Sul Pil l’incognita dei «ponti» troppo lunghi

Che ieri in molti abbiano fatto ponte è stato facile accorgersene, almeno nelle grandi città: attività rallentata, poco traffico, molto turismo. Qualcuno il ponte lo allungherà addirittura fino a lunedì primo maggio, mettendosi in ferie mercoledì, giovedì e venerdì. Il ponte dei record corona un anno, il 2017, che sulla carta ne offre molti. Facciamo un rapido elenco: il 6 gennaio, la Befana, è capitato di venerdì; il 25 aprile, appunto, di martedì; il primo maggio sarà un lunedì; il 2 giugno un venerdì; il 29 giugno (San Pietro e Paolo, patroni di Roma) un giovedì; il 15 agosto un martedì; il primo novembre un mercoledì; il 7 dicembre (Sant’Ambrogio, patrono di Milano) un giovedì; l’8 dicembre un venerdì; Natale capiterà di lunedì e così il primo gennaio 2018. Una concatenazione niente male per chi può programmare lunghi week end. Fin qui la buona notizia. Ma l’anno dei ponti avrà effetti negativi sull’economia?

Il governo, nel Def, il Documento di economia e finanza, ha corretto al rialzo le precedenti stime del prodotto interno lordo, prevedendo una crescita dell’1,1% (contro l’1% precedente). Una bella scommessa, considerando che il 2017 avrà già da calendario due giorni lavorativi in meno rispetto al 2016: l’anno scorso, infatti, il primo maggio e Natale erano capitati di domenica. Ora bisogna tener conto che bastano circa tre giorni lavorati in più o in meno a determinare una corrispondente variazione del Pil di 0,1 punti.È questa, in parole povere, la correzione applicata dall’Istat quando tiene conto appunto degli effetti del calendario sull’andamento del Pil trimestrale. Tale correzione invece non viene applicata al dato medio annuale, che è quello che conta. E del resto è giusto che sia così, perché deve restituire la fotografia puntuale dell’anno, con i giorni effettivamente lavorati. Nessuna correzione, inoltre, è prevista in relazione ai ponti perché, spiegano all’Istat, nonostante siano stati fatti studi e approfondimenti anche al livello internazionale, non si è giunti a conclusioni univoche. Bisogna infatti considerare diversi fattori. Durante il ponte alcune attività si fermano o rallentano ma altre subiscono un forte incremento, dal turismo alla ristorazione. Per esempio, in questi giorni, secondo il centro studi di Confesercenti, si sono spostati per vacanza circa 8 milioni di italiani. Inoltre, almeno per quanto riguarda il lavoro dipendente, chi consuma le ferie durante il ponte ne avrà di meno nel resto dell’anno. «Grossomodo i pro e i contro ai fini della crescita si compensano e gli effetti sono minimi», dice Luca Paolazzi, direttore del Centro studi di Confindustria. «L’impatto del ponte me lo aspetto sulla produzione di aprile, ma poi a maggio ci sarà un rimbalzo – aggiunge Fedele De Novellis del centro ricerche Ref -. Il ponte determinerà cioè instabilità sui dati mensili o trimestrali, ma sull’intero anno non mi aspetto un effetto significativo». Tranchant infine Andrea Goldstein di Nomisma: «In Francia ne fanno il doppio di ponti! Non dobbiamo preoccuparci tanto di questo. Mi preoccuperei piuttosto se qualcuno usasse questo argomento per giustificare la bassa crescita dell’Italia». Dove sono altri i fattori decisivi. Non demonizziamo i ponti record del 2017 quindi, anche se certo non autorizzano facili ottimismi sul Pil.

ENRICO MARRO

Corriere della Sera, 25 aprile 2017


http://www.corriere.it/economia/17_aprile_24/sul-pil-l-incognita-ponti-troppo-lunghi-b4dda98c-292a-11e7-a532-a1780cddea55.shtml

I compiti a Natale? Non servono a niente

Mi raccomando, avete più di venti giorni di ferie, cercate di recuperare!». Non so quante volte i professori c’hanno detto questa frase. C’hanno detto?…..

C’è l’antivigilia, con quel clima spensierato: che facciamo quest’anno per il cenone? Il pesce dove lo prendiamo? Sono pensieri che occupano la mente. Poi la vigilia e niente, a Caserta (ancora oggi ci torno) si passeggia su e giù per via Mazzini e il Corso, ci si abbraccia, baci, commenti, si entra nei negozi, si beve una cosa, insomma non si desidera pensare ai compiti. Poi Natale, Santo Stefano.

E’ vero il 27 si dovrebbe riprendere,tuttavia è un giorno ingannevole. Pensi, c’è ancora il 28, il 29 e il 30. Poi la settimana dell’Epifania. Quindi dici e a te stesso -anche perché sei un po’ nauseato da dolci e affini – domani recupero…….

http://www.corriere.it/scuola/13_dicembre_19/i-compiti-natale-non-servono-niente-dc84f7a0-6af2-11e3-b22c-371c0c3b83cf.shtml