Chi lavora per Babbo Natale….

babbiOgni giorno macinano centinaia di chilometri, spostano tonnellate di merci in partenza e in arrivo. Bancali, scatoloni e pacchi seguono il flusso del mercato: dal produttore al consumatore, per finire la corsa sotto gli alberi addobbati di migliaia di famiglie. A fare il lavoro sporco sono le braccia invisibili della logistica, sono gli “schiavi di Babbo Natale”, quelli che in questo mese di massimo sforzo assicurano che elettrodomestici, libri e vestiti arrivino nei negozi o direttamente a casa. Il subappalto a lavoratori di serie B senza regole è diventato la normalità ma raggiunge il suo massimo a dicembre, quando gli ordini schizzano e la richiesta di facchini e autisti inverte il trend della disoccupazione dilagante. Perfino le lettere e i biglietti di auguri non sono immuni dallo sfruttamento. Operai romeni, tunisini, marocchini, egiziani, pachistani, cinesi sono la manodopera che carica, scarica, trasporta interi container con paghe basse e ritmi forsennati. Spesso inseriti in cooperative fittizie a cui le imprese di questo settore affidano le consegne. «Nate nel Novecento come simbolo della partecipazione le coop sono diventate il simbolo dello sfruttamento» sostiene Domenico Tambasco, avvocato specializzato in diritto del lavoro: «Aperte e chiuse nel giro di una notte sono tombe fiscali dove non esiste l’articolo 18 e non c’è nessuna garanzia per i debiti accumulati». Offrono prezzi stracciati e tanta flessibilità in cambio di nessun diritto. Il comparto della logistica comprende 460mila addetti e fattura 200 miliardi di euro l’anno, rappresenta il 13 per cento del Pil nazionale ma è ancora fermo al Medioevo del rispetto delle regole: buste paga fasulle, lavoratori in nero, evasione di contributi, sfruttamento, soprusi, corruzione, negazione di diritti elementari…….

LA MARATONA QUOTIDIANA DI AMAZON
Amazon è il più grande rivenditore su Internet. Iniziò come libreria online, ma presto allargò la gamma dei prodotti venduti e acquistati a Dvd, musica, software, videogiochi. Oggi sul sito si possono trovare abbigliamento, mobili, orologi, gioielli e perfino accessori per auto e moto. «Tu vendi il prodotto, noi lo spediamo» la formula del colosso americano che in Italia ha aperto nel 2011 a Castel San Giovanni (Piacenza) il suo centro di distribuzione. Su 25 mila metri quadrati di superficie lavorano oltre 300 dipendenti. I problemi però non mancano: contratti interinali, ingresso vietato ai sindacati e una corsa quotidiana da 20-25 chilometri per gli addetti alle spedizioni. Per ogni turno si sposta merce da uno scaffale all’altro con lunghezze da maratona. «In magazzino hai 33 secondi per concludere un ordine», racconta Giuliano Zuavi della Filcams-Cgil di Piacenza: «Tempi rigidamente contingentati attraverso un dispositivo dove arriva l’ordine di spedizione. È massacrante: se ci metti più secondi vai in debito e nell’ordine successivo devi recuperare. Costringono le persone alle corsa». Anche per fare pipì bisogna chiedere il permesso al tutor che ti scorta in bagno. Ecco le giornate da prima rivoluzione industriale: con la distanza coperta in un mese da qui si potrebbe arrivare a Roma, percorrendo 550 chilometri.

«Come molte altre aziende abbiamo delle aspettative rispetto alla produttività. I target sono fissati con obiettività in base ai livelli delle prestazioni raggiunti precedentemente dalle nostre migliaia di dipendenti» è la spiegazione di Stefano Perego, capo di Amazon Italia Logistica. Altro punto dolente sono i contratti interinali, una o due settimane, fino a scegliere i dipendenti più resistenti. Secondo i sindacati solo uno su venti riesce a sopportare questi ritmi. ….

http://espresso.repubblica.it/inchieste/2013/12/17/news/gli-schiavi-di-babbo-natale-1.146328

Consumi alimentari polarizzati

commercio-prodotti-alimentari-scaduti[1]Più pasta, perché un piatto di spaghetti costa poco e risolve il  pranzo. Meno carne e meno salumi, meno frutta e meno pesce, perché chi li infila  nel carrello vede inesorabilmente lievitare lo scontrino. Qualche dolcetto e un  po’ di cioccolato in più: visti i tempi duri, bisogna pur consolarsi. La crisi  ha cambiato la spesa degli italiani, li ha costretti a modificare abitudini  ormai consolidate, a rinnovare il paniere dei beni da consumare e a rivedere le  modalità d’acquisto. Il taglio della quantità è stato netto: lo segnala uno  studio di Federalimentare che fa notare come negli ultimi cinque anni dispense e  frigoriferi siano diventati decisamente più “leggeri”: meno 10 per cento negli  acquisti, corrispondenti, in termini di valore a 20 miliardi di euro.  Meno 3 per cento e meno 7 miliardi solo negli ultimi dodici mesi.
Addio, quindi a carrelli strapieni simbolo di diffuso benessere. Ora la spesa  viene centellinata e la composizione del pasto ne risente. Ne risente anche la  “produzione” di rifiuti, visto che siamo passati da una quota di sprechi del  25-30 per cento sugli alimentari acquistati, ad un ridotto 7 per cento (dovuto,   E’ diminuito, per  esempio, il consumo di carne – prodotto considerato meno economico – …. Sono  calati gli acquisti di latticini, pesce, salumi, olio, frutta fresca e biscotti:  in tempi di crisi sono percepiti come prodotti di lusso, da tagliare se è il  caso. Si bada all’essenziale: è aumentato il consumo di pasta …. perché considerato un alimento che permette di risolvere un pasto con  poca spesa. Ma è in crescita anche la vendita di cioccolato e gelato in virtù  della loro indubbia capacità consolatoria generalmente, al veloce deperimento di frutta e verdura)…

La crisi,…ha polarizzato i consumi: è aumentata sia la vendita  dei prodotti di primo prezzo, sia quella dei prodotti di alta qualità, ma  l’acquisto di tutto ciò che sta nel mezzo è diminuito. Sembra destinata a  svanire anche l’abitudine della spesa settimanale all’ipermercato: riempire  molto il carrello aumenta il rischio di spreco. Per evitare di comperare troppo  si sceglie il negozio di prossimità: la spesa si fa, con sobrietà, tutti i  giorni sotto casa.

Grafico: le famiglie cambiano abitudini

http://www.repubblica.it/economia/2013/03/17/news/cinque_anni_di_crisi_a_tavola_diminuiscono_carne_pesce_e_sprechi-54763237/?ref=HREC2-5

Zainetti antiproiettile per i bimbi Usa

zainoBambini a scuola con la zainetto antiproiettile. Succedeva già prima della strage di Newtown, ma adesso sta diventando un fenomeno nazionale in America. Triste, ma logico, per i genitori terrorizzati dalle sparatorie che continuano a ripetersi nelle aule di tutto il paese. Elmar Uy è il vice presidente di una compagnia del Massachusetts che si chiama BulletBlocker. In sostanza fa due prodotti: lo zainetto antiproiettile, che ha all’interno una corazza capace di fermare i colpi di una calibro 9 o di una 44 Magnum, e lo scudo portatile, che si può inserire dentro qualunque tipo di borsa, compresa quella per trasportare il computer.  

 Venerdì scorso Elmar stava controllando i numeri delle vendite, e ha notato una strana impennata: «Nell’arco di una giornata, c’era stato un incremento del 500% dei pezzi richiesti. All’inizio ho pensato che si trattasse di un errore, e ho controllato il computer per essere sicuro che non fosse rotto. Tutto sembrava in ordine. A quel punto ho acceso la televisione, e ho visto le immagini della tragedia sulla Cnn. La notizia si era appena diffusa, e già i genitori di molti bambini erano corsi sul nostro sito internet per ordinare gli zainetti». ….

Uno zainetto antiproiettile della BulletBlocker costa 199,99 dollari, mentre uno scudo si compra con 175 dollari. In termini di peso, avere la corazza è come aggiungere una bottiglia d’acqua al carico dei libri. Lo zainetto naturalmente protegge la schiena quando si porta sulle spalle, ma togliendolo può essere usato come un vero scudo per tutto il corpo. …… 

http://www.lastampa.it/2012/12/21/esteri/zainetti-antiproiettile-per-bambini-in-america-il-triste-record-di-vendite-COSURK96Xv2EiVBvfiivHP/pagina.html