La disuguaglianza della giustizia

prokesLa Giustizia è un treno a vapore. Ma non tutte le tratte ferroviarie sono lente, non tutti i convogli procedono a passo di lumaca. Dipende dai macchinisti, dipende inoltre dai binari: come mostra l’analisi dei dati pubblicata oggi su questo giornale, la velocità dei tribunali cambia notevolmente da un angolo all’altro del nostro territorio. E alle deficienze s’accompagnano, talvolta, le eccellenze. Solo che gli italiani non lo sanno, non conoscono le performance dei diversi uffici giudiziari.

È un paradosso, giacché nella società online siamo tutti nudi come pesci. Un clic in Rete e puoi scoprire usi e costumi del tuo vicino di casa, del collega d’ufficio, del compagno di banco. Sono nude anche le amministrazioni pubbliche, da quando un profluvio di decreti ha reso obbligatoria l'”Amministrazione trasparente”: quanto guadagna il Capo di gabinetto e dov’è situato il gabinetto, nulla più sfugge ai controlli occhiuti dell’utente. Anzi: il “decreto Trasparenza” del ministro Madia ha appena introdotto l’istituto dell’accesso civico, permettendo a ciascun cittadino d’accedere – senza alcun onere di motivazione – ai dati in possesso delle amministrazioni locali e nazionali, dal comune di Roccacannuccia alla presidenza del Consiglio.

Sennonché troppe informazioni equivalgono di fatto a nessuna informazione. Dal pieno nasce il vuoto, come mostra la condizione del diritto nella patria del diritto: migliaia di leggi, migliaia di regole che si contraddicono a vicenda, sicché in ultimo ciascuno fa come gli pare. Anche l’eccesso di notizie offusca le notizie, le sommerge in una colata lavica. E spesso ci impedisce di trovare l’essenziale, l’informazione di cui abbiamo bisogno per davvero. Quando c’è, naturalmente. Perché talvolta manca proprio l’essenziale.

Un esempio? La giustizia, per l’appunto. Grande malata delle nostre istituzioni, su cui s’addensa – di nuovo – un fiume di libri, analisi, commenti. Per lo più autoreferenziali, come i temi su cui discetta la politica: di qua la separazione delle carriere fra giudici e pm, oppure i tempi della prescrizione; di là un estenuante contenzioso sulla legge elettorale. Ma è davvero questo che interessa ai cittadini? Un bel saggio appena pubblicato dal Mulino (Daniela Piana, Uguale per tutti?, 226 pagg., 20 euro) rovescia l’usuale prospettiva. L’eguaglianza davanti alla legge – osserva infatti la sua autrice – è il caposaldo dello Stato di diritto. Ne discende, a mo’ di corollario, che l’applicazione delle leggi sia sempre impersonale, dunque garantita da giudici obiettivi e indipendenti, senza oscillazioni, senza asimmetrie fra i tribunali. Ma non è così, non è questa la norma. Perché, di fatto, in Italia vige una forte diseguaglianza nell’accesso alla giustizia, nelle opportunità di tutela dei diritti. Dipende dalla discontinuità del nostro territorio, dalla forbice socio-economica che divide Mezzogiorno e Settentrione. Dipende da storture organizzative ma altresì comunicative, psicologiche.

Insomma, non basta misurare l’universo normativo per misurare la giustizia. Conta piuttosto la percezione dei cittadini, che a sua volta deriva da fattori extragiuridici, esterni alla dimensione del diritto. Quanto sia complicato, per esempio, raggiungere i tribunali, orientarsi al loro interno, prelevarne documenti. Come tradurli nella lingua che parliamo tutti i giorni. Il costo d’ogni causa. La percentuale di successo dei diversi avvocati che operano nello stesso territorio. Quando verrà fissata l’udienza per una procedura di divorzio o per il recupero d’un credito. Quale sia la probabilità di soccombere in una controversia civile, rispetto alle statistiche di quel particolare ufficio giudiziario. I tempi dei processi del lavoro, delle liti condominiali, delle cause di sfratto. Sono queste le informazioni essenziali, è questo che interessa al cittadino prima di bussare al portone della legge. Se non so come funziona il tribunale della mia città, non potrò avvalermene per tutelare i miei diritti. Oppure dovrò farlo al buio, tirando in aria i dadi.

Da qui una richiesta, anzi un’ingiunzione in carta bollata: fateci sapere. Scrivete tutti questi dati sui siti web dei tribunali, cancellando il sovrappiù che genera soltanto confusione. O lo fate già? Magari ci siamo un po’ distratti, meglio controllare. Con un’indagine a campione fra tre tribunali di provincia, al Sud, al Centro, al Nord. Messina: che bello, qui c’è un link su “Amministrazione trasparente”. Ci guardi dentro, però trovi soltanto l’indice di tempestività dei pagamenti ai fornitori. Meglio che niente, ma per te che non sai ancora se intentare causa è niente. Rieti: l’immagine d’un edificio anonimo, qualche sommaria informazione. In compenso tutti i dettagli sulla festività del Santo Patrono. Parma: niente anche qui, tranne una carrellata d’udienze rinviate. E un servizio indispensabile: il Servizio di anticamera del Presidente del Tribunale.

A questo punto blocchi il mouse, però prima d’arrenderti non rinunci a visitare il sito del palazzo di giustizia più famoso: Milano. Più che un tribunale, un tempio, dove la seconda Repubblica (con Tangentopoli) ricevette il suo battesimo. Strano, proprio lì manca una foto del palazzo, che resta perciò invisibile ai fedeli. Tuttavia c’è una lieta sorpresa: il link con tutte le tabelle sugli arretrati del tribunale milanese, nonché sulle politiche intraprese per smaltirli.
Peccato che i dati siano fermi al 2010, quando al governo c’era ancora Berlusconi, quando il papa si chiamava Benedetto XVI. Ma dopotutto si tratta d’un esercizio di coerenza: nella giustizia italiana è in arretrato pure l’arretrato.

Michele Ainis

La Repubblica, 22 luglio 2016

http://www.repubblica.it/politica/2016/07/22/news/la_diseguaglianza_della_giustizia-144649367/?ref=HRER2-2

Mercato saturo per gli smart phones

Block%20of%20Androids_6[1] Il mercato degli “smart phones” sembra avere raggiunto il picco e da più parti ha iniziato a declinare, spingendo i giganti del settore verso una nuova strategia: telefonini “intelligenti” ma più economici, apparecchi da indossare come gli “smart watches”, servizi di interconnessione migliori con tivù e web, accessori. Il fatto è che, perlomeno in Occidente, tutti quelli che desideravano possedere uno “smart phone” ormai ne hanno uno e le possibili innovazioni tecnologiche sono a questo punto limitate, non creando più la necessità di sostituire immediatamente un vecchio modello con un nuovo. Ciò richiede un cambio di strategia, in particolare da parte delle grandi aziende della telefonia mobile come Apple e Samsung.

A segnalare il trend è un rapporto della Idc, una società di analisi di mercato, citato stamane dal Financial Times. L’indagine illustra che il mercato degli “smart phones” è saturo: quest’anno ha toccato l’apice e ha cominciato a scendere in Corea del Sud e Giappone, mentre le vendite stanno rallentando anche in Europa e Stati Uniti. L’attenzione delle aziende si sposta così dalle economie avanzate a quelle emergenti, dove ci sono ancora ampi margini di crescita: nel 2018 la Cina rappresenterà da sola un terzo delle vendite mondiali di “telefonini intelligenti”, le forniture a India, Indonesia e Cina raddoppieranno entro la stessa data, in Africa si prevede che fra quattro anni ci saranno un miliardo di telefonini, due volte quanti ce ne sono oggi.

Tuttavia, nota il quotidiano della City, questi mercati privilegiano modelli di “smart phone” a basso costo, che offrono funzioni simili a quelle di iPhone e Galaxy, i leader del settore, ma a un prezzo molto più contenuto. Ecco quindi che Apple, Samsung o Nokia si trovano a competere nei paesi in via di sviluppo con marche minori o sono costrette a puntare sui propri modelli più economici. Lo stesso discorso vale per la quota di utenti occidentali che non vogliono o non hanno bisogno di uno “smart phone”, ma finiscono per comprarlo perché non ci sono più molte alternative sul mercato: anche a loro basta un apparecchio che abbia un buon design, una buona funzione di macchina fotografica o videocamera e che costi la metà o un terzo rispetto ai modelli più sofisticati.

Per supplire alla saturazione nella fascia più alta di consumatori, dunque, le aziende puntano da un lato alla crescita nei mercati emergenti con modelli economici e dall’altro a offrire servizi e accessori migliori e più ricchi a chi possiede già uno “smart phone” di alta qualità. E in questo campo acquistano grande importanza gli “smart watch”, il nuovo passo avanti tecnologico, apparecchi “indossabili” come un orologio che fanno più o meno tutto quello che può fare un telefonino. E pensare che una volta non cambiavamo mai, per decenni, neppure il telefono fisso di casa, eppure il mondo funzionava lo stesso!

 

http://www.repubblica.it/economia/2014/06/17/news/mercato_smartphone_apple_samsung-89203609/

Operazione trasparenza alla Camera

Prosegue «l’operazione trasparenza» della Camera dei deputati. Da oggi sono online i dati sulle misure di riduzione delle spese per 8,5 milioni di euro già adottate in questa legislatura. Il documento è in un’apposita sezione del sito dove i cittadini possono consultare anche bilancio, bandi di gara, spese dell’istituzione ed emolumenti.

http://www.corriere.it/politica/13_maggio_27/camera-trasparenza-online-tagli-legislatura-8-milioni_664e2f3e-c6bf-11e2-91df-63d1aefa93a2.shtml