove pure non scherzano, il total tax rate sulle imprese è del 65,7 per cento. Ma in Germania scende al 46,8 per cento, per calare ancora in Spagna al 38,7 e planare nel Regno Unito al 35,5 per cento

 

http://www.corriere.it/economia/13_giugno_10/aziende-record-burocrazia_f5d46d76-d18c-11e2-810b-ca5258e522ba.shtml

Tobin tax e vedute corte

In uno dei suoi ultimi lavori, Tommaso Padoa-Schioppa aveva coniato una formula giusta, mutuata dallo “shorttermism” di matrice americana. «La veduta corta». L’incapacità di andare oltre il calcolo di breve periodo e di guardare il futuro lungo, oltre la crisi. L’attitudine ad accorciare sempre di più l’orizzonte temporale dei mercati, dei governi, delle imprese, delle famiglie. È la malattia dell’Europa di oggi, che vince il Nobel per la pace ma perde il suo destino comune. …… La Tobin Tax: ottima idea, ma declinata in modo pessimo. Rilanciare adesso l’imposta sulle transazioni finanziarie globali è un messaggio di chiara discontinuità. Attenzione: l’economia di carta, che in questi anni ha ingoiato l’economia reale, deve cominciare a restituire qualcosa. I dettagli tecnici sono ancora tutti da approfondire (il gettito da 57 miliardi di euro ipotizzato da Barroso è una sovra-stima che fa quasi sorridere, e il rischio che alla fine a pagare il conto siano i risparmiatori, molto più che le banche o i fondi, è molto elevato). Comunque, conta il segnale politico. L’Europa vuole riportare l’equità sociale al centro della sua Agenda (ammesso che ne abbia una), e vuole dimostrare una sovranità fiscale autenticamente comunitaria (che non ha mai avuto). Ma proprio qui tradisce la sua veduta corta. Quella di Tobin è una Tax di gran lusso, ma viaggerà sulla “ridotta” delle cooperazioni rafforzate tra i singoli governi. A quell’imposta si oppone (oltre all’Olanda e al Lussemburgo nell’Eurozona) la solita Gran Bretagna, piazza sovrana della finanza globale. Quale sarà l’efficacia del tributo «europeo», se il 70% della sua base imponibile risiede a Londra, dove non sarà mai applicabile?……..

http://www.repubblica.it/mobile-rep/affari-e-finanza/2012/10/15/news/tobin_tax_e_bae-eads_l_europa_vede_corto-44559156/