L’INDICE DELLA SPERANZA

INDICE SPERANZANon lasciare nessuno indietro, «leaving no one behind». È l’imperativo che, almeno sulla carta, unisce la comunità internazionale nella battaglia del futuro, quella che l’Assemblea generale dell’Onu lancerà a fine mese approvando la nuova Agenda di sviluppo. Nell’attesa, si tirano le somme dei Millenium Goals, gli otto ambiziosi obiettivi che i leader misero a punto per combattere la povertà. E, a sorpresa, le statistiche ci raccontano che il nostro pianeta non è poi così male, e il domani è forse migliore di ciò che pensiamo: la fine della fame nel mondo, delle morti precoci, del disastro ambientale non è più un’utopia, o un sogno da bambini. Un dato su tutti: il numero di persone che vive in povertà estrema si è ridotto di oltre la metà, da 1,9 miliardi nel 1990 a 836 milioni nel 2015. Anche se restano molte diseguaglianze da risolvere.

LA SFIDA DELL’AFRICA

L’ultimo sorriso, in ordine di tempo, ce lo regala l’Unicef che ieri ha certificato una drastica diminuzione nella mortalità infantile: i decessi dei bambini sotto i cinque anni sono scesi da 12,7 milioni all’anno nel 1990 a 5,9 milioni nel 2015. Sono ancora molti, troppi — 16.000 bimbi «under 5» se ne vanno, ogni giorno; quasi la metà nei primi giorni di vita — in particolare nell’Africa sub-sahariana (1 bambino su 12), spesso priva delle infrastrutture sanitarie più elementari. L’obiettivo del Millennio — la riduzione di due terzi — non è ancora raggiunto e gli squilibri da un continente all’altro restano enormi — 254 bimbi ogni 1.000 nati muoiono in Angola, meno di 3 ogni 1.000 in Islanda o Norvegia — ma neppure i più ottimisti si aspettavano di conquistare questo -53%. «Dobbiamo riconoscere enormi progressi a livello globale», commenta Geeta Rao Gupta, vice-direttore di Unicef. Nonostante i bassi redditi, Paesi come Eritrea, Etiopia, Liberia, Malawi, Ruanda hanno raggiunto l’obiettivo dei due terzi. Il dossier Levels and trends in child mortalit y, lanciato insieme a Oms, Banca Mondiale e Undesa, elenca anche le cause scatenanti dei decessi in tenerissima età: polmonite, complicazioni del parto, nascite premature, diarrea, sepsi, malaria e, soprattutto, malnutrizione.

Anche in questo caso i trend statistici fanno ben sperare. Negli ultimi 25 anni — sostiene l’ultimo rapporto annuale della Fao — 216 milioni di persone non soffrono più la fame. Continuano ad avere lo stomaco vuoto o poco più in 795 milioni, la stragrande maggioranza (790) nei Paesi in via di sviluppo. E il fanalino di coda è sempre l’Africa sub-sahariana, da cui proviene buona parte dei migranti cosiddetti «economici» che arrivano sulle nostre coste in cerca di un futuro migliore: il 23% della popolazione in queste zone soffre di denutrizione, il tasso più alto al mondo. Ma «sono stati compiuti passi da gigante, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo» dichiarano gli autori del rapporto: 72 Paesi su 129 hanno raggiunto l’obiettivo di dimezzare il numero degli affamati. «Dobbiamo essere la generazione “Fame Zero”», ha concluso José Graziano De Silva, direttore generale della Fao.

Stanno un po’ meglio gli esseri umani e soffrono meno anche gli alberi, assicura la Fao. Il dossier Global Forest , pubblicato pochi giorni fa, svela che le foreste nel mondo continuano sì a ridursi — si sono persi circa 129 milioni di ettari, un’area grande quanto il Sudafrica — ma negli ultimi 25 anni il tasso di deforestazione globale netto si è ridotto di oltre il 50%, e aumentano le aree protette. Una tendenza «incoraggiante», non solo per il clima: il settore forestale contribuisce con circa 600 miliardi di dollari l’anno al Pil mondiale e dà lavoro a oltre 50 milioni di persone.

IL MILIARDO EMERGENTE

E ora, si va oltre. La nuova agenda per lo sviluppo e la sostenibilità indica 17 obiettivi ambiziosi — come «eliminare la fame e la povertà ovunque» — e universali. La sfida non riguarderà più soltanto i Paesi poveri del mondo, il cosiddetto «Sud globale», ma tutti gli Stati del pianeta saranno chiamati a «costruire società pacifiche, giuste e inclusive», entro il 2030. Due anni di lavori e negoziati hanno prodotto una dichiarazione di 29 pagine che il 23-25 settembre sarà adottata dall’Onu a New York. Steven Kotler, autore del saggio Abbondanza , ne è certo: «Guardando ai dati reali dobbiamo convincerci che l’umanità sta vivendo progressi straordinari. E gli esclusi stanno entrando da protagonisti sulla scena mondiale. Il “miliardo emergente” avvicinerà l’obiettivo non più inimmaginabile: l’abbondanza per tutti». Ma forse, prima, bisognerà fermare anche le guerre

http://sociale.corriere.it/lindice-della-speranza-mortalita-infantile-dimezzata-poverta-e-deforestazione-in-calo/

L’indice della speranza. Mortalità infantile dimezzata, povertà e deforestazione in calo

di 
Sara Gandolfi     <!––>

Corriere della Sera 10 settembre 2015

 

 

Un milione di bambini profughi fuggiti dal conflitto in Siria

GINEVRA – Il numero di bambini rifugiati fuggiti dal conflitto in Siria ha raggiunto venerdì la drammatica soglia del milione. Lo rivelano gli ultimi dati dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) e dall’Unicef resi noti a Ginevra.

Del milione di bambini e minorenni costretti a fuggire dal proprio Paese, circa i tre quarti, 740 mila, hanno meno di 11 anni, precisano le due agenzie specializzate delle Nazioni Unite. «Questo milionesimo bambino rifugiato non è solo un altro numero. È un vero bambino in carne ed ossa strappato alla sua casa, forse anche alla famiglia, di fronte a orrori che possiamo solo cominciare a capire», ha dichiarato il direttore generale dell’Unicef Anthony Lake denunciando il «fallimento della comunità internazionale» di fronte alle sue responsabilità. «Dobbiamo tutti condividere la vergogna», ha aggiunto.

 – Per l’Alto Commissario Unhcr Antonio Guterres, sono «in gioco la sopravvivenza ed il benessere di una generazione di innocenti». I giovani siriani «hanno perso la loro casa, i loro familiari ed il loro futuro. Anche dopo aver attraversato il confine verso la sicurezza, sono traumatizzati, depressi ed ha bisogno di un motivo di speranza», ha aggiunto. Secondo gli ultimi dati delle due agenzie specializzate delle Nazioni Unite, circa 3.500 bambini e minorenni siriani sono giunti in Giordania, Libano e Iraq non accompagnati o separati dalle loro famiglie e globalmente i minorenni costituiscono circa la metà dei due milioni di profughi fuggiti dalla guerra in Siria e giunti in Libano, Giordania, Turchia, Iraq ed Egitto. Sempre più spesso, i siriani approdano anche in Nord Africa e in Europa……

http://www.corriere.it/esteri/13_agosto_23/siria-un-milione-bambini-profughi_ac633be8-0ba9-11e3-b588-54889b555b59.shtml

L’invisibile violenza contro i bambini

La violenza contro i bambini è troppo spesso un fenomeno invisibile, non ascoltato e non denunciato, #ENDviolence è la campagna internazionale con cui l’UNICEF mira a sensibilizzare l’opinione pubblica, i media e i decisori politici sull’urgenza di misure idonee ad arginare le diverse dimensioni della violenza, degli abusi e dello sfruttamento che si consumano sulla pelle dei bambini, delle bambine e degli adolescenti. L’attore irlandese Liam Neeson, testimonial per l’UNICEF sin dal 1997 e Ambasciatore dell’organizzazione da marzo 2011, ha prestato voce e volto per lo spot di questa campagna. ….

La campagna di Unicef contro la violenza sui bambini

UNICEF

http://www.unicef.it/

Per il riconoscimento dello ius soli

L’impegno per la cittadinanza italiana ai bimbi stranieri non deve cadere. Questi bambini sono figli della nostra terra anche se ci portano un’origine e una storia differenti ma ci arricchiscono e con loro costruiremo un grande futuro». Il ministro della Cooperazione Andrea Riccardi rilancia l’impegno del governo per il riconoscimento del cosiddetto ius soli, ovvero la possibilità di acquisire la cittadinanza del nostro Paese per il semplice fatto di essere nati sul territorio italiano. Un diritto che altri stati già riconoscono ma che l’Italia ancora non concede. Motivo questo che spinge l’Unicef a prendere posizione e a lanciare una campagna massiccia per far sì che Comuni e altri enti riconoscano fin da subito quantomeno una cittadinanza onoraria ai bambini nati entro i confini italiani da cittadini di altre nazionalità….

Quasi un milione di minorenni di origine straniera vive in Italia e di questi più di 500 mila sono nati nel nostro Paese – sottolinea Giacomo Guerrera, presidente dell’Unicef Italia -. Per questo motivo abbiamo deciso di richiamare l’attenzione sull’uguaglianza dei diritti di tutti i minorenni e la non discriminazione dei bambini e degli adolescenti di origine straniera che sono tra noi». Il governo, dal canto suo, sembra non volersi tirare indietro, anche se una nuova legge non sembra ancora alle viste: «Gli stranieri non sono un problema umanitario ma sono un aiuto per la crescita – ha evidenziato ancora il ministro Riccardi, presente al lancio della campagna -. Questo non dipende dal governo ma dal parlamento, la palla quindi passa alla prossima legislatura».

Attualmente la normativa prevede che il minorenne che nasca in Italia da cittadini residenti ma non cittadini divenga titolare di permesso di soggiorno temporaneo che deve essere rinnovato dai famigliari fino alla maggiore età e questo in contrasto con la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia, recepita dalla legislazione italiana.

http://www.corriere.it/cronache/12_novembre_15/unicef-campagna-cittadinanza-bambini-stranieri_7c87a1ea-2f2f-11e2-8b0e-23b645a7417c.shtml