Catene di produzione del valore

…… Qualsiasi bene o servizio un’impresa produca, è ormai raro che se lo produca per intero da sola. La maggior parte dei componenti arriva da altre imprese. Innumeri prodotti, dai gamberetti alle camicie, percorrono migliaia di chilometri in aereo o per nave prima di arrivare nei nostri negozi. Un piccolo elettrodomestico da cinquanta euro, assemblato da ultimo da una casa italiana per essere venduto nei supermercati, capita sia costituito di un centinaio di pezzi provenienti da dieci paesi diversi. In tali complicatissime “catene di produzione del valore” come sono chiamate, interamente fondate sull’informatica, può avvenire di tutto. Che un componente ritardi; che non sia quello giusto; sia guasto; abbia cambiato di prezzo rispetto al contratto; richieda macchinari non previsti per essere rifinito o assemblato; ecc. Tutti questi inconvenienti incidono ovviamente sulla produttività dell’impresa finale. E non sono l’ultimo motivo per cui la produttività del lavoro aumenta annualmente dello zero virgola nelle imprese italiane. …..
Estratto da:
Quei lavoratori poveri
Luciano Gallino

18/11/2014

Repubblica
http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/nazionale/quei-lavoratori-poveri.flc

Una banconota da 100 trilioni di dollari

Nemmeno Zio Paperone può vantare nel suo portafogli una banconota simile, vale a dire da cento trilioni di dollari. E’ il biglietto che circolava nello Zimbabwe nel 2008, nel periodo dell’iperinflazione (nel luglio di quell’anno era al 231,150,888.87%), che in realtà valeva soltanto 10 dollari. Ora è in vendita su Amazon, al modico prezzo di un dollaro e trenta centesimi (statunitensi). Una piccola somma per sentirsi incredibilmente ricchi.

http://www.repubblica.it/esteri/2013/05/16/foto/la_banconota_da_cento_trilioni_di_dollari-58918104/#1

Nonni in difficoltà. Giù il potere d’acquisto delle pensioni

pensionato_01Potere d’acquisto delle pensioni in caduta libera: in 15 anni è diminuito del 33%. Nello stesso arco temporale il valore di una pensione media è sceso del 5,1%. A rilevarlo è lo Spi-Cgil, che parla di un «crollo vertiginoso» del reddito da pensione rispetto all’andamento dell’economia reale. Mentre tasse e tariffe aumentano sempre più: nel 2013 saranno «alle stelle» e incideranno sui pensionati per 2.064 euro a testa, il 20% in più sul 2012.

Se la perdita nel periodo 1996-2011 risulta già pesante, non è in fase di arresto. Anzi, i dati sul potere d’acquisto delle pensioni sono infatti destinati a peggiorare per effetto del blocco della rivalutazione annuale introdotto con la riforma Fornero (su quelle superiori a tre volte il minimo, poco sopra i 1.400 euro lordi), che – torna ad evidenziare il sindacato dei pensionati della Cgil – toglie mediamente 1.135 euro nel biennio 2012-2013 a 6 milioni di pensionati. Così un pensionato con un assegno di circa 1.200 euro netti ha perso 28 euro al mese nel 2012 e nel 2013 ne perderà 60, mentre chi percepisce una pensione di circa 1.400 euro netti ha perso 37 euro al mese nel 2012 e ne perderà 78 nel 2013

http://www.corriere.it/cronache/13_febbraio_16/pensioni-crollo-potere-acquisto_84006a5a-7819-11e2-add6-217507545733.shtml